"La vita delle parrocchie è l'Eucarestia"

Si conclude, a Orvieto, la 62a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, organizzata dal Centro di orientamento pastorale (COP)

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ORVIETO, sabato, 30 giugno 2012 (ZENIT.org) - Si è chiusa giovedì, 28 giugno, a Orvieto la 62a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, organizzata dal Centro di orientamento pastorale (COP), con la diffusione della tradizionale “lettera”, quest’anno dedicata “alla parrocchia senza Eucaristia”.

“L’Eucaristia per la vita del mondo. La comunità cristiana contempla e testimonia” il titolo di quest’edizione, che ha visto la presenza di oltre 150 partecipanti, che giovedì mattina hanno ascoltato la relazione di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, prima delle conclusioni di mons. Domenico Sigalini, presidente del COP e vescovo di Palestrina.

“Una parrocchia senza Messa – si legge in un passaggio della lettera – non è una parrocchia povera solo perché non c’è un prete che celebra, ma è privata di quella comunione che Dio Padre sa offrire come irruzione nelle nostre logiche ristrette con la logica eucaristica che apre alla contemplazione e chiede testimonianza.

La vita della vostra parrocchia è l’Eucaristia. La parrocchia si spegne e muore quando progetta senza contemplare l’agire di Dio; troverà sempre la sua vitalità quando si porrà in ginocchio per adagiare davanti all’Eucaristia la vita a tutto tondo. Di qui nasce la testimonianza capace di generare relazioni, quell’amare, servire, donare nella gratuità, senza presentare scontrini e ricevute di rimborsi spese, perché ci si è spesi per gli altri, il che è proprio lo stile eucaristico”.

“La Chiesa stessa vive una situazione di ‘transizione’”, ha ricordato mons. Sigalini in conclusione della Settimana. “Da un lato è consapevole di dover abbandonare le forme tradizionali della sua azione pastorale e, dall’altro, percepisce con chiarezza di non essere ancora riuscita ad individuare forme nuove che intercettino le domande della postmodernità in una rinnovata fedeltà al Messaggio da trasmettere. A complicare questo momento di passaggio c’è la diminuzione piuttosto consistente del numero dei praticanti, delle risorse di clero e di laici – segnatamente di quelle che tradizionalmente hanno rappresentato il suo punto di forza –, di famiglie e giovani. Non c’è aria di resa, ma di fatica, una certa ansia da sopravvivenza che incide sulla qualità dell’evangelizzazione”.