"La vittoria di Cristo non passa attraverso il potere e la potenza"

All'Udienza Generale il Papa dà inizio alla Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 18 gennaio 2012 (ZENIT.org) – L’Udienza Generale di oggi è nel segno del debutto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che quest’anno ha per tema Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1Cor 15,51-58).

Come spiegato da papa Benedetto XVI, la Settimana di Preghiera viene celebrata ogni anno da cristiani di tutte le Chiese e Comunità ecclesiali per invocare il “dono straordinario” per cui Cristo stesso prega durante l’Ultima Cena: “Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

Questa pratica, ha ricordato il Santo Padre, fu introdotta nel 1908 dall’anglicano padre Paul Wilson, fondatore di una comunità, poi confluita interamente nella Chiesa di Roma. L’iniziativa fu benedetta da papa  Pio X, mentre il suo successore, Benedetto XV, nel 1916, ne promosse la celebrazione con il Breve Romanorum Pontificorum.

L’appuntamento spirituale che si inaugura oggi “accresce la nostra consapevolezza del fatto che l’unità verso cui tendiamo non potrà essere solo il risultato dei nostri sforzi, ma sarà piuttosto un dono ricevuto dall’alto, da invocare sempre”, ha aggiunto Benedetto XVI.

I sussidi per la Settimana di Preghiera, quest’anno sono stati predisposti da rappresentanti cattolici e del Consiglio Ecumenico Polacco. La documentazione è stata poi rivista da un comitato composto da membri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

“Anche questo lavoro fatto insieme in due tappe – ha commentato il Santo Padre - è un segno del desiderio di unità che anima i cristiani e della consapevolezza che la preghiera è la via primaria per raggiungere la piena comunione, perché uniti verso il Signore andiamo verso l’unità”.

Il tema incentrato sul potere trasformante della fede di Cristo è stato scelto “in particolare alla luce dell’importanza che essa riveste per la nostra preghiera in favore dell’unità visibile della Chiesa, Corpo di Cristo”. Questa riflessione è stata ispirata dalle parole di San Paolo che ai Corinti ricorda la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

La scelta del gruppo ecumenico polacco è stata fatta in ragione della “storia particolare” della Polonia, paese che “ha conosciuto periodi di convivenza democratica e di libertà religiosa, come nel XVI secolo”, ha sottolineato il Papa.

La terra polacca è stata segnata negli ultimi secoli “da invasioni e disfatte, ma anche dalla costante lotta contro l’oppressione e dalla sete di libertà”, ha osservato ancora il Santo Padre. Ciò ha indotto il gruppo ecumenico ad approfondire i concetti di “vittoria” e di “sconfitta”.

La vittoria di Cristo, infatti, “non passa attraverso il potere e la potenza”. La Sua è una vittoria “attraverso l’amore sofferente, attraverso il servizio reciproco, l’aiuto, la nuova speranza e il concreto conforto donati agli ultimi, ai dimenticati, ai rifiutati”. Noi stessi possiamo diventare partecipi di questa vittoria cristiana “se ci lasciamo noi trasformare da Dio, solo se operiamo una conversione della nostra vita”.

Per realizzare la piena unità dei cristiani, ha proseguito Benedetto XVI, “occorre aprirsi gli uni agli altri, cogliendo tutti gli elementi di unità che Dio ha conservato per noi e sempre nuovamente ci dona; occorre sentire l’urgenza di testimoniare all’uomo del nostro tempo il Dio vivente, che si è fatto conoscere in Cristo”.

L’impegno ecumenico, richiamato anche dal Concilio Vaticano II, è “una responsabilità dell’intera Chiesa e di tutti i battezzati, che devono far crescere la comunione parziale già esistente tra i cristiani fino alla piena comunione nella verità e nella carità”, ha ricordato il Papa. È inoltre un impegno che non va circoscritto alla Settimana di Preghiera ma “deve diventare parte integrante della nostra orazione”.

La mancanza di unità tra i cristiani, ha osservato il Pontefice, può diventare un serio ostacolo all’annuncio del Vangelo “perché mette in pericolo la nostra credibilità”. Sebbene per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisca “molto più di quanto ci divide”, le divisioni “restano e riguardano anche varie questioni pratiche ed etiche”, con il risultato che si suscita “confusione e diffidenza”.

Anche queste, tuttavia, sono sfide per la nuova evangelizzazione “che può essere più fruttuosa se tutti i cristiani annunciano insieme la verità del Vangelo di Gesù Cristo e danno una risposta comune alla sete spirituale dei nostri tempi”, ha poi concluso il Santo Padre.