La violenza non è addebitabile alle religioni ma "agli errori degli uomini"

Lo ha affermato Benedetto XVI ricevendo in udienza i membri della Commissione Teologica Internazionale

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 7 dicembre 2012 (ZENIT.org) – In occasione della Sessione Plenaria annuale della Commissione Teologica Internazionale, papa Benedetto XVI ne ha ricevuto stamattina in udienza i partecipanti, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano.

Il Santo Padre ha in primo luogo espresso soddisfazione per la decisione della Commissione Teologia di onorare l’Anno della Fede attraverso un pellegrinaggio alla Basilica di Santa Maria Maggiore, “per affidare alla Vergine Maria, praesidium fidei, i lavori della vostra Commissione e per pregare per tutti coloro che, in medio Ecclesiae, si dedicano a far fruttificare l’intelligenza della fede a beneficio e gioia spirituale di tutti i credenti”.

Di seguito Benedetto XVI ha fatto riferimento al documento della Commissione Teologica pubblicato all’inizio di quest’anno dal titolo La teologia oggi. Prospettive, principi e criteri, definito dal Pontefice una sorta di “codice genetico della teologia cattolica”.

In un contesto culturale in cui taluni pretendono privare la teologia del suo “status accademico”, confondendola e riducendola alle “scienze religiose”, il documento della Commissione Teologica ricorda che “la teologia è inscindibilmente confessionale e razionale e che la sua presenza all’interno dell’istituzione universitaria garantisce, o dovrebbe garantire, una visione ampia ed integrale della stessa ragione umana”, ha commentato il Papa.

Inoltre il documento “menziona l’attenzione che i teologi devono riservare al sensus fidelium”, ha aggiunto il Santo Padre. A tal proposito ha citato la Lumen Gentium che ricorda: «La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale» (LG n°12).

Il sensus fidelium o sensus fidei rappresenta per il credente “una sorta di istinto soprannaturale che ha una connaturalità vitale con lo stesso oggetto della fede”, oltre che “un criterio per discernere se una verità appartenga o no al deposito vivente della tradizione apostolica”.

Oggi, tuttavia, “è particolarmente importante precisare i criteri che permettono di distinguere il sensus fidelium autentico dalle sue contraffazioni”, ha precisato il Papa. Non si tratta, infatti, di una sorta di “opinione pubblica ecclesiale”, né è pensabile menzionarlo per “contestare gli insegnamenti del Magistero”.

Il sensus fidei, ha spiegato il Papa, “non può svilupparsi autenticamente nel credente se non nella misura in cui egli partecipa pienamente alla vita della Chiesa, e ciò esige l’adesione responsabile al suo Magistero, al deposito della fede”.

Il medesimo “senso soprannaturale” della fede è anche un bastione contro il pregiudizio secondo cui “le religioni, ed in particolare le religioni monoteiste, sarebbero intrinsecamente portatrici di violenza, soprattutto a causa della pretesa che esse avanzano dell’esistenza di una verità universale”, mentre, al contrario, il “politeismo dei valori” garantirebbe “la tolleranza e la pace civile”.

Gesù per primo, finendo in croce, “attesta un rifiuto radicale di ogni forma di odio e violenza a favore del primato assoluto dell’agape”. Qualunque forma di violenza compiuta in nome di Dio, non è quindi addebitabile al monoteismo ma, piuttosto, “a cause storiche, principalmente agli errori degli uomini”.

Al contrario, è l’“oblio di Dio” che, assieme al relativismo e alla negazione di una verità oggettiva, “genera ineluttabilmente la violenza”, in quanto viene negato il dialogo. Se viene a mancare l’apertura al trascendente “l’uomo diventa incapace di agire secondo giustizia e di impegnarsi per la pace”.

Un terzo e ultimo punto toccato da Benedetto XVI è relativo alla dottrina sociale della Chiesa che non è una “aggiunta estrinseca” ma “attinge i suoi principi di fondo alle sorgenti stesse della fede”, manifestandosi come forma effettiva del comandamento nuovo di Gesù: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).