La vita non può essere sprecata per gioco

Il cardinale Bagnasco denuncia il gioco d'azzardo e propone di far ritrovare all'uomo verità e bellezza

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di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 24 febbraio 2012 (ZENIT.org).-“La vita non è un colpo di fortuna. Oggi si vuol far credere che la sostanza del tempo risiede nel successo e nell’apparenza, nella quantità delle esperienze gratificanti; e che per ottenere questa patina luccicante sia inevitabile tentare la sorte e giocarsi le sostanze”.

Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco in conclusione del convegno sul gioco d’azzardo, promosso dalla Fondazione Antiusura e svoltosi a Genova oggi 24 febbraio.

L’arcivescovo di Genova ha ricordato che in Italia ci sono un milione e ottocentomila giocatori a rischio, di cui ottocentomila sono da considerarsi “malati” perché giocatori patologici e compulsivi; e che nel gioco d’azzardo nello scorso anno sono stati bruciati circa ottanta miliardi, quasi il doppio della manovra “salva Italia” del Governo Monti.

Inoltre, è ormai risaputo che a Genova sono fiorenti 46 mini-casinò, i quali hanno coinvolto un numero esorbitante di minorenni. Questi pochi dati fanno comprendere che si èdi fronte ad una vera emergenza sociale.

“Ma non si tratta solo delle proprie risorse, - ha sottolineato il porporato - si tratta anche e in primo luogo di qualcosa di spirituale, di intimo, che non si vede e non si pesa, che non si compra, ma che vale la vita stessa, che definisce l’uomo non in ciò che ha, ma in ciò che è”.

Secondo il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) “uscire dall’orizzonte della propria anima per diventare un inseguitore forsennato e ossessivo dell’azzardo, significa, dunque, non solo rimetterci i propri beni, ma il bene che ognuno è per se stesso, e quindi impoverire la società intera”.

E’ quindi necessario “arginare la piaga del gioco d’azzardo, che si rivela come abbruttente dipendenza che deforma l’umano dell’uomo e sconquassa le famiglie”

Come soluzione al problema l’Arcivescovo di Genova ha proposto una “nuova cultura” fondata su un umanesimo relazionale e aperta al bene ed alla Trascendenza.

A questo proposito il cardinale Bagnasco ha proposto un “educazione piena, che trova il paradigma e la sorgente nel Signore Gesù” che ci parla della vita come “dono e compito”, come “libertà e responsabilità”, che richiede il gusto della ”fedeltà al lavoro come cifra dell’esistenza comune,” e la “soddisfazione di far bene il proprio dovere”.

Per aiutare l’uomo a ritrovare se stesso, la sua verità e bellezza, il porporato ha proposto un “progetto educativo” coniugato dalla “società educante”.

Secondo il Presidente della CEI è necessario che la società nel suo complesso faccia un salto di responsabilità e di qualità: dalle istituzioni ai vari gruppi associati, (…)ognuno deve fare la sua parte in chiave di rigore e di coerenza, perché le giovani generazioni siano ammirate e contagiate da stili reali e virtuosi, da esempi che hanno qualcosa da dire di importante e di vero”.

“I giovani - ha aggiunto - hanno l’istinto del vero e del bene, sentono la nostalgia dell’Assoluto e del Trascendente, e cercano e pretendono di trovarlo in chi è più avanti nella vita. Ne hanno diritto”.

Il cardinale Bagnasco ha concluso dicendo che “sarà soprattutto una educazione nuova e vera la prevenzione migliore per reagire positivamente non solo alla piaga del gioco d’azzardo, ma ad ogni altro devastante miraggio”.