La Women Deliver Conference ha fallito, denunciano le organizzazioni umanitarie

Ha cercato di rispondere all’aborto invece di affrontare le necessità delle madri

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LONDRA, martedì, 23 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La Women Deliver Conference ha fallito nel suo obiettivo di ridurre la mortalità materna, hanno constatato organizzazioni umanitarie dedite alla promozione della donna, della famiglia e della vita.



Lo constata una lettera inviata al Comitato Organizzatore della Conferenza celebrata dal 18 al 20 ottobre a Londra, alla quale hanno preso parte più di 1.800 partecipanti, tra i quali professionisti della salute, delegati di alto livello e ministri di 35 Paesi in via di sviluppo e Nazioni donatrici, attiviste dei diritti femminili e funzionari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

Secondo quanto spiegano le organizzazioni umanitarie, “l’agenda della conferenza, purtroppo, è stata così occupata a promuovere l’ideologia e la pratica dell’aborto che la vera cura della salute delle donne e dei bambini è stata virtualmente ignorata nelle sessioni plenarie e schiacciata nelle discussioni”.

La conferenza ha incluso l’annuncio di una sovvenzione di più di 200 milioni di dollari dal Regno Unito all’UNFPA, il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite, per promuovere la salute riproduttiva delle donne nel mondo.

Numerosi rapporti dell’ONU, come “The World’s Women 2005: Progress in Statistics”, ricordano le organizzazioni, “hanno concluso che dati accurati circa la mortalità materna, incluso l’aborto, non sono disponibili, soprattutto per il mondo in via di sviluppo. La presentazione di dati infondati e inattendibili sugli aborti illegali come fatto può essere vista solo come un tentativo deliberato di ingannare i presenti e la comunità internazionale”.

“Affermare che gli ‘aborti insicuri’ sono solo quelli illegali, e quindi insinuare che l’aborto legale sia sicuro, è sia falso che scientificamente sbagliato”, aggiungono.

“Le costanti affermazioni per cui i miglioramenti nel tasso di mortalità materna dipendono dalla promozione dell’aborto legale non solo distolgono l’attenzione dall’urgente bisogno di assistenza sanitaria di base, assistenti qualificati e ostetrici d’emergenza, ma minacciano di minare il campo dell’ostetricia e della ginecologia se implementati su vasta scala”, affermano.

La lettera si conclude con un appello ai “partner della Conferenza a focalizzare l’attenzione sull’assistenza sanitaria, su assistenti qualificati e ostetrici d’emergenza, che sono stati la chiave per la riduzione della mortalità materna nel mondo sviluppato, anziché sfruttare la tragedia della mortalità materna per promuovere il diritto all’aborto”.

Firmano la lettera 14 organizzazioni, tra cui l’Istituto di Politica Familiare (IPF) della Spagna, Concerned Women for America (CWA), MaterCare International (MCI), la World Federation Of Catholic Medical Associations (FIAMC), United Families International (UFI), Society For the Protection of Unborn Children (SPUC), World Union of Catholic Women’s Organisations (WUCWO) e la Federazione Spagnola di Associazioni Pro-Vita. Queste hanno lo status di consulente ECOSOC nelle Nazioni Unite.