La vita come pellegrinaggio tra promessa, fede e obbedienza

Si è concluso in Svizzera il convegno annuale delle Suore Missionarie Italiane

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ROMA, martedì, 11 settembre 2012 (ZENIT.org) - La vita come pellegrinaggio tra promessa, fede e obbedienza è stato il tema che le Suore Missionarie Italiane hanno scelto per il loro convegno annuale, concluso a Engelberg (Svizzera) sei giorni fa.

Il convegno - iniziato il 31 agosto scorso - ha avuto la partecipazione di Sr. Filippa Castronovo della Congregazione delle Figlie di San Paolo come relatrice e di Sr. Etra Modica della Congregazione delle Suore Missionarie Scalabriniane, come rappresentante dell’USMI. Quaranta erano le religiose appartenenti a diverse congregazioni che operano pastoralmente in Svizzera da oltre 50 anni, tra e con i connazionali italiani.

Il tema del Convegno, organizzato dalla Delegazione delle Religiose Missionarie Italiane, ha preso ispirazione dalla convocazione da parte di papa Benedetto XVI dell’Anno della Fede, che inizierà il prossimo 11 ottobre.

Nei tre giorni di convegno le missionarie italiane hanno percorso le tappe fondamentali del cammino di fede di Abramo e Sara, evidenziando la regia invisibile e sapiente di Dio che fa partire Abramo, cammino da lui intrapreso che diviene paradigma per ogni credente.

La riflessione poi è culminata nel Nuovo Testamento che invita a camminare «tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento».  Grazie a questo sguardo «corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (cfr. Eb 12,1b).

“Un incontro ben preparato, carico di simpatia a cui volentieri partecipo – ha dettoDon Carlo De Stasio, coordinatore nazionale delle missioni di lingua italiana in Svizzera nel suo saluto iniziale - se non vogliamo sciupare la nostra vita dobbiamo sempre mantenerci come homo viator, uomini e donne viandanti, per non perdere le domande esistenziali, da dove veniamo e verso dove siamo diretti, per andare controcorrente rispetto alla mentalità odierna dell’uomo contemporaneo che vive un paradosso: si muove ma non sa dove deve andare, si muove ma non cammina”.

Sr. Etra Modica, rappresentante dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia e della Fondazione Migrantes, ha comunicato le varie iniziative promosse dall’USMI in occasione del suo 50° di vita. La religiosa ha inoltre informato che per quest’anno giubilare è stato pubblicato il libro Tra memoria e profezia, in cui si passano in rassegna i tanti avvenimenti celebrativi di vita, i numerosi e incalcolabili momenti di formazione per le Religiose italiane e straniere. “Anche la Fondazione Migrantes celebra il suo 25° di esistenza – ha aggiunto - USMI e Migrantes sono due Enti legati alla vita delle religiose missionarie italiane, che nel corso della loro storia hanno visto sviluppare la presenza delle suore  per gli emigrati italiani in Europa”.

Con coraggio le religiose hanno iniziato a riflettere e a mettere in cantiere l’aggiornamento dello Statuto che regola la loro presenza in Svizzera. Con speranza - senza voler fuggire dalla storia - costrette dall’età e dal non ricambio di personale a ridimensionare la loro presenza pastorale, le missionarie italiane riaffermano la loro disponibilità a rimanere nella missione, non tanto per non far chiudere o non far morire le missioni cattoliche italiane, ma per comprendere i molti cambiamenti che coinvolgono la società svizzera e la chiesa locale. Desiderano essere presenti e impegnate nei nuovi percorsi pastorali ed educativi.

Un altro cambiamento è dato anche dalla presenza di religiose e laiche di nazionalità colombiana a servizio della comunità italiana: sono opportunità per le religiose fino ad ora appartenenti ad una sola nazionalità, quella italiana. Voler rimanere in un solo posto e con una sola lingua vuol dire fuggire dalla storia, queste nuove nazionalità presenti nella pastorale svizzera ci ricordano che la vocazione dell’umanità è diventare famiglia di popoli, e Sr. Filippa ha ricordato che la vocazione umana si costruisce giorno dopo giorno, tramite le relazioni, nella diversificazione delle culture e nella disseminazione delle nazioni su tutta la superficie della terra.

Con l’illuminazione di queste parole, Sr. Ermelinda Pettenon, delegata per le religiose missionarie italiane in Svizzera, ha salutato con commozione e sincera gratitudine le quattro missionarie della Congregazione delle Maestre di Santa Dorotea (Sr. Fiorenza, Sr. Jolanda, Sr. Valentina e Sr. Anna Francesca), che rientrano in Italia. Le missionarie hanno reso il loro servizio pastorale-educativo a Bäch (Zurigo).  La delegata le ha invitate ora a portare la Storia - con la S maiuscola - di chi vive all’estero, sia degli emigrati sia delle religiose. Certamente oggi le congregazioni religiose femminili in emigrazione si misurano con le nuove prospettive dettate dalle nuove scelte pastorali che la stessa chiesa svizzera sta facendo, ma questo impegno le religiose stanno tentando di portarlo avanti con il volontariato prestato dai laici presenti anche a questo convegno.