"La vera onnipotenza si esprime nell'amore"

Durante l'Udienza Generale, Benedetto XVI riflette sulla paternità di Dio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1221 hits

“Egli è Padre”: questa verità fondamentale della fede cristiana è stata presa in esame da papa Benedetto XVI durante l’Udienza Generale di stamattina. Proseguendo il ciclo di catechesi dedicato all’Anno della Fede, il Santo Padre si è riallacciato al tema dell’Udienza di mercoledì scorso, dedicata al Credo.

Al giorno d’oggi, ha esordito il Pontefice, è difficile finanche parlare della paternità umana, specie in Occidente, dove “le famiglie disgregate, gli impegni di lavoro sempre più assorbenti, le preoccupazioni e spesso la fatica di far quadrare i bilanci familiari, l’invasione distraente dei mass media all’interno del vivere quotidiano sono alcuni tra i molti fattori che possono impedire un sereno e costruttivo rapporto tra padri e figli”.

A maggior ragione diventa “problematico” immaginare Dio come un padre, specie per chi non ha “modelli adeguati di riferimento”. Chi, ad esempio, ha fatto esperienza di un padre “troppo autoritario ed inflessibile, o indifferente e poco affettuoso, o addirittura assente”, troverà difficoltà a “pensare con serenità a Dio come Padre e abbandonarsi a Lui con fiducia”.

Eppure la Bibbia, specie nel Nuovo Testamento, ci parla di un Dio che è davvero Padre, in quanto “ama fino al dono del proprio Figlio per la salvezza dell’umanità”. La paternità di Dio, dunque, aiuta a comprendere la natura del suo amore che “rimane infinitamente più grande, più fedele, più totale di quello di qualsiasi uomo”.

Quindi Dio, come Padre, “accompagna con amore la nostra esistenza, donandoci la sua Parola, il suo insegnamento, la sua grazia, il suo Spirito”, ha affermato Benedetto XVI.

È quel Padre che “nutre gli uccelli del cielo senza che essi debbano seminare e mietere, e riveste di colori meravigliosi i fiori dei campi, con vesti più belle di quelle del re Salomone (cfr Mt 6,26-32; Lc 12,24-28); e noi - aggiunge Gesù - valiamo ben più dei fiori e degli uccelli del cielo!”. È quel Padre buono che “accoglie e abbraccia il figlio perduto e pentito (cfr Lc 15,11ss), dona gratuitamente a coloro che chiedono (cfr Mt 18,19; Mc 11,24; Gv 16,23) e offre il pane del cielo e l’acqua viva che fa vivere in eterno (cfr Gv 6,32.51.58)”.

Dio Padre non abbandona mai i suoi figli, né è mai stanco di loro. La sua fedeltà “sorpassa immensamente quella degli uomini, per aprirsi a dimensioni di eternità”. A sua volta, in Gesù Cristo si rivela in pienezza “il volto benevolo del Padre che è nei cieli”: è soltanto conoscendo Lui - “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15) - che possiamo conoscere il Padre.

“La fede in Dio Padre chiede di credere nel Figlio, sotto l’azione dello Spirito, riconoscendo nella Croce che salva lo svelarsi definitivo dell’amore divino”, ha proseguito il Papa. Inoltre Dio è Padre, “donandoci il suo Figlio”, mentre è “donandoci lo Spirito che ci rende figli”.

Siamo suoi figli perché “deboli” e “bisognosi di tutto”. È proprio “la nostra piccolezza, la nostra debole natura umana, la nostra fragilità che diventa appello alla misericordia del Signore perché manifesti la sua grandezza e tenerezza di Padre aiutandoci, perdonandoci e salvandoci”.

C’è però un apparente paradosso: “come è possibile pensare a un Dio onnipotente guardando alla Croce di Cristo?”. Secondo taluni teologi Dio “non può essere onnipotente altrimenti non potrebbe esserci così tanta sofferenza, tanto male nel mondo”.

L’onnipotenza di Dio, tuttavia, così come il suo pensiero, segue vie “diverse dalle nostre”: essa “non si esprime come forza automatica o arbitraria, ma è segnata da una libertà amorosa e paterna”. In altre parole, Dio, creando gli uomini liberi, “ha rinunciato a una parte del suo potere, lasciando il potere della nostra libertà”, ha spiegato Benedetto XVI.

La sua onnipotenza, pertanto, “non si esprime nella violenza, non si esprime nella distruzione di ogni potere avverso come noi desideriamo, ma si esprime nell’amore, nella misericordia, nel perdono, nell’accettare la nostra libertà e nell’instancabile appello alla conversione del cuore”.

“Solo chi è davvero potente può sopportare il male e mostrarsi compassionevole - ha aggiunto il Papa -. Solo chi è davvero potente può esercitare pienamente la forza dell’amore”.

L’onnipotenza di Dio è quella dell’amore, non quella del “potere del mondo” ma del “dono totale” del Figlio, sacrificato per dare la vita a “noi peccatori”.

La “vera, autentica e perfetta potenza divina” significa dunque “rispondere al male non con il male ma con il bene, agli insulti con il perdono, all’odio omicida con l’amore che fa vivere”. Solo così “il male è davvero vinto, perché lavato dall’amore di Dio; allora la morte è definitivamente sconfitta perché trasformata in dono della vita”.

L’espressione “Io credo in Dio Padre onnipotente”, che introduce il nostro Credo, è quindi un affidamento alla “potenza dell’amore di Dio che nel suo Figlio morto e risorto sconfigge l’odio, il male, il peccato e ci apre alla vita eterna”, oltre che “un atto di fede, di conversione, di trasformazione del nostro pensiero, di tutto il nostro affetto, di tutto il nostro modo di vivere”.