“La vita religiosa deve ritornare ad essere trasparenza del volto di Cristo nel mondo”

Intervista con la Superiora Generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù

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ROMA, martedì, 21 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Suor Lina Colombini, attuale Superiora Generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, afferma che “la vita religiosa deve ritornare ad essere trasparenza del volto di Cristo nel mondo”, nonostante le sfide del contesto odierno.



“Il mondo di oggi ha più bisogno di testimoni che di maestri, cioè della testimonianza trasmessa nella vita”, sottolinea.

Questo perché, “viviamo in un mondo che ha tutto, ma non è soddisfatto, perché manca dell’essenziale”, spiega suor Lina in questa intervista concessa a ZENIT nello studio della Curia Generalizia di Roma.

Suor Lina Colombini è nata nella Provincia di Lodi ed è entrata nella congregazione a Milano. Dopo il noviziato è rimasta per quattro anni nella casa della prima fondazione a Cotogno, prima di andare negli Stati Uniti, poi in Australia e poi nuovamente negli Stati Uniti.

Una volta ritornata in Italia ha assunto l’incarico di Superiora della Provincia Italiana,
quindi l’incarico di Assistente Generale per l’Europa, dirigendo anche per molti anni la clinica “Columbus” di Roma. Nel 2002 è stata eletta Superiora Generale per la seconda volta.

La Congregazione da lei diretta, improntata ad uno spirito fortemente missionario, è stata fondata nel 1880 da Santa Francesca Saverio Cabrini, la prima “Santa Cittadina Americana” che è stata elevata agli onori degli altari da Papa Pio XII nella prima canonizzazione dopo la Seconda Guerra Mondiale e proclamata dallo stesso Pontefice, nel 1950, Patrona universale degli emigranti.

Quest’anno le Missionarie del Sacro Cuore festeggiano il 60° anniversario della canonizzazione della loro fondatrice avvenuta il 7 luglio del 1946.

Come si situa la Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di
Gesù in un contesto come quello odierno che tende a non guardare con interesse alla vita religiosa?


Colombini: Questa è una delle domande che frequentemente mi pongo, specialmente in questo periodo, in cui ci avviciniamo al Capitolo generale, e che penso spesso di proporre alla Congregazione. La cosa sulla quale sto riflettendo è una ri-lettura oggi delle Costituzioni, che nel nostro caso sono state approvate nel 1980, dopo il Capitolo straordinario. Ri-lettura questa che vorrei riproporre nel prossimo incontro, in modo da coinvolgere tutte le suore dell’Istituto in una riflessione su questo aspetto.

Ri-leggere le Costituzioni oggi alla luce del magistero della Chiesa, delle nuove sfide della societ, credo che questo, a mio modo di vedere, sia importante perché la vita religiosa ritorni ad essere veramente quello che deve essere, trasparenza del volto di Cristo nel mondo e su questo penso che c’è tanto da fare. Soprattutto dobbiamo convincerci del significato vero della vita consacrata, che forse si è andato un po’ diluendo in questi anni.

Ho l’impressione che oggi la vita religiosa sembra destare poco interesse. Ma perché ha poco interesse? Forse si è annacquata, forse ha assunto diversi atteggiamenti, forse non dice più nulla al mondo di oggi. Un giovane si potrebbe forse chiedere: ma che differenza c’è tra la vita religiosa e il volontariato in una delle diverse parti del mondo? Questo è quello che deve recuperare la vita religiosa, il suo vero volto, quello di Cristo.

Ho l’impressione che si segua un po’ l’andazzo del mondo: tutto bello, tutto buono, belle celebrazioni, poi tutto finisce e ricomincia senza continuità. Abbiamo bisogno che la formazione si nutra di atti continuativi e ripetitivi che diventano abito, virtù. Abbiamo bisogno di esercitarci, non solo di acquisire nozioni.

