Le catechesi della bellezza: i 7 vizi capitali di Hieronymus Bosch

Il quadro del pittore olandese esposto a Roma nell'ambito della mostra su Brueghel

Roma, (Àncora Online) Nicola Rosetti | 1263 hits

Quando si enumerano i 7 vizi capitali, se va bene, all’appello ne manca sempre uno, anche a causa del fatto che sempre meno trovano posto nella catechesi. Effettivamente non è mai piacevole ricordare a noi stessi quali possono essere le nostre pecche. Ecco allora che per digerire meglio il discorso ci può venire in aiuto una piccola ma interessante opera d’arte: I 7 vizi capitali di Hieronymus Bosch. La tavola che misura 120 x 150 cm sarà esposta fino al 2 giugno nell’ambito della mostra “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga” al Chiostro del Bramante a Roma.

Nel complesso il dipinto presenta 5 cerchi di cui uno più grande al centro e gli altri posti negli angoli della tavola.

Al centro del primo grande cerchio si può osservare il Cristo, posto in una sorta di occhio che scruta tutti i vizi dell’uomo, come anche ricorda la scritta Cave cave Deus videt (= Attenzione, attenzione, Dio vede).

Partendo dal basso e andando poi in senso orario ci imbattiamo nel primo vizio capitale: l’ira (dalla radice indoeuropea eis =  impeto, slancio). Essa è rappresentata da due uomini furibondi che se le stanno dando di santa ragione! Una donna, con il capo velato, cerca di calmarne uno.

Segue poi l’invidia (dal latino videre col prefisso “in” = guardare in, guardare in modo cattivo). Due cagnolini non si accontentano di alcuni ossi che hanno a portata di mano ma ambiscono ad afferrarne uno più grande tenuto da un signore affacciato ad una finestra. Questi, insieme a sua moglie, guarda, con profonda invidia appunto, un uomo nobile che si diletta con un  falco che tiene appoggiato sulla mano destra, mentre un garzone lavora per lui trasportando un pesante sacco. Una giovane donna, presumibilmente la figlia dei due invidiosi, cerca di sedurre e conquistare un uomo ricco (lo si deduce dal grosso sacco portamonete che tiene legato alla vita.

L’avarizia (dal latino avere = bramare) è rappresentata da un giudice, vestito con la sua toga, che si fa corrompere da due uomini, mentre altri due, ignari, sono seduti in attesa di giudizio.

La gola viene rappresentata da due villani che si ingozzano a più non posso; uno si scola avidamente un fiasco di vino non facendo neppure uso del bicchiere, l’altro, seduto davanti ad una tavola imbandita, rosica smodatamente un osso mentre un pasciuto fanciullo gli afferra il camiciotto all’altezza della pancia. Come se i due non fossero ancora sazi, una donna porta ancora una portata da mangiare.

L’accidia (dal greco a-kedia = non curanza), cioè la trascuratezza nel compiere ciò che è bene e necessario, è rappresentata da un personaggio vestito di verde, comodamente seduto davanti ad un caminetto, con la testa appoggiata su un cuscino. Egli viene sollecitato alla preghiera da una suora che gli porge la corona del Rosario.

Due coppie di amanti che si intrattengono sotto una tenda rossa rappresentano il vizio della lussuria (dal latino luxus = sfarzo). Essi si divertono guardando le messe in scena di due buffoni.

Infine la superbia (dal latino superbus = che sta sopra”) viene rappresentata da una donna che in modo vanitoso si guarda la propria acconciatura in uno specchio che viene sorretto dal demonio.

Sopra al grande cerchio centrale si nota un cartiglio con su scritto: Gens absque consilio est et sine prudentia / utinam saperent et intelligerent ac novissima providerent (= È un popolo privo di discernimento e di senno; o, se fossero saggi e chiaroveggenti, si occuperebbero di ciò che li aspetta).Sotto di esso si vede un altro cartiglio che recita: Nascondam faciem meam ab eis considerabo novissima eorum (=Io nasconderò il mio volto davanti a loro e considererò quale sarà la loro fine).

Gli uomini poi devono fare i conti con i 4 novissimi: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso.

La Morte è rappresentata nel medaglione in alto a sinistra. Un sacerdote, insieme ad altri religiosi, sta amministrando l’estrema unzione a un moribondo. Dietro al capezzale si intravvede la morte che col suo dardo sta per trafiggere il morente. Sopra di esso invece un diavolo nero e un angelo si contendono la sua anima.

Il Giudizio è rappresentato nel medaglione in alto a destra. La venuta di Cristo giudice viene annunciata da quattro angeli che suonano altrettante trombe. Al loro suono i morti escono dai sepolcri per risorgere. Sia alla destra che alla sinistra di Cristo c’è uno stuolo di santi.

In basso a sinistra troviamo l’Inferno, dove vengono puniti coloro che hanno perseverato nei vizi.

In basso a sinistra vediamo il Paradiso. Una moltitudine di uomini e di donne vengono introdotti alla presenza dell’altissimo. Davanti alle porte del paradiso Pietro accoglie Adamo ed Eva, simbolo dell’umanità redenta, mentre in primo piano tre angeli suonano degli strumenti che allietano i corpi dei beati.

(Articolo tratta da Àncora Online, il settimanale della Diocesi di San Benedetto del Tronto)

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