La teologia del corpo secondo Giovanni Paolo II

Convegno Internazionale all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

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ROMA, giovedì, 3 novembre 2011 (ZENIT.org) - Nei giorni 9-11 novembre si terrà a Roma un Convegno Internazionale sulla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II organizzato dalle facoltà di Teologia, di Filosofia e di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma (APRA).

Per conoscerne i contenuti e le finalità ZENIT ha intervistato uno degli ideatori e promotori del convegno, Padre Pedro Barrajón, L.C., Rettore dell’APRA.

Perché un convegno sulla Teologia del Corpo?

Barrajón: Questo convegno risponde a un mio desiderio che procede da molto tempo addietro. Otto anni fa ho preparato un corso di Licenza in Teologia sul tema Visione cristiana del corpo dove prendevo buona parte del materiale delle famose catechesi di Giovanni Paolo II sull’amore umano. Poi ho riproposto questo corso a studenti di bioetica e ho visto in tutti un grande interesse sul tema e sul modo di affrontare Giovanni Paolo II la questione dell’amore umano e del corpo. Per cui avevo pensato da tempo che sarebbe stato interesante organizzare a Roma un congresso internazionale dove si potesse raccogliere meglio l’eredità di Giovanni Paolo II in questo ambito. Questa mia idea la ho condivisa con i decani delle tre facoltà dell’Ateneo e con il Preside e il Coordinatore del Centro Studi del nostro Ateneo e ho trovato un totale appoggio da parte loro. Abbiamo preso l’occasione della beatificazione di Giovanni  Paolo II per organizzarlo nello stesso anno.

Quale è secondo lei la novità del contributo di Giovanni Paolo II?

Barrajón: Giovanni Paolo II, come ben sappiamo, era un uomo a cui il Signore aveva dato grandi talenti. Uno di essi era aver capito ciò che il concilio aveva chiamato, citando una frase di Gesù nel Vangelo, “i segni dei tempi”. Egli sentiva il bisogno di riproporre in modo nuovo la dottrina cattolica sull’amore umano che è strettamente legata alla teologia del corpo. Avendo avuto una notevole esperienza pastorale con le famiglie, nell’insegnamento dell’etica all’università, aveva potuto poi rifletterne lasciando scritti di unica finezza come Amore e responsabilità. Egli ha potuto guardare la teologia del corpo sotto ciò che egli chiama l’ermeneutica del dono, ha guardato la realtà come dono assoluto di Dio e sotto questa prospettiva della donazione considerare anche il valore del proprio corpo nell’alleanza matrimoniale.

Per alcune persone, queste catechesi sono molto difficili da leggere e da capire? Perché questa difficoltà e come superarla?

Barrajón: In effetti non è un linguaggio semplice. Ricordo bene che quando Giovanni  Paolo II diede inizio a queste catechesi io ero studente di filosofia a Roma all’Università Gregoriana. Veramente all’epoca io non me ne interessai affatto perché anche io le capivo bene. Ma dopo alcuni anni, una lettura d’insieme e con più formazione filosofica e teologia, le grandi intuizioni del Papa furono per me una grande rivelazione che servirono non soltanto per l’insegnamento ma per la pastorale. Per capirle meglio io raccomanderei qualche introduzione fatta da una persona competente o da qualche libro - adesso ce ne sono tanti - che possano dare una visione sintetica e spiegare i concetti portanti. Poi è interessante capire sin all’inizio il metodo proprio che Giovanni Paolo II seguì in queste catechesi.

Quale è questo la metodologia specifica dell’approccio del Papa?

Barrajón: Il Papa parte dalle parole del Vangelo, specialmente le parole di Cristo e cerca di capirle, inserendole in un contesto amplio dove emerge la profonda unità tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Queste parole sono poi interpretate alla luce della ragione ma anche dell’esperienza oggettiva. E qui entra, in un certo senso, il metodo fenomenologico che il Papa aveva studiato in autori come Max Scheler, usato come metodo - non come fine - per capire ciò che è essenziale all’essere umano, capace di esprimere e di dare amore, capace di essere vivere la vita che gli è stata donata come un supremo dono che egli deve a sua volta donare.

Come è organizzato il Convegno?