Il Campo della formazione deve trovare inoltre supporto nella vita di comunità. Ora si dà poca importanza alla vita di comunità ed è subentrato l’individualismo, il personalismo, la professionalità, cose che hanno diminuito il valore della vita comunitaria. Per poter crescere abbiamo bisogno degli altri, e senza confronto la formazione ha poco da dire. Credo che tra i documenti della Chiesa e le nostre Costituzioni abbiamo ancora molto da assimilare.

Può indicare alcuni aspetti di questa ri-lettura delle vostre Costituzioni, che mira a recuperare l’interesse per la vita religiosa?

Colombini: Certamente, prima di tutto partiamo dal significato della vita religiosa. Oggi tutti noi ci lamentiamo che vi è una mancanza di vocazioni, che siamo poche, che invecchiamo, però io penso che la mancanza di vocazioni sia una provvidenziale grazia di Dio, io la chiamo così, perché forse la vita religiosa è chiamata ad essere il lievito nella massa e il lievito, è una piccola parte rispetto alla massa, ma questa piccola parte deve essere capace di far fermentare il tutto.

Ma se non siamo più capaci di essere il lievito, certo che non diciamo più niente. È una sfida e credo che sia una sfida delle più importante di oggi, perché mai come oggi la società ha bisogno di trascendere.

Viviamo in un mondo che ha tutto, ma non è soddisfatto, perché manca dell’essenziale, allora la vita religiosa deve essere capace di riproporre questa essenzialità. Penso che prima di tutto dobbiamo viverla, perché non serve declamarla con le parole. Paolo VI a suo tempo diceva: il mondo d’oggi ha più bisogno di testimoni che di maestri, cioè della testimonianza trasmessa nella vita, se non siano convinti noi come possiamo contagiare gli altri?

La vostra fondatrice, Madre Francesca Saverio Cabrini, aveva un fiuto speciale per i mezzi di comunicazione. Si può dire che fosse una “donna mediatica”?

Colombini: Alcuni biografi, come scrittrice Lucetta Scaraffia, presentano Madre Cabrini come una donna del Novecento con il Vangelo in una mano e il giornale nell’ altra. Lei era una donna totalmente immersa nella realtà del mondo e totalmente immersa in Dio, ed è questo un tratto tipico della vita religiosa.

Io credo che abbiamo molto da imparare dalla nostra fondatrice: una donna appassionata per Cristo (come diceva l’ultimo Convegno sulla Vita Consacrata) e appassionata per l’uomo. Ma non si può essere appassionati per l’uomo senza essere appassionati per Cristo.

Io penso che Madre Cabrini fosse una comunicatrice per eccellenza, possedeva veramente questa virtù in se stessa. Questo si nota dal suo epistolario che è molto ricco, noi stesse abbiamo più di 2200 lettere e scritti autografi, di quello che abbiamo potuto ricuperare, ma siamo sicure che tanti sono andati persi o la gente non li ha consegnati. Allora naturalmente non c’erano i telefoni, la radio, la televisione, i computer, e si legge nelle sue memorie, che lei ogni giorno scriveva una lettera, specialmente alle suore, che erano responsabili di diversi settori dell’Istituto.

Aveva intessuto quasi una rete di comunicazione con tutte le sue suore. Credo che se vivesse oggi, userebbe i mezzi moderni di comunicazione, come userebbe i mezzi moderni di trasporto. Certamente i suoi viaggi e le lettere sarebbero molte di più.

In che modo continuate a dare una continuazione a questa sua intuizione?

Colombini: Noi siamo una piccola Congregazione di 450 suore. Il nostro carisma specifico non è quello della comunicazione, certamente la comunicazione non è trascurata, perché personalmente vedo che nelle province e nelle regioni c’è questo contatto continuo.

