La Vita ha scambiato la tomba con il cielo

Lectio Divina di monsignor Francesco Follo per la Domenica di Pasqua

Parigi, (Zenit.org) Mons. Francesco Follo | 900 hits

Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi ai lettori di Zenit la seguente riflessione sulle letture liturgiche della Domenica di Pasqua. 

Come di consueto, il presule propone anche una lettura patristica.

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LECTIO DIVINA

La Vita ha scambiato la tomba con il cielo: Gesù è risorto, ha distrutto la morte ed è luce di amore per il nostro cammino 

Domenica di Pasqua di Risurrezione – Anno C - 31 marzo 2013.

Rito romano

At 10, 34a. 37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9 

Rito Ambrosiano

At 1,1-8a; Sal 117; 1Cor 15,3-10a; Gv 20,11-18

1) La prima di tutte le Domeniche.

Il primo giorno della settimana è la domenica, giorno in cui si celebra il fatto che Cristo è risorto. Cristo risorge nella notte prima che il sorgere del sole illumini questa giornata di festa.

La prima di tutte le Domeniche è un giorno nato da due notti speciali: quella dell'Incarnazione in cui il Verbo si fece carne, e quella della Risurrezione in cui la carne indossò l'eternità, in cui si aperse il sepolcro, vuoto del Corpo di Cristo che ha svuotato la potenza della morte. Cristo risorto ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con il suo, con quell'immenso soffio di vita, che unisce incessantemente il visibile e l'invisibile, la terra e il cielo, il Verbo e la carne, il presente e l’Eterno. 

A Pasqua, il primo di tutti i giorni del Signore, Dio rinnova il mondo e dice di nuovo: “Sia la luce!”. Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclisse solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno – la creazione ricomincia tutta nuova. “Sia la luce!”, dice Dio, “e la luce fu”.

Gesù risorge dal sepolcro: la vita è più forte della morte, il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio. la verità è più forte della menzogna.

Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, Egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi (cfr Benedetto XVI, 7 aprile 2012).

Preghiamo il Signore, Creatore e Amore, perché faccia scaturire dall’oscurità del mondo la luce del suo Figlio: nella notte del Natale, nella notte della Risurrezione, nella notte della nostra umanità faccia scaturire quello che noi speriamo: l’incontro con Cristo, la vicinanza con Cristo, la conoscenza di Cristo e l’amore che ci unisce a Lui.

Preghiamo fissando in primo luogo le piaghe gloriose di Cristo e contempliamo la Croce, sulla quale Cristo “ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore” (S. Benedetta della Croce – Edith Stein). Poi con San Agostino, che ha vissuto un’esperienza di peccato come la Maddalena, preghiamo: “Ma che cosa amo amando Te? Non la bellezza di un corpo, non il fascino passeggero della terra, non la candida luce amica di questi occhi, non la carezza di dolci melodie di canti dogni specie, non il profumo di fiori, di unguenti, di aromi, non la manna né il miele di abbracci carnali. Non amo queste cose, quando amo il mio Dio. E tuttavia nellamare Lui amo una certa luce, una sorta di voce e di profumo e di cibo e un tipo di abbraccio che sono la luce, la voce, il profumo, il cibo, labbraccio delluomo interiore che è in me, dove splende alla mia anima una luce che nessun fluire di secoli può portar via, dove si espande un profumo che nessuna ventata può disperdere, dove si gusta un sapore che nessuna voracità può sminuire, dove si intreccia un rapporto che nessuna sazietà può spezzare. Tutto questo io amo, quando amo il mio Dio ” (SantAgostino dIppona, Le Confessioni, X, 6, 8).

2) I primi incontri con Cristo-Luce.

Ma Maria Maddalena non sa ancora che il giorno della gioia senza fine era già iniziato. Quindi piena di dolore va alla tomba di Gesù, perché ha nostalgia di Lui (avessimo noi come lei questa nostalgia del Cielo) e vuole completare l’unzione, che lei aveva iniziata tempo prima quando lavò i piedi di Gesù con le sue lacrime e li unse con un profumo che valeva 300 denari (dieci volte di più del prezzo pagato a Giuda per il suo tradimento – con 30 denari restituiti da Giuda i capi comprarono un campo per i pellegrini che morivano a Gerusalemme).

