La "Virgo Prudens"

Il fondatore dei Frati Francescani dell'Immacolata spiega la virtù mariana della prudenza

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di padre Stefano M. Pio Manelli

ROMA, sabato, 28 aprile 2012 (ZENIT.org).- Non è sbagliato dire che la prima virtù dimostrata dalla Madonna all’Annunciazione è stata la virtù cardinale della prudenza. Infatti, alle straordinarie parole di salute dell’Angelo Gabriele - “Ave, o piena di grazia, il Signore è con te! (Lc 1, 28) - l’evangelista san Luca dice che la vergine Maria rimase subito impaurita, colpita o turbata. Perché mai? Per l’intervento della virtù della prudenza!

E’ nella natura della virtù della prudenza, infatti, il compito di mettere in guardia la persona da ogni precipitazione o valutazione affrettata delle cose, aiutando a rendersi prima conto sia di ciò che ascolta, come di ciò che vede o di ciò che avviene. A quelle straordinarie parole dell’Angelo, la virtù della prudenza si fece subito presente e mise in guardia la giovanissima vergine Maria, impegnandola a riflettere per valutare prudentemente il senso di quella parole angeliche, anziché esaltarsi senza rendersi conto della loro reale portata.

Testualmente, infatti, l’evangelista san Luca dice che alle splendide parole di saluto dell’Angelo, Maria vergine, molto prudentemente, lungi dall’esaltarsi, «si domandava che senso avesse un tale saluto» (Lc 1, 29). Prudenza e ponderatezza si danno la mano in queste parole dell’evangelista, e, molto più, fanno unità strettissima nel comportamento della vergine Maria.

All’iniziale turbamento della Madonna, infatti, l’Angelo Gabriele fa seguire le parole di spiegazione, non meno straordinarie anch’esse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà per sempre nella casa di Giacobbe e il suo regno non avrà mai fine» (Lc 1, 30-33).

Nelle parole dell’Angelo, dunque, continua la rivelazione di cose davvero straordinarie; cose grandi, cose enormi, cose umanamente incredibili, che, volendo, di possono riassumere nelle parole: Tu, vergine Maria, diventerai madre dello stesso Figlio di Dio!

A queste altre parole dell’Angelo, ora, si sarebbe potuto pensare che immediatamente, da parte della vergine Maria, non c’era da fare altro che allietarsi ed esaltarsi fino al settimo cielo, rallegrandosi di una gioia divina senza misura. E invece, no. Perché mai?

Maria, infatti, anche dopo le altre parole dell’Angelo, si presenta con la sua prudenza e ponderatezza, non lasciandosi affatto esaltare dalle cose così sublimi che l’Angelo Gabriele ha detto a lei e che riguardavano precisamente il progetto di Dio su di lei.

E’ proprio della virtù della prudenza, infatti, osservare anzitutto attentamente ogni cosa, per saper discernere il bene dal male, evitando, in tal modo, ogni rischio di male per sé e per gli altri. Al riguardo, tuttavia, verrebbe subito da chiedersi: ma era mai possibile che da parte dell’Angelo Maria potesse ricevere alcunché di male o di non conveniente? Si tratta di un Angelo mandato da Dio!

La risposta a questa ragionevole domanda rimase tuttavia in sospeso, perché Maria, riflettendo prudentemente sulle parole dell’Angelo, coglie un punto che si presenta problematico nei riguardi della sua personale condizione di vergine già consacrata a Dio, per cui può subito chiedere all’Angelo come possa avvenire ciò che egli ha detto, avendo ella già consacrato la sua verginità a Dio: «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1, 34). Ossia: come potrà ella divenire Madre del Figlio di Dio senza tradire l’offerta della sua verginità a Dio? Il problema, dunque, si fa davvero grande per Maria, si fa cruciale.

Se è vero che ella avrebbe voluto subito esaltarsi al progetto di una così sublime Maternità divina, come conciliarla, tuttavia, con la sua verginità già consacrata a Dio? Può mai ella togliere a Dio ciò che già gli ha donato e che appartiene solo a Lui? Può ella non far più conto della verginità già donata a Dio?... Sono interrogativi davvero delicati e scottanti!

Prudenza e ponderatezza rispondono di no. In questo caso, soltanto Iddio poteva risolvere la cosa, perché è dovere sacrosanto della creatura salvaguardare sempre il diritto di Dio a cui apparteneva la verginità che Maria gli aveva già offerto.

Ed ecco, allora, le ultime parole chiarificatrici e riassicuratrici dell’Angelo alla vergine che si è mostrata così attenta e prudente: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque chiamato Santo e Figlio di Dio» (Lc 1, 35).

A questo punto, la conclusione di questa altissima lezione sulla virtù cardinale della prudenza è stata la risposta ultima di Maria che ora può dire all’Angelo con tutta la sua anima: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).

Voglia la “Virgo prudens” insegnare anche a noi la preziosa virtù cardinale della prudenza!