Lattuga romana nello spazio

Agricoltura spaziale, per insalate speciali

Roma, (Zenit.org) | 109 hits

Verdura fresca a chilometro zero nel 'mercato’ spaziale. È quanto promette la Nasa: veri e propri orti allestiti a 370 chilometri dal suolo terrestre, grazie allo “space farming”. Lo scorso anno Don Pettit, in missione sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) iniziò il resoconto “Diary of a space zucchini” (disponibile sul sito della Nasa) scritto dal punto di vista della zucchina che l'astronauta stava coltivando con successo in orbita.

Entro la fine dell’anno, invece, l’Agenzia spaziale americana invierà sull’Iss un “kit” per coltivare sei piantine di lattuga romana che cresceranno in assenza di gravità, sotto le luci di uno speciale led rosa. Il “raccolto” è previsto dopo 28 giorni. Gli astronauti però non potranno mangiarla: le prime foglie verranno infatti mandate sulla Terra per essere sottoposte a controlli.

L’esperimento rientra nel progetto “Vegetable Production System” (Veggie) che Gioia Massa, post doc della Nasa, e Howard Levine, scienziato dell’Iss, stanno sviluppando dall’inizio dell’anno. Da tempo si sperimenta la crescita di piante nello spazio, soprattutto studiando la loro risposta in assenza di gravità e sottoponendole a diversi tipi di luce artificiale. Veggie invece è il primo tentativo di far crescere un prodotto che potrebbe essere consumato dai “viaggiatori dello spazio”.

“L’obiettivo è creare un sistema di crescita rigenerativo, cioè autosufficiente, in modo da non dover più dipendere dall’invio di cibo (o semenze) dalla Terra”, affermano gli scienziati della Nasa. Il cibo, portato in orbita ha costi molto elevati, circa 10.000 dollari ogni 500 grammi circa di alimenti: i prodotti freschi che gli shuttle cargo trasportano all’Iss sono molto limitati, per ovvi motivi, e gli astronauti li terminano quasi immediatamente.

Se la lattuga avrà successo, alla Nasa stanno già pensando di inviare pomodori, rape e piselli. E se lo “space farming” dovesse rimanere un sogno ancora lontano da realizzare, sicuramente può rappresentare una forma di hobby e terapia per chi è costretto a rimanere molti mesi in condizioni di vita non facili.

(L’articolo è stato pubblicato da L'Almanacco della Scienza del CNR, n° 15, del 30 ott 2013)