Le Case per ferie: un'eccellenza italiana

Al Congresso di Cancún si discute di turismo etico e dello sviluppo

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di Luca Marcolivio

CANCUN, venerdì, 27 aprile 2012 (ZENIT.org) – La quarta giornata del VII Congresso Mondiale di Pastorale del Turismo, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, ha concentrato la propria attenzione sulle realtà del turismo “etico” ed “alternativo”.

Come spiegato da Norberto Tonini, membro del Comitato Mondiale di Etica del Turismo, parlare di “turismo etico” è meno paradossale di quanto si pensi. Numerosi sono i documenti prodotti a tal proposito, su tutti il Codice Mondiale di Etica del turismo, approvato a Santiago del Cile, l’1 ottobre 1999, dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione mondiale del Turismo e successivamente adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Anche tale Codice Mondiale presenta il turismo come un “diritto per tutti” (art. 7) che, in quanto tale, va incoraggiato. Al tempo stesso Tonini ha ricordato l’esortazione del beato Giovanni Paolo II che, in occasione della Giornata Mondiale del Turismo (2001), ammoniva a non farne “un riposo dei valori”.

Numerosi sono i fattori che possono favorire la crescita e l’elevazione dell’essere umano attraverso il turismo: allargare le proprie amicizie, soprattutto tra i giovani; ritrovare un rapporto più profondo con la natura e il creato; riannodare i legami con il territorio e con la memoria del passato; rigenerarsi nel fisico e nell’anima.

Inoltre, sempre secondo l’art. 7 del citato Codice Mondiale va “incoraggiato e facilitato” il turismo delle famiglie, dei giovani, degli anziani e dei portatori di handicap.

C’è quindi un filone, definibile “Turismo dello Sviluppo”, che può favorire la creazione di società, nonché essere fattore di crescita economica, attore dell’assetto territoriale e dello sviluppo locale e partner nei programmi di sviluppo mondiale.

L’auspicio di Tonini è che, con il dovuto realismo, si possa passare “dallo Sviluppo del Turismo al Turismo dello Sviluppo”, con la speranza che “che gli studi, gli approfondimenti e le attività promosse in lunghi anni possano, almeno in parte, indurre gli imprenditori, gli operatori e tutti i protagonisti dello sviluppo turistico ad assumere comportamenti etici, di maggior responsabilità, solidarietà e consapevolezza, volti a promuovere un turismo per l’uomo e per tutti gli uomini”.

Un aspetto specifico e particolarmente significativo del “turismo etico” è rappresentato dalle Case per ferie, la cui realtà è stata illustrata da monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e Presidente della Commissione Episcopale “Cultura e Comunicazioni Sociali” della CEI.

Nelle loro varianti di strutture recettive, case d’accoglienza, pensionati, le case per ferie, rappresentano “il volto ospitale della Chiesa, chiamata ad essere “casa comune” aperta alla speranza per tutti coloro che cercano e vogliono incontrare Dio”, ha commentato monsignor Giuliodori.

Tra i compiti della Chiesa in missione vi è quindi quello di “accogliere i turisti, accompagnarli nello loro ricerca della bellezza e del riposo”.

Le case per ferie, ha proseguito il presule, sono un “luogo privilegiato di turismo accessibile”, in cui si esaltano il “primato della persona”, il “rispetto delle convinzioni religiose”, il “pluralismo etico e culturale”. Loro obiettivo è qualificarsi come un luogo “davvero familiare”, il cui servizio offerto “non è solo un prodotto ma un gesto”.

L’accoglienza è, a sua volta, presupposto essenziale per l’evangelizzazione, in cui è “essenziale la comunicazione della fede da credente a credente, da persona a persona”.

C’è anche l’aspetto non secondario della valorizzazione del patrimonio artistico e religioso della Chiesa, “offrendo così un percorso di grande valore sociale e culturale”.

Il servizio offerto dalle Case per ferie è quindi “parte integrante del volto e dell’azione pastorale della Chiesa italiana”, ha sottolineato monsignor Giuliodori. In ciò l’esperienza italiana “assume le caratteristiche di un caso unico e irripetibile”.

Roma, in particolare, ospitando la sede di Pietro, è il luogo dove “l’accoglienza si è qualificata secondo i principi e i valori religiosi, con i segni della fraternità, della comunione e della solidarietà, soprattutto verso i più disagiati e i più poveri”.

Le Case per ferie, in definitiva, costituiscono “una forma di solidarietà concreta e appropriata con una particolare attitudine a soccorrere chi si trova nella necessità, secondo l’insegnamento stesso di Gesù”, ha quindi concluso il vescovo di Macerata.