"Lamentarsi fa male al cuore"

Durante la messa del mattino a Santa Marta, papa Francesco esorta a non chiudersi nell'amarezza, consapevoli che il Signore non ci abbandona nemmeno quando lo sentiamo assente

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1060 hits

“Si lamentavano”. E a forza di lamentele, la loro vita che, poco tempo prima, era stata illuminata dall’incontro con Gesù Cristo, sprofondava nell’amarezza, nell’incertezza e nel rimpianto.

Durante la Santa Messa celebrata stamattina a Santa Marta per i dipendenti della Domus Sacerdotalis Romana, papa Francesco ha approfondito la vicenda dei discepoli di Emmaus, protagonisti del Vangelo di oggi (Lc 24,13-35).

Tali discepoli, particolarmente scossi dalla morte violenta del Maestro, “avevano paura” più degli altri. Non cessavano di parlare per strada della tragedia appena consumatasi, ma, non vedendo più prospettive future, si lamentavano, finendo con il chiudersi sempre più in se stessi.

“E cucinavano - per così dire - la loro vita nel succo delle loro lamentele, e andavano avanti così”, ha commentato il Santo Padre, paragonando l’atteggiamento querulo dei discepoli di Emmaus a quello di tanti uomini e cristiani di ogni tempo.

Nella difficoltà, quando “ci visita la Croce”, il rischio più immediato che corriamo è proprio quello di “chiuderci nelle lamentele”, ha osservato il Papa. E anche se il Signore è lì accanto e cammina con noi, “non lo riconosciamo”.

E tuttavia, anche quando Gesù ci parla e ci trasmette la bellezza della sua vita e della sua Resurrezione “dentro di noi, in fondo continuiamo ad avere paura” e il lamento diviene una sorta di “sicurezza”: la sicurezza della “mia verità, il fallimento”, dell’assenza di speranza.

Eppure Gesù, anche dinnanzi alla nostra disperazione, conserva una straordinaria “pazienza”: così come con i discepoli di Emmaus, anche con noi, ci ascolta e, a poco a poco, si svela. “Anche nei momenti più oscuri: Lui sempre è con noi, cammina con noi. E alla fine ci fa vedere la sua presenza”, ha detto il Santo Padre.

Le lamentele, dunque, sono “cattive”, sempre sterili, perché “ci tolgono la speranza”. Quando arriva il momento della prova, non dobbiamo cadere quindi nel trabocchetto della lamentela, “ma se qualcosa non va rifugiamoci nel Signore, confidiamoci con Lui”.

Solo Lui è capace di farci uscire dalle mura in cui ci rinchiude la nostra amarezza. “Abbiamo fiducia nel Signore – ha esortato il Papa -. Lui sempre ci accompagna nel nostro cammino, anche nelle ore più oscure”.

Concludendo, il Santo Padre ha ribadito ancora una volta: “Non cerchiamo rifugio nelle lamentele: ci fanno male al cuore”.