I mezzi di comunicazioni possono raggiungere tantissime persone. Ora le sorelle scrivono tramite la posta elettronica con regolarità. Credo che la comunicazione nel contesto della evangelizzazione odierna sia importantissima, perché viviamo nel mondo mediatico, nel quale la comunicazione e l’immagine sono diventati i mezzi essenziali per la diffusione del Vangelo. Nei posti di missione, anche dove abbiamo pochi mezzi cerchiamo di far tesoro: l’uomo di oggi capta l’immagine. Il sito internet ufficiale della Congregazione non è del tutto completato ad oggi, ma ci sono parecchi links, perchè quasi tutti le nostre istituzioni hanno un loro sito.

Perché avete deciso di fondare una nuova Missione in Messico e quali sono le vostre principali sfide?

Colombini: Nel nostro caso specifico, la risposta è perché abbiamo più facilità per via della lingua, e di conseguenza è anche più facile per le suore. Andiamo in Messico, perché io credo fermamente che un Istituto missionario oggi deve mantenere viva la sua identità, che è un’identità missionaria, anche se la congregazione soffre di vocazioni, questo non deve impedire la missione ad gentes, anzi credo che deve essere una priorità.

Lo scopo di una nuova Missione è l’evangelizzazione, far conoscere Gesù, portarlo fino agli ultimi confini della terra, perciò questo è il motivo principale. L’evangelizzazione è la prima cosa che ci ha chiesto il Vescovo, monsignor Ricardo Watty Urquidi, M.Sp.S., della diocesi di Nuevo Laredo. Quindi ci dedicheremo alla evangelizzazione, specialmente nelle zone rurali e poi, naturalmente, a quello che potremmo fare se il Signore ci concederà di aprirla come noi speriamo.

L’altra ragione è che Nueva Laredo si trova al confine del Messico con gli Stati Uniti, a non troppo distanza dal Texas: il confine dove parecchi emigranti passano dal Messico agli Stati Uniti, un confine segnato da problemi gravissimi ultimamente. Perciò vi è anche questo aspetto di immigrazione non indifferente. Noi speriamo nell’apertura della Missione a metà di quest’anno. Abbiamo avuto i contatti e speriamo che diventi realtà al più presto.

Lei personalmente quale sogno ha per i prossimi anni, in special modo per quanto riguarda il progetto culturale cabriniano?

Colombini: Io sogno per i prossimi anni di veder rifiorire le nostre comunità nel vero spirito della Congregazione, perché sono convinta che se non si parte da qui potremo dire poco al mondo. La cultura passa attraverso gli atteggiamenti, che diventano cultura, stile di vita, una nuova cultura di vita religiosa capace di infiammare il mondo.

Quest’anno celebreremo anche il sessantesimo anniversario dalla canonizzazione di Madre Cabrini, perciò abbiamo un motivo in più per richiamarci alla vera essenza della nostra vocazione. Più che manifestazioni esteriori dobbiamo recuperare l’altro. Il progetto che avrei in mente è di utilizzare i santuari cabriniani come centri di evangelizzazione, anche con i mezzi di comunicazione moderni. Ora stiamo studiando le possibilità, cercando di dare un messaggio che arrivi al cuore delle persone.

Uno dei santuari in Italia si trova a Codogno, che è la casa dove Santa Cabrini ha fondato l\'Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù nel 1880 e dove da poco abbiamo aperto una casa di Adorazione Eucaristica quotidiana oltre ad un museo. Gli altri santuari sono negli Stati Uniti: Denver, New York, Chicago. La nostra speranza è che questi luoghi possano continuare il sogno di Madre Cabrini, che era quello di arrivare a tutti e portarli al Cuore di Cristo.

Un altro mio sogno è che nella Congregazione ci siano più persone che si interessano agli immigranti e ai rifugiati. La vita religiosa deve andare più verso queste aree di povertà, che poi sono le più predilette dal Cuore di Gesù. Io continuo a coltivare i sogni. Abbiamo sorelle veramente impegnate in questo campo, però il bisogno è così grande che, naturalmente, mi piacerebbe avere il cuore di Madre Cabrini: sognare e non solo; poter fare come lei ha fatto nei suoi tempi e continuare su questa strada.