Barrajón: Il Convegno dura tre giorni. Il primo è un incontro dei partecipanti con il Santo Padre nell’udienza del mercoledì. La sera del primo giorno abbiamo un primo incontro soltanto i relatori per fare conoscenza diretta delle persone che interverranno e per ascoltare una relazione del prof. Michael Walstein, grande esperto in materia, il quale ci presentare una panoramica generale della situazione attuale della teologia del corpo. Il primo giorno, nel mattino, si tratteranno aspetti generali sul tema. Nel pomeriggio ci sono tre percorsi, uno più filosofico,un altro più teologico e una presentazione di papers. Poi ci sono testimonianze di esperienze pastorali fatte in diversi paesi (USA, Italia, Spagna, Austria, Francia, Irlanda, Canada, Messico…). Nel secondo giorno, durante il mattino ci sono aspetti più pastorali come l’impatto della teologia del corpo nella evangelizzazione o il corpo sofferente. Di pomeriggio ci sono due altri percorsi,  uno bioetico e l’altro pastorale. Finalmente si conclude con alcuni interventi che vanno nella direzione di capire quale può essere il futuro per la teologia del corpo nella Chiesa e nella società.

Nel programma del Convegno c’è anche l’intervento di Christopher West, la cui figura è controversa negli Stati Uniti per alcune sue spiegazioni e interpretazioni peculiari sulla teologia del corpo…

Barrajón: Sì, sarà presente Christopher West. Farà una relazione e poi anche una presentazione che ha avuto successo negli Stati Uniti sulla teologia del corpo chiamata Fill our Hearts. So che alcune sue espressioni hanno causato negli Stati Uniti una vivace polemica mediatica negli ambienti cattolici. Dall’altra parte so anche che egli ha affermato che è disposto a rivedere certe sue posizioni, se fosse necessario. Ma è anche indubbio il grande bene che ha fatto e che fa con i suoi libri e le sue conferenze. Noi l’abbiamo invitato perché crediamo che convegni come questi possono servire a tutti per confrontare le diverse posizioni, chiarirle se fosse necessario, è dialogare in spirito di ascolto reciproco.

Abbiamo visto molti relatori del  vostro Ateneo.


Barrajón: Più meno la metà dei relatori sono docenti nel nostro Ateneo. Abbiamo voluto che i nostri professori contribuissero all’approfondimento del pensiero del Papa Giovanni Paolo II sulla teologia del corpo. Perciò alcuni dei nostri professori delle tre facoltà. Di teologia i Padri Thomas Williams, Giovanni Boer, Georges Woodall, P. Paolo Scarafoni e io stesso anche faccio una relazione introduttiva. Della facoltà di filosofia partecipano il José Antonio Izquierdo Labeaga e il Prof. Guido Traversa; della facoltà di bioetica, il decano, P. Gonzalo Miranda, P. Joseph Tham e la prof. ssa Giorgia Brambilla.

E gli altri, da quali Paesi provengono?

Barrajón: Abbiamo invitato ad un gruppo di relatori americani, dove la teologia del corpo è molto sviluppata: oltre a Michael Waldstein, verrà anche Christopher West, che avrà una presentazione speciale sul tema intitolata Fill our Hearts, Janet Smith, Katrina Zeno, P. Walter Schu, Dalla Francia vengono Mons. Jean Lafitte, Segretario della Pontificia Accademia per la Vita, don Pascal Ide, Xavier Lacroix e Yves Semen. Dalla Spagna, P. Ramón Lucas, docente di filosofia alla Gregoriana a anche al nostro Ateneo. L’on. Rocco Buttiglione, autore di un eccellente libro sulla filosofia di Karol Wojtyla, il prof. Mario Morcellini, preside della facoltà di sociologia dell’università La Sapienza di Roma e  la prof.ssa. Michaëla Liuccio della stessa facoltà, la prof.ssa Ales Belo, già decano di filosofia dell’università Lateranense e don Manlio Sodi, professore di Liturgia all’università Salesiana di Roma procedono dall’Italia. Polacco è Mons. Sygmund Zymonsky, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria. Dalla Cina partecipa Mons. Savio Hon, Segretario della Pontificia Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e dalla Germania, la prof. ssa Yvonne Dohna, docente di storia dell’arte all’università Gregoriana.


Quali sono i frutti che vi aspettate da questo Convegno?

Barrajón: Innanzi tutto fare il punto della situazione sullo stato della teologia del corpo, della sua comprensione e presentazione dopo più di trenta anni della sua apparizione e in questo anno della beatificazione del suo creatore, Giovanni Paolo II. Il fatto di poter dialogare tra esponenti provenienti di diversi ambiti e esperienze, confrontare diverse interpretazioni teologiche e pastorali è già un frutto importante. Mi auguro che il Convegno rafforzi le esperienze positive pastorali, aiuti ad approfondire la teologia dell’amore e l’antropologia cristiana e a mettere sempre di più la teologia del corpo al servizio della nuova evangelizzazione, della diffusione della fede e della pastorale matrimoniale e familiare.


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