La vera politica difende la vita e la famiglia

Il Papa esorta i politici cattolici partecipanti all'Incontro dell'Internazionale Democratico Cristiana a fondare il proprio impegno sulla ricerca costante del bene comune

| 880 hits

di Salvatore Cernuzio

CASTEL GANDOLFO, sabato, 22 settembre 2012 (ZENIT.org) – “I politici specie se animati dalla fede, devono impegnarsi per la difesa della vita e della famiglia”. Solo un “solido fondamento etico” può, infatti, dare nuovo stimolo e impulso “all’impegno politico e civile”.

Questa esortazione ha animato l’intervento di Benedetto XVI ai partecipanti all’Incontro dell’Internazionale Democratico Cristiana, ricevuti, questa mattina, a Castel Gandolfo. Un intervento incentrato sulle responsabilità dei politici, in particolare quelli cristiani, e sui valori di cui essi si fanno rappresentanti e portavoce.

Dopo aver ringraziato il presidente Pier Ferdinando Casini, “per le cortesi parole” del suo indirizzo di saluto, il Papa ha ricordato, infatti, che “in questo tempo l’impegno dei cristiani nella società non ha cessato di essere vivace fermento per un miglioramento delle relazioni umane e delle condizioni di vita”.

Tale impegno, quindi “non deve conoscere flessioni o ripiegamenti, ma al contrario va profuso con rinnovata vitalità”, ha sottolineato il Pontefice, considerando anche l’aggravarsi di alcune problematiche. Tra queste, in primis, l’attuale situazione economica, “la cui complessità e gravità giustamente preoccupa”.

Dinanzi, però, a questo ostacolo umanamente insormontabile, il cristiano “è chiamato ad agire ed esprimersi con spirito profetico” - ha incoraggiato il Papa - cogliendo “nelle trasformazioni in atto l’incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia”, e “assumendo con realismo, fiducia e speranza le nuove emergenti responsabilità”.

È solo in questa chiave “fiduciosa e non rassegnata - ha ribadito - che l’impegno civile e politico può ricevere nuovo stimolo ed impulso nella ricerca di un solido fondamento etico”, la cui assenza in campo economico “ha contribuito a creare l’attuale crisi finanziaria globale”.

Obiettivo primario del lavoro politico ed istituzionale non è, dunque, “rispondere alle urgenze di una logica di mercato”, secondo il Pontefice, ma “assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune”, inteso come “la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana".

“Sono purtroppo molte e rumorose le offerte di risposte sbrigative, superficiali e di breve respiro ai bisogni più fondamentali e profondi della persona” ha osservato Benedetto XVI. Ci sono, invece, dei valori sui quali un politico cristiano è chiamato maggiormente ad impegnarsi.

“Il rispetto della vita – ha spiegato - in tutte le sue fasi dal concepimento fino al suo esito naturale, con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica, è un impegno che si intreccia con il rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare”.  

La famiglia, infatti - “fondata sul matrimonio e aperta alla vita” – è la “radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale”; il luogo in cui “la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo al tempo stesso la solidarietà che gli occorre”.

Quindi la ferma conclusione del Pontefice: “Un autentico progresso della società umana non potrà prescindere da politiche di tutela e promozione del matrimonio e della comunità che ne deriva”. 

Spetta, pertanto, “non solo agli Stati ma alla stessa Comunità internazionale” adottare politiche che portino ad “invertire la tendenza di un crescente isolamento dell’individuo, fonte di sofferenza e di inaridimento sia per il singolo sia per la stessa comunità” ha incitato Benedetto XVI.

Risuona in questo senso il monito del libro della Sapienza, secondo cui «il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto» (Sap 6,5). Un monito - ha spiegato - che è dato “non per spaventare, ma per spronare e incoraggiare i governanti a realizzare tutte le possibilità di bene di cui sono capaci, secondo la misura e la missione che il Signore affida a ciascuno”.