La visione dell'Inferno e le profezie di Fatima

13 luglio: anniversario della terza apparizione

Roma, (Zenit.org) Mario Piatti, I.C.M.S. | 891 hits

Senza dubbio, nel quadro delle apparizioni mariane di Fatima, quella del 13 luglio 1917 ha avuto un rilievo del tutto particolare e una vastissima risonanza “mediatica”. Tale “fortuna”, se da un lato ha contribuito notevolmente alla conoscenza e alla diffusione del Messaggio della Cova da Iria, dall’altro ha rischiato spesso di confondere le idee alla gente semplice, creando attese catastrofiche di tragici eventi e alimentando inutili e morbose curiosità. Il “cuore” di tutto, in realtà, è racchiuso nell’appello alla conversione e alla riparazione, che maternamente la Vergine rivolse al mondo, attraverso i tre piccoli e innocenti Pastorelli.

Maria Santissima, in quella occasione, tra le altre cose, disse a Lucia: “Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: o Gesù, è per amore vostro, per la conversione dei peccatori e i riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. Pronunciando tali parole, aprì le mani e “... sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco, i demòni e le anime, come se fossero brace, trasparenti e nere... ”  (dalla “Quarta Memoria” di Suor Lucia). La terribile visione rimase impressa per sempre negli occhi e nell’animo dei tre fanciulli e fu per loro un motivo di incessante preghiera e di supplica, per ottenere da Dio perdono e misericordia sul mondo.

La Vergine stessa confermò il valore “preventivo” e terapeutico di quelle orrende immagini, aggiungendo: “Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato... ” (ibidem). Seguirono i riferimenti profetici alla Seconda Guerra Mondiale, alla Consacrazione della Russia e al diffondersi dei suoi errori nel mondo, fino alla famosa “terza parte”, rivelata soltanto nel 2000, che tanto aveva fatto, fece e ancora farà discutere.

Non intendo certo addentrarmi, in questa sede, in un terreno “minato”, che probabilmente darà sempre e comunque adito a supposizioni e congetture le più disparate: mi preme piuttosto osservare due cose.

In primo luogo è evidente come, con estrema facilità, si tenda, oggi, a stemperare la portata di quella visione, attribuendola alla fantasia o alla particolare sensibilità dei Pastorelli, suggestionati da qualche racconto o da qualche rappresentazione troppo “marcata” dell’oltretomba. In realtà, il Messaggio di Fatima, nella sua fisionomia, molteplice, ricca e articolata, raccoglie armonicamente tutto il deposito di Fede, riproponendo -al distratto mondo del nostro tempo- verità troppo frettolosamente accantonate o “rimosse”, per il timore di creare un inutile “terrorismo” spirituale.

Il richiamo ai “Novissimi” (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso), invece, è quanto mai salutare per ricollocare il proprio cammino nella luce del Vangelo, abbracciato in tutte le sue dimensioni e in tutta la sua Verità. Gesù ha parlato, in diverse circostanze, del destino eterno dell’uomo e del rischio di compromettere la propria definitiva felicità. La coscienza del Male e delle sue conseguenze estreme è una salutare medicina contro l’indifferenza, la pigrizia spirituale e l’apatia, che rischiano spesso di soffocare i benefici della Grazia in noi.

L’Inferno rimane un mistero impenetrabile e la Chiesa mai, di nessuno, ha potuto né voluto affermare con certezza assoluta che si sia perduto, mentre, al contrario, attraverso le innumerevoli beatificazioni e canonizzazioni, ha espresso e continua a esprimere la certissima convinzione che tante anime siano beate in Cielo. Associate a Cristo, esse eternamente godono della visione di Dio e costituiscono un modello di vita e di fede per noi, ancora pellegrini in terra. L’esperienza dei mistici e dei Santi induce a pensare che, purtroppo, l’Inferno non sia “vuoto”, come qualche volta si è detto: non spetta a noi, però, indagare una realtà tanto oscura e indecifrabile.

Fare riferimento all’Inferno, significa piuttosto considerare finalmente con serietà la vita, che non è un gioco né un irragionevole susseguirsi di giorni e di anni, senza senso: la nostra esistenza è un compito, una missione, circoscritta al tempo prezioso che Dio, nella sua misericordia, affida a ciascuno, con un corredo di grazie e di doni sempre originali e personalissimi, in vista del Suo progetto universale di Bene.

L’Inferno, paradossalmente, è garante della “libertà” a cui il nostro cuore è chiamato, per corrispondere a quel piano di Salvezza “liberamente” (con la dignità propria, cioè, della Persona umana, creata a immagine di Dio), rendendoci così protagonisti e artefici del nostro e dell’altrui destino, nel Bene o nel Male. I bambini di Fatima, nella loro semplicità, compresero quella lezione, con una maturità inspiegabile per la loro giovanissima età e offrirono tutto il loro essere a Dio, proprio perché ogni uomo “si salvi”, ritrovi se stesso, nel tempo e nella eternità.

Accenno appena a un secondo “appunto”, direttamente connesso con la breve riflessione fin qui svolta. Alla visione dell’Inferno - come si diceva - seguirono le parole della Vergine, che indicò nella devozione al suo Cuore Immacolato lo strumento di Grazia, offerto dal Cielo, per evitare il tremendo rischio della dannazione, per sé e per gli altri. Questa è la via da percorrere, questo è il cammino da intraprendere e da approfondire, raccogliendo l’appello, sempre attuale, di Maria Santissima.

Lungi dall’essere una sterile, marginale e facoltativa devozione, essa, al contrario, sostiene la Fede, la irrora di luce evangelica e apre lo spirito ad accogliere, come la Madre del Signore, il dono della Parola di Dio e la Grazia. Fatima, in questo senso, ha da dire e da suggerire ancora moltissimo al cuore e alla coscienza dei fedeli, anche e soprattutto ai nostri giorni.