La vita e la famiglia vittime del relativismo etico, constata il Papa

Presenta la legge naturale come criterio oggettivo

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 12 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Senza il rispetto della legge naturale, la vita, la famiglia e la società diventano vittime del relativismo etico, ha spiegato Benedetto XVI questo lunedì.



E’ il messaggio che ha lasciato nel corso dell’udienza concessa ai circa 200 partecipanti al Congresso internazionale sul diritto naturale, promosso dalla Pontificia Università Lateranense.

Il discorso del Papa è iniziato constatando le evidenti contraddizioni del momento presente, caratterizato dal progresso tecnologico.

“Vediamo tutti i grandi vantaggi di questo progresso, ma vediamo sempre più anche le minacce di una distruzione del dono della natura per la forza del nostro fare”, ha osservato.

“E c’è un altro pericolo, meno visibile, ma non meno inquietante – ha aggiunto –: il metodo che ci permette di conoscere sempre più le strutture razionali della materia ci rende sempre più incapaci di vedere la fonte di questa razionalità, la Ragione creatrice”.

Per questo motivo, il Vescovo di Roma ha sottolineato l’“urgenza” di riflettere sul tema della legge naturale, quale sorgente di norme, che precedono qualsiasi legge umana e non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno.

Il numero 1954 del Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che “l'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna”.

In questo discernimento, il Papa ha sottolineato in particolare “il principio del rispetto per la vita umana, dal suo concepimento fino al suo termine naturale, non essendo questo bene della vita proprietà dell’uomo, ma dono gratuito di Dio”.

“Tale è pure il dovere di cercare la verità, presupposto necessario di ogni autentica maturazione della persona”, ha aggiunto.

Il Papa ha denunciato i condizionamenti imposti dall’imperante “positivismo giuridico”, in base al quale sono gli “interessi privati” ad essere “trasformati in diritti”, quando invece a fare da base a “ogni ordinamento giuridico sia interno che internazionale” è e resta oggi la lex naturalis.

“La legge naturale è in definitiva il solo, valido baluardo contro l’arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica”, ha segnalato.

“La prima preoccupazione per tutti, e particolarmente per chi ha responsabilità pubblica, è quindi aiutare perché possa progredire la coscienza morale. Questo è il progresso fondamentale e senza questo progresso tutti gli altri progressi non sono veri progressi”, ha continuato.

Le “applicazioni concrete” di quanto affermato Benedetto XVI le individua anzitutto nel rispetto della famiglia, intesa come “quell’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore” e quindi un “vincolo sacro”, come afferma il Vaticano II, che “non dipende dall’arbitrio dell’uomo”.

“Nessuna legge fatta dagli uomini può perciò sovvertire la norma scritta dal Creatore, senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso fondamento basilare. Dimenticarlo significherebbe indebolire la famiglia, penalizzare i figli e rendere precario il futuro della società”.

“Sento il dovere di affermare ancora una volta che non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente lecito”, ha osservato.

“La tecnica quando riduce l’essere umano ad oggetto di sperimentazione finisce per abbandonare il soggetto debole all’arbitrio del più forte”.

Per questo motivo, il Papa ha rivolto un appello agli uomini di scienza: “Gli scienziati devono anche contribuire ed aiutare a capire in profondità la nostra responsabilità per l’uomo e per la natura affidatagli”.

“Su questa base è possibile e necessario sviluppare un fecondo dialogo tra credenti e non credenti, tra teologi, filosofi, giuristi, uomini di scienza che possono fornire anche ai legislatori un materiale prezioso per il vivere personale e sociale”, ha concluso.