La vera discriminazione viene dai Pacs

Parla Giacomo Samek Lodovici

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ROMA, giovedì, 10 maggio 2007 (ZENIT.org).- “La vera discriminazione viene dai Pacs e colpisce i coniugi”, ha affermato a ZENIT Giacomo Samek Lodovici, Assegnista di ricerca in Filosofia morale all'Università Cattolica di Milano, dove ha vinto il Premio Gemelli quale miglior laureato in filosofia (nel 1999).



Lodovici sostiene che i progetti di equiparazione del matrimonio alle altre forme di unione colpiscono in prima persona le coppie sposate “perché esse si sono formalmente assunte degli obblighi (per es. di coabitazione, di curarsi reciprocamente, di educare un figlio anche se non è proprio, di contribuire ai bisogni della famiglia, di versare gli alimenti in caso di separazione o divorzio)”.

“Mentre, riconoscendo le unioni di fatto, lo Stato attua un atto giuridico a senso unico, perché si assume delle obbligazioni verso i conviventi, mentre questi non ne assumono alcuna, e riconosce loro facilitazioni ed incentivi (per es. per comprare la casa, o la pensione di reversibilità, o l’accesso alle case popolari, o il trasferimento di sede per i lavoratori, ecc.) senza esigere in cambio i doveri che invece esige dai coniugi”, ha sottolineato.

“Del resto – ha aggiunto –, già oggi i coniugi sono discriminati rispetto ai conviventi, per esempio per concorrere all’assegnazione di posti all’asilo: se i genitori di un bambino sono conviventi il reddito di uno non viene cumulato con quello dell’altro, mentre i redditi dei coniugi vengono cumulati”.

“Lo stesso avviene per l’assegnazione degli alloggi: i coniugi concorrono con un reddito cumulato, mentre i conviventi concorrono ciascuno esclusivamente con il proprio”, ha sottolineato.

“Ancora, nei Dico non c’è alcun accenno alle incompatibilità che gravano sui coniugi, per esempio in materia di concorsi”, ha quindi osservato.

“Inoltre, i vari diritti reclamati per conviventi sono già accessibili mediante il nostro diritto privato”, ha proseguito.

Alla domanda sul perché è necessario difendere la famiglia, il ricercatore della “Cattolica” ha spiegato che “bisogna incentivare quelle forme di vita che contribuiscono al bene comune e che tutelano i deboli e gli indifesi, quindi in primo luogo bisogna incentivare la procreazione, la cura e l’educazione dei figli, che assicurano la sopravvivenza della società e la protezione dei deboli per eccellenza, cioè i bambini”.

Sempre a questo proposito, Lodovici ha sottolineato che “se ci mettiamo dalla parte dei bambini e consideriamo il loro sviluppo psicologico-affettivo, possiamo vedere che un genitore rimasto solo perché vedovo/vedova può, in certi casi, essere un ottimo educatore e possono esserlo anche due genitori divisi”.

“Ma è incontestabile – ha tenuto a riconoscere – che è decisamente meglio avere due genitori invece che uno (come accade agli orfani) e due genitori uniti invece che divisi (come accade ai bambini i cui genitori si lasciano)”.

“Infatti, è chiaro che il contesto più propizio per la loro nascita, cura ed educazione è una forma di relazione caratterizzata dall’amore, dalla stabilità e dalla coesione”, ha sottolineato.

“Per contro – ha quindi osservato – , le convivenze sono connotate (con poche eccezioni) dalla provvisorietà, sono di breve durata, perché i conviventi non si impegnano con nessun vincolo a rimanere insieme. Per esempio, in Gran Bretagna il 74 % dei bambini nati da coppie di fatto patisce la rottura dell’unione dei suoi genitori, contro il 30 % dei bambini nati da coppie sposate”.

Per quanto riguarda le maggiori minacce alla vita e all'istituto familiare naturale, il docente della Cattolica ha spiegato che “dal punto di vista culturale, le minacce vengono da concezioni come il relativismo (secondo cui la verità sul bene e sul male è inconoscibile, cosicché diventa impossibile definire il matrimonio e la famiglia come luoghi ideali per la continuazione della società), e come la cultura radical-libertaria (secondo cui ognuno deve agire perseguendo sempre il proprio personale piacere)”.

Riguardo alla manifestazione indetta il 12 maggio, a Roma, per la difesa della famiglia, Samek Lodovici ha commentato che “nella società dell’informazione in cui viviamo, ciò che non viene rappresentato dai media è come se non esistesse”.

“Perciò il Family Day è un’occasione unica, quasi storica, a disposizione di quella parte silenziosa della società civile che viene quasi sempre ignorata dai media, i quali, invece, garantiscono una sovraesposizione impressionante solo agli esponenti della cultura radical-libertaria (o alle poche sigle dissenzienti del mondo cattolico)”, ha continuato.

“ I media mettono in scena quasi solo matrimoni che si sfasciano e famiglie che si disgregano: è vero che queste disgregazioni avvengono, ma esistono altresì moltissimi matrimoni riusciti, dove, come è inevitabile, le difficoltà ci sono, ma vengono superate e dove l’amore resiste nel tempo e si approfondisce per tutta la vita”, ha detto.

“Il Family Day sarà il loro palcoscenico. Per questo è fondamentale che tutti quelli che riescono intervengano al Family Day. Bisogna fare uno sforzo, perché la salvaguardia del matrimonio è cruciale!”, ha poi concluso.