Nell’alba di questo giorno di festa -che per Maria Maddalena è ancora un giorno di tristezza perché non sa ancora che il suo Gesù è risorto- questa donna è consolata almeno dal pensiero che questo “fraterno amico” è morto perché ha voluto bene a lei e a tutti i discepoli, Giuda compreso.   Maria va al sepolcro, preoccupata di come togliere la lastra di pietra che chiudeva il sepolcro, per potere completare l’unzione mortuaria, prescritta dalla legge mosaica e dal suo amore di donna salvata da Redentore. E piange (si veda il Vangelo ambrosiano di oggi) perché la tomba era vuota: non sa ancora che era diventata come un tabernacolo da cui il Corpo di Cristo risorto è uscito e può essere mangiato.

Non immagina che il Cristo Signore, Luce d’eternità, aveva spazzato via non una ma due lastre: quella di pietra sul sepolcro e quella, ancora più pesante e inamovibile della morte sul suo corpo immolato del Salvatore e sul cuore della Maddalena.

Questa donna fu la prima a costatare che la morte aveva lasciato la sua presa sulla preda.

Fu la prima nella fede perché fu la prima nell’amore, ed ebbe il premio dell’amore.

Ricevuta la notizia stupefacente portata agli Apostoli dalla prediletta di Cristo, da colei che la Liturgia delle Chiese Orientali chiama Isoapostola (uguale agli apostoli) della Risurrezione, Pietro e Giovanni corsero al sepolcro, perché sono quelli il cui amore è più grande che corrono più veloci degli altri. Arrivati videro che Cristo aveva mantenuto la parola profeticamente annunciata più volte: Come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre della balena, così il Figlio delluomo starà tre giorni e tre notti nel cuore della terra (Mt 12,40).Lo consegneranno ai gentili per farlo schernire, flagellare, e crocifiggere, e il terzo giorno risorgerà” (Mt 20,19).Distruggete questo Tempio, e in tre giorni lo ricostruirò. Ma Egli parlava del Tempio del Suo Corpo (Gv. 2,19-20).Dopo che sarò risuscitato vi precederò in Galilea (Mc 14,28).Comandò loro di non dire a nessuno le cose che avevano visto finché il Figlio delluomo non fosse risorto dai morti. Ed essi osservarono lordine, chiedendosi tuttavia fra di loro che cosa significasse questo: Quando fosse risorto dai morti’” (Mc 9,9-10).

Erano stupefatti. Dopo giorni passati nella desolazione, perché sembrava che tutto fosse irrimediabilmente perduto, ecco l’avvenimento di luce, che mostra come la violenza, l’ingiustizia, l’infamia e la morte non hanno avuto l’ultima parola. Un fatto che permette di vedere chiaro: sono illuminati dalla luce di Cristo, luce santa e colma dell’amore di Dio.

3) Evangelizzatori della Luce, che salva.

Senza la luce di Dio nessun uomo si salva.
Essa fa muovere all’uomo i primi, timorosi passi: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrà paura?” (Sal 26/27, 1);
essa lo conduce nel pellegrinaggio della fede verso l’alto: “Manda la tua verità e la tua luce, siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo alle tue dimore” (Sal 42/43, 3).
 Se vogliamo continuare a possedere questa luce di Dio, preghiamo.


Cristo è risorto non per allontanarsi da noi, ma per farci risorgere insieme con lui nel suo Regno, i cui confini sono la luce e l’amore.

Più guarderemo a Cristo risorto, più i nostri occhi rifletteranno la luce dei suoi occhi. L’importante che il nostro sguardo si faccia preghiera (=contemplazione), riconoscenza (=eucaristia) e dono di amore che perdona le offese.

E ciò accadrà se, come Maria Maddalena, andremo da Cristo addolorati per averLo perduto. Allora le lacrime purificheranno i nostri occhi che tersi, puliti potranno riflettere la Luce di Cristo, Luce che libera, Amore che redime, Bene che colma i nostri cuori. A noi che meschinamente e frequentemente ci accontentiamo di promesse di felicità, di parole di amore, di righe di luce, Cristo Luce ci fa uomini e donne di luce, testimoni della Luce, che da vita piena. Noi che non solo siamo affascinati dalla luce, la Luce è la nostra vocazione.

