Le Beatitudini sono "i nuovi comandamenti"

Secondo papa Francesco la vera libertà è la "libertà dello Spirito Santo" per la quale è necessaria "l'apertura del cuore"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1176 hits

Ancora una volta, papa Francesco si è soffermato sul vero significato della libertà per i cristiani. Durante la messa del mattino a Santa Marta, il Pontefice ha iniziato la sua omelia partendo dalle parole di San Paolo che, nella Prima Lettura di oggi (2Cor 1,1-7), parla di “consolazione” per i cristiani della sua epoca, chiamati a evangelizzare in un clima di persecuzione.

La consolazione, ha detto il Santo Padre, è “la presenza di Dio nel nostro cuore”, dove il Signore può entrare soltanto se gli si apre la Porta, ovvero con la nostra “conversione”. Incontrare Gesù e seguirlo, implica un “cambiamento di vita” tale da rendere “necessaria una forza speciale di Dio”.

Vivere “nella consolazione dello Spirito Santo” è una delle condizioni necessarie per la “salvezza”, ha aggiunto il Papa, ricordando che chi, al contrario, vive “nella consolazione dello spirito del mondo”, cade inequivocabilmente nel “peccato”.

Tra salvezza e peccato è impossibile “negoziare”, ha sottolineato. Non a caso, il Vangelo ci ricorda che “non si possono servire due padroni”. L’apertura allo “Spirito del Signore” ci conduce alle Beatitudini, oggetto del Vangelo odierno (cfr. Mt 5,1-12a).

Le Beatitudini, ha spiegato Francesco, “non si possono capire con l’intelligenza umana soltanto”: per comprenderle è necessario avere “un cuore aperto” alla “consolazione dello Spirito Santo”. Senza una tale predisposizione dell’animo, le Beatitudini potranno sembrare “sciocchezze”, invece esse sono “i nuovi comandamenti”.

L’istinto umano sarà più facilmente portato a pensare che essere “poveri”, “miti”, “misericordiosi”, non sia una strada che porta al “successo”. Ciononostante le Beatitudini sono “la legge per quelli che sono stati salvati e hanno aperto il loro cuore alla salvezza”, quindi, in definitiva, la “legge dei liberi”, grazie allo Spirito Santo.

Si può anche regolare la propria vita “su un elenco di comandamenti o procedimenti” di carattere “meramente umano” ma non è certo questa la strada per la salvezza, che si guadagna soltanto quando si ha un “cuore aperto”. L’atteggiamento opposto, di chiusura del cuore, era quello di chi voleva limitarsi ad “esaminare” la “dottrina nuova” di Gesù, per poi “litigare” con Lui.

Molte persone, ha osservato il Papa, hanno un “cuore chiuso alla salvezza”, per il semplice fatto che hanno “paura della salvezza” stessa, di cui pure tutti abbiamo bisogno. Per salvarci dobbiamo “dare tutto” al Signore, quando il nostro istinto è quello di “comandare noi”.

È fondamentale, quindi, “chiedere al Signore la grazia di seguirlo”, ma con la libertà dello Spirito Santo: con la semplice “libertà umana”, rischiamo di diventare “come quei farisei e sadducei ipocriti, quelli che litigavano con Lui”. E l’ipocrisia è proprio “non lasciare che lo Spirito cambi il cuore con la sua salvezza”.

La libertà puramente umana, quindi, è un inganno, anzi, “è soltanto una schiavitù”, ha detto il Papa, mentre il Signore ci dona – supremo e sublime paradosso - “una schiavitù che ci fa liberi”.

Il Santo Padre ha quindi concluso con la seguente preghiera: “Chiediamo la grazia di aprire il nostro cuore alla consolazione dello Spirito Santo, perché questa consolazione, che è la salvezza, ci faccia capire bene questi comandamenti”.

La Santa Messa è stata concelebrata dal Pontefice assieme al cardinale Stanislaw Rylko e monsignor Joseph Clemens, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, e monsignor George Valiamattam, arcivescovo di Tellicherry, in India. Hanno assistito alla funzione un gruppo di sacerdoti e collaboratori del Pontificio Consiglio per i Laici.