La Vergine di Guadalupe, patrona della Nuova Evangelizzazione in America

Alla presentazione dell'imminente Congresso Internazionale, il cardinale Ouellet e Carl Anderson discutono sulle sfide per la Chiesa nel Nuovo Continente

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 4 dicembre 2012 (ZENIT.org) – Sono due le ricorrenze che segneranno lo svolgimento del Congresso Internazionale Ecclesia in America, in programma dal 9 al 12 dicembre prossimo: i 15 anni dalla conclusione del Sinodo dei Vescovi per l’America (cui seguì nel 1999 l’omonima Esortazione Apostolica) e la festa liturgica della Santa Vergine di Guadalupe, patrona delle Americhe.

Il Congresso è promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina (CAL) e dai Cavalieri di Colombo, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Guadalupani.

È proprio dallo spirito dei lavori sinodali di tre lustri fa, che partiranno i lavori congressuali, con l’obiettivo di “riesaminare l’intuizione profetica del Beato Giovanni Paolo II e i contenuti fondamentali dell’Esortazione Ecclesia in America, nonché intensificare i rapporti di comunione e di cooperazione tra le Chiese del Canada e degli Stati Uniti con le Chiese dell’America Latina per affrontare comuni problemi e sfide che si pongono alla missione della Chiesa nel continente americano”. Così si è espresso il cardinale Marc Ouellet, presidente della CAL, intervenendo stamattina in Sala Stampa Vaticana.

Il Congresso che partirà domenica prossima, ha spiegato il porporato, sarà “uno dei primi grandi eventi dell’Anno della Fede” e costituirà un importante spunto di riflessione ai fini della Nuova Evangelizzazione.

Sebbene oggi l’America, nella sua totalità, sia segnata da un lato da consistenti ondate di secolarizzazione e, dall’altro, dalla propaganda delle sette, la Chiesa cattolica continua a giocare un ruolo determinante nel Nuovo Continente, specie in un contesto caratterizzato da flussi migratori sempre più consistenti da Sud verso Nord, con il risultato che negli Stati Uniti e in Canada il numero dei cattolici è in crescita.

Oltre alle migrazioni, si pone l’urgente sfida della lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e alla violenza comune, fenomeni non più affrontabili in un’ottica nazionale ma comprensibili solo alla luce di una realtà sempre più globalizzata.

Il cardinale Ouellet ha inoltre accennato alla “grave aggressione” che la “cultura della vita”, la “istituzione della famiglia” e la “libertà religiosa” stanno subendo in tutto il continente, senza trascurare le emergenze sociali e le diffuse “situazioni stridenti di povertà e di indigenza”.

Alla luce di questi problemi è opportuno che si rafforzi “il senso di comunione in ognuna delle Chiese e tra di loro”, ha proseguito il porporato. “Senza una vera e forte unità, non c’è protagonismo né missionario né sociale”, ha aggiunto.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Ouellet ha affermato che il “flagello” del narcotraffico va combattuto con la collaborazione di tutte le istituzioni civili e religiose, ognuna delle quali deve contribuire a promuovere una “coscienza etica più profonda del problema”. Nell’ambito di questa sfida, la Chiesa cattolica può giocare un ruolo importantissimo, ha aggiunto il porporato.

Inoltre la Chiesa è fondamentale nell’integrazione dei migranti: nel caso specifico dei latino-americani diretti negli Stati Uniti, ha spiegato Ouellet, una loro accoglienza adeguata può aiutarli anche a mantenere vive le loro tradizioni religiose e a non cadere nelle trappole del secolarismo.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto il Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, Carl Anderson, che ha definito l’intera America, “dall’Alaska all’Argentina”, come un continente che “rimane cristiano” e come “un terreno fertile perla Nuova Evangelizzazione”.

Anderson ha poi sottolineato il ruolo determinante di Nostra Signora di Guadalupe, patrona delle Americhe e “stella della prima e nuova evangelizzazione”: quando nel 1531, la Madonna apparve sul Tepeyac a San Juan Diego, il continente americano era segnato da “uno dei più clamorosi scontri di civiltà mai registrati”.

Se inizialmente “l’opera dei missionari spagnoli aveva portato poco frutto”, quando la Vergine apparve a Juan Diego, autoctono di umilissima estrazione, “tutto cambiò” e i convertiti al cristianesimo furono milioni, ha osservato Anderson.

Le apparizioni di Guadalupe, ben lungi dall’essere un mero avvenimento storico, rappresentano un “punto di riferimento per la Nuova Evangelizzazione” e “per il futuro della Chiesa”, ha sottolineato il leader dei Cavalieri di Colombo.

Inoltre la Vergine di Guadalupe, assieme a tutta l’opera di prima evangelizzazione che seguì le apparizioni, incarna “un messaggio di unità e riconciliazione nel segno della grande famiglia della Chiesa”. Essa, ha aggiunto Anderson, ci rammenta “l’assoluto rispetto per l’integrità delle culture” che, nel caso specifico, non hanno cercato di annullarsi a vicenda ma, piuttosto, di amalgamarsi, tirando fuori il meglio le une dalle altre.

Anche Anderson ha messo in evidenza la sfida delle migrazioni che spingerà le chiese nord-americane ad aprirsi sempre più ai fratelli latino-americani.

Il programma del Congresso Ecclesia in America è visibile al seguente link:
http://www.zenit.org/article-34309?l=italian.