Questa vocazione è vissuta in modo particolare dalle Vergini consacrate, che ricevono il cero o la lampada illuminata per aver cura di conservare la luce del Vangelo che salva ed essere sempre pronte all’incontro con lo Sposo che viene (cfr Rito di Consacrazione delle Vergini, n. 28). Queste donne sono chiamate ad evangelizzare mediante la santità e la preghiera. Il modo di Evangelizzazione che le Vergini Consacrate sono chiamate a vivere e vivono è quello di comunicare la Sua luce, divenendo lampada che porta la luce della Presenza adorabile dell’eterno amore, mediante la loro sollecitudine umana di donne dedicate a Dio. 

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LETTURA PATRISTICA 

LETTURE PATRISTICHE DALLA PRIMA APOLOGIA DI S. GIUSTINO (100-165 D.C), MARTIRE E FILOSOFO.

SullEucaristia domenicale

1. Da allora, la domenica, giorno della Risurrezione, noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri.

2. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.

3. E nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.

4. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.

5. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: "Amen". Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.

6. I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno.

7. Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine che abbiamo presentato anche a voi perché le esaminiate.

Nel giorno chiamato del Sole si fa l'adunanza di tutti nello stesso luogo, dimorino in città o in campagna, e si leggono le memorie degli apostoli e gli scritti dei profeti, finché il tempo lo permette. Quando il lettore ha terminato, chi presiede con un sermone ci ammonisce ed esorta all'imitazione di quei begli esempi. Poi tutti insieme ci leviamo e innalziamo preghiere; e, avendo noi terminato le preghiere, si porta pane, vino ed acqua e il capo della comunità fa similmente orazioni e azioni di grazie con tutte le sue forze, e il popolo acclama dicendo l'Amen, e si fa a ciascuno la distribuzione e la spartizione delle  cose consacrate e se ne manda per mezzo dei diaconi anche ai non presenti. I ricchi, invero, e quelli che vogliono, ciascuno a suo piacere dà ciò che vuole, e quello che si raccoglie viene depositato presso il capo; ed egli soccorre gli orfani e le vedove, e quelli che sono bisognosi per malattia o per altra ragione, quelli che sono carcerati e gli ospiti forestieri, e senza eccezione ha cura di tutti quelli che hanno bisogno. Ci aduniamo tutti nel giorno del sole, perchéè il primo giorno in cui Dio, avendo mutato la tenebra e la materia, creò il mondo e Gesù Cristo nostro salvatore nello stesso giorno risuscitò dai morti; infatti la vigilia del giorno di Saturno lo crocifissero e nel giorno dopo quello di Saturno, il quale è il giorno del sole, comparso agli apostoli suoi e discepoli insegnò queste cose, che abbiamo presentate anche al vostro esame” (Giustino, Prima Apologia, 67, 3-7: M. Simonetti - E. Prinzivalli, Letteratura cristiana antica,  Casale Monferrato, 1996, I, pp. 223-225)

Breve biografia di San Giustino (n. ca 100 – m. ca 165 d.C).

Questo Padre della Chiesa nacque intorno all’anno 100 presso l’antica Sichem, in Samaria, in Terra Santa. Cercò a lungo la verità, pellegrinando nelle varie scuole della tradizione filosofica greca. Finalmente – come egli stesso racconta nei primi capitoli del suo Dialogo con Trifone – un misterioso personaggio, un vegliardo incontrato lungo la spiaggia del mare, lo mise dapprima in crisi, dimostrandogli l’incapacità dell’uomo a soddisfare con le sole sue forze l’aspirazione al divino. Poi gli indicò negli antichi profeti le persone a cui rivolgersi per trovare la strada di Dio e la «vera filosofia». Nel congedarlo, l’anziano lo esortò alla preghiera, perché gli venissero aperte le porte della luce. Il racconto adombra l’episodio cruciale della vita di Giustino: al termine di un lungo itinerario filosofico di ricerca della verità, egli approdò alla fede cristiana. Fondò una scuola a Roma, dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, considerata come la vera filosofia. In essa, infatti, aveva trovato la verità e quindi l’arte di vivere in modo retto. Fu denunciato per questo motivo e venne decapitato intorno al 165, sotto il regno di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo a cui Giustino stesso aveva indirizzato una sua Apologia.