"Lasciamoci amare da Dio con tenerezza"

Durante la messa a Santa Marta, papa Francesco celebra la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 610 hits

La tenerezza di Dio è stato il tema dell’omelia di papa Francesco durante la messa di questa mattina a Santa Marta, in occasione della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Alla funzione, concelebrata da monsignor Jean-Louis Bruguès e da monsignor Sergio Pagano, rispettivamente archivista e prefetto di Santa Romana Chiesa, ha assistito il personale dell’Archivio Segreto Vaticano.

Nell’omelia, il Santo Padre ha presentato la solennità odierna come “la festa dell’amore”, in cui Gesù rivela il suo “cuore che ha amato tanto”, che “si manifesta più nelle opere che nelle parole”, come diceva Sant’Ignazio, e che consiste nel dare più di quanto si riceve.

“Questi due criteri – ha spiegato il Papa – sono come i pilastri del vero amore” che “non è un amore astratto o generale: è l’amore verso ognuno”, l’amore del Buon Pastore che conosce ognuna delle sue pecorelle.

Dio, quindi, per amore, “cammina con il suo popolo”, giungendo a un “punto che è inimmaginabile”, diventando uno di noi e rimanendo con noi nella sua Chiesa e nell’Eucaristia, in particolare “nei poveri”.

È proprio sulla cura delle proprie pecore da parte del Buon Pastore – in particolare delle pecore smarrite - che si è poi soffermato papa Francesco. “Il Signore - ha detto il Pontefice - ci ama con tenerezza” e con la “vicinanza”, non certo a parole. La vicinanza e la tenerezza “ci fanno vedere la fortezza dell’amore di Dio”, ha aggiunto.

L’amore impagabile di Dio, pone però un interrogativo: “Amate voi come io vi ho amato?”. Siamo in grado, cioè, di esprimere ai nostri fratelli una “vicinanza e tenerezza” degne del Buon Samaritano?

Inoltre, come è possibile ricambiare l’amore del Signore per noi? La risposta di papa Francesco è stata: “Questa può sembrare un’eresia, ma è la verità più grande! Più difficile che amare Dio è lasciarci amare da Lui!”. Si tratta, quindi, di “aprire il cuore” e lasciare che Lui “ci accarezzi”.

Il Santo Padre ha quindi concluso con la seguente invocazione: “Signore io voglio amarti, ma insegnami la difficile scienza, la difficile abitudine di lasciarmi amare da Te, di sentirti vicino e di sentirti tenero! Che il Signore ci dia questa grazia!”.