La "vera pace" del Bambino di Betlemme

Durante il messaggio natalizio dalla Loggia della Basilica Vaticana, papa Francesco prega per i popoli in guerra nel mondo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 411 hits

In occasione del suo primo Messaggio natalizio e della benedizione Urbi et orbi, papa Francesco si è soffermato sul bisogno di pace sulla terra, in particolare nelle “periferie” del mondo.

Il canto degli angeli che apparvero ai pastori di Betlemme, “unisce cielo e terra, rivolgendo al cielo la lode e la gloria, e alla terra degli uomini l’augurio di pace”, ha detto il Papa affacciandosi ieri mattina alla Loggia della Basilica di San Pietro.

Il canto degli angeli a Betlemme, ha aggiunto, si rivolge a “ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri cercando di fare umilmente il proprio dovere”.

Il Natale chiama tutti “a dare gloria a Dio, perché è buono, è fedele, è misericordioso”, ha proseguito il Pontefice, augurando ai fedeli di tutto il mondo “di riconoscere il vero volto di Dio, il Padre che ci ha donato Gesù” e di “sentire che Dio è vicino, di stare alla sua presenza, di amarlo, di adorarlo”, dando “gloria a Dio soprattutto con la vita, con una vita spesa per amore suo e dei fratelli”.

Il Santo Padre ha poi ricordato che la “vera pace” non è un “equilibrio di forze contrarie”, né una “bella facciata” che nasconde “contrasti e divisioni”, ma un “impegno di tutti i giorni”, un lavoro “artigianale” che ha origine “dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo”.

La contemplazione di Gesù Bambino nel presepe, “bambino di pace” fa pensare ai bambini, che sono le “vittime più fragili delle guerre” oltre che “agli anziani, alle donne maltrattate, ai malati”.

Le guerre “spezzano e feriscono tante vite”, come avviene in Siria: a tal proposito, il Papa ha esortato a “pregare il Signore perché risparmi all’amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l’accesso agli aiuti umanitari”.

Il Pontefice si è poi compiaciuto della partecipazione dei credenti di “diverse confessioni religiose” alla preghiera per la pace in Siria.

“Dona pace, bambino, alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno!”, ha proseguito Francesco includendo nella sua preghiera altri paesi africani: la Nigeria, “lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi”, la regione del Corno d’Africa e la Repubblica Democratica del Congo, invocando “speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati”.

“Tu, Principe della pace, converti ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo”, ha detto ancora il Pontefice auspicando un “felice esito” per i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi e per “l’amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati”.

La preghiera a Gesù Bambino è stata rivolta anche per “i migranti in cerca di una vita dignitosa” perché “trovino accoglienza e aiuto” e perché tragedie come quella di Lampedusa “non accadano mai più”.

Papa Francesco ha poi menzionato la “tratta di esseri umani”, pregando che i responsabili “si rendano conto della gravità di tale delitto contro l’umanità”, e i “tanti bambini che vengono rapiti, feriti e uccisi nei conflitti armati” o “trasformati in soldati, derubati della loro infanzia”.

Dopo aver stigmatizzato la “cupidigia e l’avidità degli uomini” che “in modo indiscriminato”, sfruttano le risorse del pianeta, il Santo Padre ha invocato la protezione divina sulle “vittime di calamità naturali, soprattutto il caro popolo filippino, gravemente colpito dal recente tifone”.

Concludendo il Messaggio Urbi et Orbi, il Papa ha invitato a fermarsi davanti al Bambino di Betlemme e a non avere “paura che il nostro cuore si commuova”.

“Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze”, ha detto. “Dio è pace: chiediamogli che ci aiuti a costruirla ogni giorno, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nazioni, nel mondo intero. Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio”, ha poi concluso il Pontefice.