La visione della Chiesa sulla democrazia

Secondo il Vescovo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

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SALAMANCA, lunedì, 30 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Monsignor Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, ha affermato lo scorso 25 ottobre che “la democrazia è un sistema politico che difende i diritti della persona e promuove i suoi doveri” e che, intesa in questo modo, può “porsi al servizio della dimensione universale della famiglia umana”.



Il prelato ha partecipato alla giornata conclusiva del XLII Simposio di Teologia Trinitaria, che si è svolto a Salamanca a partire dal 23 ottobre, pronunciando una relazione intitolata “Unità della famiglia umana e democrazia: una visione trinitaria”.

Monsignor Crepaldi si è chiesto se la democrazia è in grado di “favorire la comunione nell’ambito della famiglia umana” ed ha affermato che la democrazia possiede questa potenzialità quando non viene considerata meramente “come una tecnica per contare le mani alzate in un’assemblea, né tanto meno come fine ultimo della vita sociale”.

“La democrazia è uno strumento al servizio della comunione tra le persone e, per poter esercitare questo ruolo, deve porsi in relazione con qualcosa che sta al di là di se stessa”, ha affermato.

Il presule ha considerato due degli elementi che caratterizzano la democrazia: “le libere elezioni” e il “dibattito pubblico”, ritenendoli tuttavia insufficienti, perché pur assicurando un “dialogo pubblico non manipolato ed una partecipazione al dibattito su questioni politiche”, si afferma un valore della democrazia limitato ai soli aspetti “procedurali”.

“Pur rispettando il dibattito pubblico e dando la parola a tutti, le democrazie possono dar luogo a violazioni significative dei diritti umani. La storia ci parla di politiche eugenetiche, stermini e genocidi, assassini in regime di democrazia comunicativa e di dibattito pubblico trasparente”, ha precisato.

Monsignor Crepaldi ha affermato che la democrazia intesa come “sistema politico che difende i diritti della persona e promuove i suoi doveri”, è un sistema che tiene conto del “criterio dell’inclusione”, e che comprende anche i restanti elementi che caratterizzano questa forma di governo.

“Una democrazia che sia veramente utile allo sviluppo di una comunità umana universale è pertanto quella intesa non solo come libertà politica ed elettorale, non solo come parità nel dibattito pubblico, ma anche e soprattutto come tutela e sviluppo della persona”, ha sintetizzato.

Il Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha riconosciuto che oggi esistono “diverse concezioni della persona” ed ha prospettato la possibilità di “stabilire una gerarchia, utilizzando il criterio dell’inclusione: se una concezione della persona risponde alle esigenze delle altre e va anche oltre, questa è quella maggiormente inclusiva”.

Per esemplificare questa idea basta ricordare “lo scontro tra il mondo cattolico e il mondo laico in merito alla procreazione assistita”, che “pone in evidenzia due visioni della persona e del suo rapporto con la libertà”.

“La prima sostiene che le libertà di coscienza e di ricerca si fondano su un qualcosa di distinto rispetto a se stesse: la dignità della persona umana, che ne costituisce il fondamento e pertanto anche il suo limite. La seconda, per contro, sostiene che le libertà di coscienza e di ricerca hanno dignità in se stesse e che sono queste a dare fondamento alla dignità della persona umana, di modo che ogni limitazione che su esse viene imposta costituisce una ferita inflitta contro l’uomo.

Appare evidente che la prima tesi è quella maggiormente inclusiva rispetto alla seconda, in quanto riconosce la dignità umana anche a chi non ha una coscienza effettiva, mentre la seconda limita la libertà alla sola presenza della coscienza”, ha spiegato.

Infine, si è domandato se “l’Occidente farà coincidere la persona e la democrazia con il nichilismo della tecnica o con la dittatura del relativismo, proponendo una concezione della persona e della democrazia troppo poco inclusive e compatibili solo con una globalizzazione ridotta ad un globalismo e con una famiglia umana vicina ma non unita”, o se al contrario “rimanendo fedele alla sua storia che fonda le sue radici a Gerusalemme, Atene e Roma, l’Occidente saprà proporre una visione 'incondizionata' della persona sulla quale costruire una democrazia come strumento per la tutela e la promozione della persona”.

Secondo monsignor Crepaldi, l’Occidente potrà realizzare questa missione se terrà conto della visione cristiana della persona, che “deriva dall’essenza trinitaria” e che riconosce la capacità di apertura dell’essere umano.

La giustificazione teologica

Monsignor Crepaldi è arrivato a queste idee sulla democrazia, partendo da una sintesi delle basi teologiche della famiglia umana fondate sulla fede cristiana ed ha giustificato “l’unità del genere umano” sulla base del concetto di “relazione” che nella Santissima Trinità si stabilisce in modo “essenziale”, rafforzando la concezione della filosofia antica che considerava questa categoria come un mero “incidente”.

Richiamando idee già espresse dal Cardinale Joseph Ratzinger nella sua opera “Introduzione al Cristianesimo”, monsignor Crepaldi ha detto che “l’idea della relazione è il nucleo centrale del concetto di persona, che è diverso e più elevato rispetto al concetto di individuo”.

“L’importanza assunta dall’elemento relazionale nel dogma trinitario consiste nel fatto che la persona ‘è’ relazione, mentre prima si riteneva che la persona, prima è, e poi si pone in relazione. La relazione diventa per la persona un elemento assoluto e non relativo”, ha precisato.

In questo contesto ha affermato anche che “la fede cristiana non ispira alcuna forma di collettivismo”, mentre “porta a prendere coscienza del fatto che l’unità e la comunione autentiche sono fondate sullo spirito, sulla libertà e che, per questo motivo non hanno bisogno di annullare le singole persone, quanto piuttosto di valorizzarle al massimo”.

“Anche l’incontro personale con Dio – incontro fra persona e Persona – non comporta alcun annullamento di se stessi in un vuoto indistinto, quanto piuttosto l’apprezzamento massimo della categoria dell’incontro personale”, ha aggiunto.

Il prelato ha considerato che “questa chiave di lettura” consente di liberare dal “nichilismo della tecnica” “l’interdipendenza creata dalla globalizzazione”, e di dargli un nuovo senso.

“La tecnica non può creare comunità e il nichilismo della tecnica può senza dubbio guastare la comunione e impedire un incontro reale tra persone e popoli. La tecnica può farci più vicini, ma non più uniti. Per questo dicevo all’inizio che la tecnica corre il rischio anche di nascondere o persino di annullare il significato profondo, autenticamente umano, della dimensione universale della famiglia umana”, ha precisato.

Il Simposio di Teologia Trinitaria viene organizzato da più di 40 anni dall’Editorial Secretariado Trinitario. In collaborazione con la Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia di Salamanca (UPSA), le riflessioni del Simposio si sono strutturate intorno al tema “La Santissima Trinità e la Pace”.