La trasmissione della fede inizia in famiglia

Intervista con monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo di Limburg an der Lahn (Germania)

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di Jan Bentz

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 22 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Nella sua veste di presidente della Commissione Matrimonio e Famiglia della Conferenza Episcopale Tedesca, monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo della diocesi di Limburg an der Lahn (Assia), partecipa al Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione.

ZENIT ha incontrato il presule (classe 1959) dopo la Messa di apertura del Sinodo celebrata domenica 7 ottobre sul sagrato della basilica di San Pietro, durante la quale papa Benedetto XVI ha anche proclamato Ildegarda di Bingen “dottore della Chiesa”.

Cosa significa per Lei personalmente e per la Chiesa in Germania la proclamazione di Santa Ildegarda a dottore della Chiesa?

Franz-Peter Tebartz-van Elst: È stata oggi una giornata molto emozionante. Le parole del Santo Padre hanno trasmesso ancora una volta in modo straordinario che cosa rappresenta Santa Ildegarda. Ho letto una volta una sua frase: “Dio si è fatto uomo, affinché l’uomo possa trovare casa in Dio”. Questo esprime proprio quello che il Papa ha sviluppato nel suo discorso, cioè che l’uomo, che vive in profonda unione con Dio, ha anche occhio per il suo prossimo, per le necessità altrui e uno sguardo, che capisce l’altro. A questo livello vanno concepite anche la sacramentalità della Chiesa e la sacramentalità del matrimonio e qui diventa chiaro su che cosa si basa la sensibilità verso le necessità del prossimo. Ildegarda, una persona che ha curato altre anime, lo poteva far solo perché ha guardato Dio. Così le è stato donato lo sguardo per gli altri. Lo ha dimostrato anche la Messa celebrata oggi: laddove celebriamo l’Eucaristia, vediamo Dio e Lui ci apre gli occhi sul prossimo.

Lei partecipa al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Che ruolo gioca la famiglia in questa trasmissione della fede di generazione in generazione?

Franz-Peter Tebartz-van Elst: Come già spiega la Sacra Scrittura, matrimonio e famiglia costituiscono il progetto di vita, che simboleggia l’alleanza tra uomo e Dio. Lo ha sottolineato di nuovo esplicitamente papa Benedetto nella sua omelia. Uomo e donna incarnano nella loro relazione sponsale questa alleanza di Dio con l’uomo. Anche la fedeltà incondizionata degli sposi scaturisce da questo progetto di vita. Noi cristiani dobbiamo portare questo messaggio in una società che, di certo, è già talmente multiforme, che un tale progetto contrasta. Ma quando guardo agli inizi della Chiesa, già in quell’epoca il matrimonio era cristianamente vissuto: la fedeltà di marito e moglie, che donano la vita ai figli, era un grande segnale verso la società. E così intendo anche un progetto di vita contrastante, nel quale gli sposi si concepiscono come immagine dell’alleanza di Dio con l’uomo.

Cosa si attende dal Sinodo?

Franz-Peter Tebartz-van Elst: Sono molto contento che ci sarà questo scambio di idee. È bello vedere che ci sono degli slanci missionari nella Chiesa. Credo inoltre che da questo punto di partenza -  cinquant’anni dopo l’inizio del Concilio Vaticano Secondo - lo Spirito di Dio opererà nella sua Chiesa. Speriamo che ci verrà donata una sensibilità per capire dove veramente lo Spirito di Dio è all’opera. Lì bisogna promuovere la crescita in modo più durevole ed efficace. Ho la speranza molto concreta che la famiglia venga riportata nuovamente al centro dell’attenzione come luogo di evangelizzazione. In Germania noi abbiamo nuove partenze in ambito catechetico-missionario, ad esempio nell’accompagnamento degli adulti al battesimo; ci ho collaborato personalmente per anni quando ero ancora attivo nella teologia pastorale. Anche in questo campo dal Sinodo dovrebbero partire nuovi impulsi.

[Traduzione dal tedesco a cura di Paul De Maeyer]