La via della pace e della riconciliazione: il perdono

Una riflessione sul filo conduttore delle letture di questa domenica

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 864 hits

Il tema del perdono è il filo conduttore delle letture di questa domenica.

Il  tempo di quaresima è l’occasione favorevole per riflettere sulla duplice dimensione del ricevere e dell’offrire il perdono.

Possiamo iniziare a riflettere su questo tema così vitale per la nostra vita partendo da alcune domande.

Può l’uomo perdonare una offesa quando viene ferito nella sua intimità più profonda? E’ la stessa cosa perdonare o non perdonare?  E’ possibile dare il perdono senza prima averlo ricevuto?

Prima di tutto partiamo dal peccato, che è il momento nel quale si rende necessario ricorrere all’esperienza del perdono.

Il peccato è la trasgressione di comandamento dell’amore a Dio e il prossimo. Peccare non significa semplicemente compiere un trasgressione di una legge divina, ma vuol dire prima di tutto rompere una alleanza di amore, sciogliere un legame vitale per acquistare un autonomia da Dio e dal prossimo.

Peccare significa uscire da se stessi, dove abita Dio, e isolarsi dal prossimo.

Allora il perdono diventa la grande opportunità offerta da Dio per riprendere l’amicizia con Lui, per rompere le solitudini che ci tengono lontano dall’altro.

L’uomo che vive senza Dio non ha la capacità di chiedere perdono a Dio e al prossimo, perchè dovrebbe restituire un qualcosa che non ha ricevuto.

Ai nostri giorni constatiamo sempre più questa incapacità di amare da parte di molti uomini che presumono di potersi autogiustificarsi, autoperdonarsi. E proprio questo è il dramma del nostro tempo: avere l’urgenza di ricevere il perdono di Dio, ma non essere capaci di accogliere questo dono immenso, per diventare, a sua volta, capaci di perdonare gli altri.

E questo è esattamente quello che si assiste ai nostri tempi. Le famiglie si sgretolano perchè marito e moglie affermano le proprie ragioni invece di comprendere i bisogni dell’altro. I figli cadono nelle trappola dell’alcol, della droga, della dipendenza eccessiva di internet, perchè pieni di giudizi verso i genitori. I figli adulti lasciano da soli i propri genitori anziani ignorando la possibilità di gioia e di perdono che deriva dal prenderse cura con amore, come dice la Sacra Scrittura (Sir 3, 1-16). 

Quando non si accetta il perdono di Dio, perché si presume di non averne bisogno a causa del senso orgoglio radicato in noi, allora si passa dalla misericordia al giustizialismo. Meno si riconoscono i propri peccati e più si diventa capaci di guardare i peccati dell’altro.

E questo è esattamente quello che succede alla folla che vuole scatenarsi contro la donna scoperta in fragrante adulterio (Gv 8,1-11). E’ interessante notare che non si tratta di una iniziativa di un singolo, ma dell’intera folla. Questo dato è molto significativo, perché non dobbiamo credere che questo desiderio di condanna appartenga ai singoli, ma è un fatto generale che riguarda tutti gli uomini.  Nessuno uomo è capace di perdonare se non ha avuto un incontro personale con Gesù Cristo nella comunità dei discepoli, nella Chiesa.

E la forza delle Chiesa è proprio quella di portare l’onnipotenza di Dio, che è la sua misercordia e il suo perdono.

E questo contrasta con il pensiero di coloro che non vivono la realtà della Chiesa, che hanno paura di Dio, che hanno timore di andarsi a confessare perché non sanno che cosa dire, non sanno da dove iniziare per confessare i propri peccati.

Il vedere i propri peccati viene dalla luce della fede. E’ la fede che illumina la propria vita, la propria storia. Quindi l’anno della fede diventa il tempo nel quale annunziare a gran voce che il perdono di Dio è riservato a tutti gli uomini, nessuno escluso. Il perdono è offerto a tutti, perché è frutto della grazia di Dio, perchè viene dal sangue di Cristo versato sulla croce, sangue santificatore che ricopre totalmente la nostra ingiustizia e annienta ogni senso di colpa.

Riprendiamo il racconto evangelico. La risposta di Gesù elimina il falso moralismo e riporta alla realtà. Solo chi non ha commesso peccato può giudicare il suo prossimo. E proprio per questo il giudizio appartiene a Dio, perché Lui è eterno amore, Lui è il solo senza peccato. Noi tutti dobbiamo imparare sempre più a perdonare e non a giudicare, perché il giudizio non è mai fine a se stesso.

Il giudizio conduce alla morte, il giudizio interiore si trasforma in lapidazione esteriore. Il giudizio non rimane mai circoscritto nel cuore. Prima o poi sfocia in gesti concreti di morte.

Davanti a queste opere di morte da parte degli uomini, Gesù propone una visione diversa della realtà. Egli conosce bene il cuore degli uomini e sa benissimo che, se non viene offerto il perdono, l’uomo continua a rimanere paralizzato, continua ad essere incapace di amare. E così Gesù offre il suo perdono invitando a non peccare più.

E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».  (Gv 8,11).

E’ questa la grandezza dall’amore: Dio offre il perdono senza chiedere nulla in cambio. L’unica richiesta è quella di non peccare più. Egli è un Padre buono che perdona suo figlio, è un Padre premuroso, il quale desidera ardentemente che suo figlio non commetta di nuovo lo stesso errore, affinché non si faccia più male, affinché non abbia più a soffrire. Ma anche se dovesse risuccedere di commettere lo stesso errore, Egli continua a perdonare. In questo cammino, di perdono in perdono, si arriva alla conoscenza della povertà di se stessi, e al riconoscimento del grande amore del Padre per noi.

L’offerta del perdono da parte di Dio non è mai fine a se stesso, ma è una esplosione di amore che contagia anche quelli che ci vivono vicini. Quante volte succede. e spesso non lo riconosciamo con i nostri occhi, che il sacramento della confessione restituisce la pace non solo per noi ma anche a coloro che ci vivono accanto. Come il male è contagioso, anche il bene della pace si espande. Quanti matrimoni vengono salvati, attraverso la confessione anche di uno solo dei due coniugi, perché si spezza la catena di indifferenza e di ricatti.

Quante relazione tra genitori e figli ripartono quando, almeno una delle due parti, chiede  perdono all’altro inducendo l’altro a fermare il proprio rancore.

Ricapitolando, ogni uomo è peccatore, e per giungere a questa verità di fede non dobbiamo guardare la vita degli altri, ma la vita di ognuno di noi. Tutti dobbiamo riconoscere di avere bisogno di perdono. La prima grazia di Dio è quella di riconoscersi peccatore, la seconda grazia è quella di accettare il perdono. Tra il peccato e il perdono in mezzo vi è il principio della conversione. Non è possibile essere perdonati da Dio, se prima non è germogliato un inizio di cambiamento interiore.

Il principio della conversione è la prima opera dell’amore di Dio che ci trascina fuori dall’inganno del peccato restituendoci la libertà.

Il proseguo del cammino di conversione è il perdono, l’unica via che restituisca la pace e consolida la nostra libera decisione di vivere dell’amore di Dio.

E su questa via ci avviamo verso la domenica delle Palme, la domenica solenne della Passione del Signore e della salvezza di tutta l’umanità.