La testimonianza di un Padre Conciliare

Il 97enne monsignor Felice Leonardo racconta: "Al Vaticano II, quando non sapevo come votare, la notte non prendevo sonno!"

| 1200 hits

di Luca Marcolivio

ROMA, venerdì, 12 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Monsignor Felice Leonardo è uno dei quattro vescovi italiani ancora viventi, che hanno partecipato al Concilio Vaticano II. Ormai 97enne, monsignor Leonardo, vescovo emerito di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, è il più anziano dei presuli che hanno partecipato ieri alla solenne celebrazione eucaristica in San Pietro in occasione dei 50 anni dall’apertura del Concilio.

Nato a Pietramelara (CE) il 9 marzo 1915, Felice Leonardo è entrato nel seminario interdiocesano di Calvi e Teano all’età di 11 anni, ed è stato ordinato sacerdote nel 1938. È stato il fondatore ed assistente diocesano delle ACLI nella sua diocesi.

Poche settimane fa monsignor Felice Leonardo ha festeggiato il suo 55° anniversario della Consacrazione Episcopale, avvenuta il 29 settembre 1957, nella cattedrale di Teano.

Zenit ha incontrato l’anziano presule, poco prima dell’udienza che papa Benedetto XVI ha concesso stamattina ai Padri Conciliari ancora viventi, ai Patriarchi delle Chiese Orientali e ai presidenti delle Conferenze Episcopali.

Onoratissimo di aver ricevuto la nostra richiesta di intervista, monsignor Leonardo scherza sulla vecchiaia e fa sfoggio di umiltà evangelica: “Qui c’è la saggezza – dice, indicando gli altri presuli in procinto di incontrare il Papa - io sono davvero l’ultimo…”. L’animo è quello di un fanciullo che, quasi centenario, ha ancora molto da imparare dalla vita e da Dio. Sorridendo, un altro vescovo gli risponde: “Ma Gesù ha detto: ‘Se non tornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli’ (Mt 18,3)”.

Con il vescovo emerito di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, più che mai lucido e carico di ironia, ci siamo intrattenuti in una breve e piacevole conversazione, riguardo al suo illustre passato da Padre Conciliare.

Eccellenza, quale fu la sua reazione, quando nel 1959, il beato Giovanni XXIII annunciò la convocazione di un nuovo Concilio?

Mons. Leonardo: La notizia della convocazione di un nuovo Concilio fece scalpore perché il Concilio precedente – il Vaticano I – risaliva a 90 anni prima  (1869-70), quindi nessuno di noi aveva esperienza in merito.

Personalmente come ha vissuto gli anni dell’assise conciliare?

Mons. Leonardo: Avevo 47 anni ed ero tra i vescovi più giovani. Avevo terminato da poco gli studi ma questo non mi esentava dalla riflessione continua e dal rapporto con i Padri Conciliari.

Ogni pomeriggio, con gli altri vescovi e con i laici impegnati proseguiva la discussione. Quello che si stabiliva o si discuteva la mattina era sottoposto ad ulteriori considerazioni fino a sera. C’era il confronto e non solo in aula. Si chiedeva e si otteneva la parola per iscritto: arrivato al proprio turno, il vescovo, aveva a disposizione dai 3 ai 5 minuti, per esprimere con fedeltà quello che pensava (ai tempi mica ci si perdeva in chiacchiere come oggi…). Si consegnava anche per iscritto la propria relazione, poi uno speciale comitato monitorava quello che si era detto e si confrontava con quello che sarebbe stato detto dopo. Insomma, la discussione era un’attività continua.

Quando arrivava il giorno della votazione, se non mi era chiaro qualche punto, la notte prima non riuscivo a prendere sonno! Oltretutto in nessuna votazione si raggiungeva mai l’unanimità. La votazione andava alla commissione, poi passava ai tre presidenti, e così via.

Qualche ricordo particolare o curioso di quei tre anni?

Mons. Leonardo: Si sapeva che il Concilio non sarebbe stato breve, quindi ci preparammo ad un lungo soggiorno a Roma. Eravamo disseminati in tutta la città: le conoscenze che già avevamo ci furono utili per alloggiare. Per esempio, io mi sono trovato in un istituto di suore dove risiedevano soprattutto i reduci dalla Cina: per me fu utile per conoscere la realtà cinese dalla viva voce di chi la viveva.

Di tanto in tanto, o con la lettera o con la presenza,tornavamo nelle nostre diocesi. Ogni settimana comunicavo alla diocesi i fatti e le discussioni del Concilio. Ogni due o tre settimane tornavo in diocesi, rientrando poi a Roma con un autista che, in tre anni (ride) non imparò mai la strada del mio alloggio…

Qual è l’insegnamento più grande che ha ricevuto dalla partecipazione al Concilio Vaticano II?

Mons. Leonardo: Il Concilio ci ha insegnato a riflettere e a non crederci ‘sapienti’ ma confrontarci sempre. Ho anche imparato cosa vuol dire “dialogo”: non uno che parla e l’altro che ascolta ma che ognuno ascolta e replica, esprimendo il suo assenso o dissenso.

Quanto ha cambiato la sua vita la sua vita pastorale questo evento? Cosa può insegnare ai più giovani?

Mons. Leonardo: La mia attività pastorale, il mo atteggiamento verso il clero e i laici, come quella di tutti i vescovi e sacerdoti, sono cambiati radicalmente. Oggi voi laici contate molto di più!