Le conseguenze per l'arte sacra dopo la "Evangelii Gaudium"

Ovvero l'indissolubile relazione tra etica ed estetica e l'inaggirabile "Inter Mirifica"

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 505 hits

Parliamo ancora della Evangelii Gaudium, e del suo slancio propulsivo nelle questioni dell’arte sacra, intesa come strumento privilegiato per la evangelizzazione. Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito ad una progressiva sfiducia nei confronti della pittura, da parte dei committenti ecclesiastici. Nei concorsi indetti dalle diocesi per la realizzazione di nuove chiese, è richiesta dai protocolli la presenza degli artisti, ai quali si chiede di progettare programmi iconografici, che da soli spesso non sono in grado di portare ad un livello di maturazione iconografica adeguata, anche se qua e là, alle volte, capita di imbattersi in qualcosa di interessante.

Ma la costante di tutti questi anni è che senza il progetto iconografico il progetto non può concorrere e quindi vincere, però, una volta vinto il concorso, quando il progetto è in fase di realizzazione, misteriosamente i dipinti non si realizzano mai, perché secondo una regola “pseudo-pauperista”, i denari spesi per la bellezza sono denari buttati via ed inutili. Ma a questa brutta e non pienamente cristiana abitudine, Papa Francesco risponde con il numero 167 della Evangelii Gaudium, che recita: «È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza” (via pulchritudinis[1]. Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù».

È chiaro una volta per tutte che non c’è annuncio pieno del Vangelo senza la bellezza dell’arte, ed in particolare della pittura, che è capace attraverso la narrazione [2] di rappresentare le sacre storie dei Vangeli, fonte inesauribile della nostra fede. Molti pensano che si debbano mutuare dal mondo le forme, le modalità e i linguaggi per l’attualizzazione dell’evangelizzazione, mentre si tratta di trovare strategie che si relazionino con il presente, ma che proprio per questo sappiano introdurre la dimensione “assente” nella nostra contemporaneità.

Noi cristiani non siamo del mondo, ma siamo nel mondo. Infatti, proprio nell’incipit del numero 2 dell’Evangelii Gaudium, il Santo Padre Francesco, ci mette in guardia dalle forme del mondo odierno, che sono in gran parte votate alla “nuova religione” del Consumismo[3] e che, per la dimensione d’infelicità che esse producono, hanno bisogno di essere evangelizzate; così leggiamo: «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata.

Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.»

Dunque è evidente se che questa dimensione individualista, narcisista, nichilista, dandysta e consumista, è l’esito di teorie non solo etiche, ma anche estetiche nella modernità e nella contemporaneità, l’utilizzo di tali teorie per realizzare opere d’arte sacra è impossibile, anzi pienamente contraddittorio. Com’è possibile che si curi la malattia con lo stesso virus con cui ci si è infettati? Qualcuno potrebbe dire che la cura è pensata nei termini dell’omeopatia, ma a ben guardare le dimensioni sociali della questione dopo anni di tale pratica, si può piuttosto dire il contrario: non abbiamo avuto una cristianizzazione della laicità, ma piuttosto una laicizzazione della cristianità. Ed è appunto questo il richiamo che fece già Paolo VI e poi ancora Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed ora continua mirabilmente Francesco.

Del resto la considerazione delle arti come superate, non più utili, archiviabili, soggiace ad un’altra visione della storia che vede il cristianesimo come “superato”, ma anche a questo risponde pienamente la Evangelii Gaudium, infatti il n. 276 ci ricorda che tutta la nostra fede non riposa in qualcosa di inattuale, di superato, di vecchio: «La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo.»

Il punto è proprio questo: comprendere che il centro di tutta la nostra fede, quello che genera una forza dinamica, è l’Incarnazione, morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo e che da questo evento si genera l’arte cristiana [4], che elabora mezzi e strumenti nuovi, come la prospettiva lineare, la teoria ottica delle luci e delle ombre [5], tutto l’immenso patrimonio teologico e spirituale dell’iconografia [6] e dell’iconologia, [7] che hanno contribuito a riempire di bellezza il mondo. Anche una figura che non appartiene certo al mondo cattolico come Camille Paglia, critica d’arte statunitense, cresciuta alla scuola di Harold Bloom, ha lanciato una riflessione che dovrebbe interrogare proprio noi cattolici:  «questa tendenza alla protestantizzazione del cattolicesimo, almeno qui in America, è una cosa che mi addolora profondamente. Le chiese vengono rimodellate e “modernizzate”, le statue e i crocifissi a grandezza naturale associati un tempo alla devozione degli immigrati vengono rimpiazzate con rappresentazioni mediocri e di solito dalle fattezze “astratte”. Niente di tutto questo stimolerà l’amore per il bello in chi le guarda.»[8]

La Evangelii Gaudium ci fa comprendere che dal Vangelo si genera una forza dinamica senza eguali, che non dobbiamo vergognarci di essere cattolici, perché è solo dal Risorto che è generata ed ancora si genera una novità culturale, quindi non è possibile prendere nulla dal “relativismo estetico” della contemporaneità e costruire con esso le chiese, anche se queste piacciono al mondo, proprio perché non lo interrogano, ma lo accondiscendono in quegli strani principi che divengono una vera e propria dittatura; leggiamo ancora al numero 167:

«Non si tratta di fomentare un relativismo estetico, [9] che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto. Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, [10] il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore. Dunque si rende necessario che la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede. È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”.[11] Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri.»

La nota 130 del testo (qui riportata come nota 9)  come abbiamo visto negli articoli precedenti [12] rimanda alla connessione inaggirabile tra etica ed estetica, che purtroppo è stata dimenticata negli ultimi tempi e che opportunamente Papa Francesco ha rimesso all’attenzione, dimostrando continuamente in molti suoi discorsi, catechesi, omelie e angelus, che “vero, bene e bello” sono inscindibilmente connessi e che, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’arte ha a che fare con il comandamento ottavo, ovvero “Non dire falsa testimonianza” [13]. Così è implicitamente legato il mezzo, ovvero la bellezza dell’oggetto artistico, alla sua capacità veritativa conformata ad essa fin nel più intimo della sua natura formale, e al bene che sta nel messaggio che essa afferma e in cui risiede l’azione caritativa che l’arte stessa compie educando, appunto, alla bellezza, alla verità e al bene. Il numero 2500 del Catechismo recita: «La pratica del bene si accompagna ad un piacere spirituale gratuito e alla bellezza morale. Allo stesso modo, la verità è congiunta alla gioia e allo splendore della bellezza spirituale. La verità è bella per se stessa.»

Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica, accogliendo i principi da tutti i documenti del Concilio Vaticano II, compie una sintesi chiarificatrice di  tutti gli elementi, affermando nel numero 2502: «L' arte sacra è vera e bella quando, nella sua forma, corrisponde alla vocazione che le è propria: evocare e glorificare, nella fede e nella adorazione, il Mistero trascendente di Dio, Bellezza eccelsa di Verità e di Amore, apparsa in Cristo “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3), nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9), bellezza spirituale riflessa nella Santissima Vergine Madre di Dio, negli Angeli e nei Santi. L'autentica arte sacra conduce l'uomo all'adorazione, alla preghiera e all'amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore.» Nel numero 2503 il discorso si conclude con la considerazione che non è possibile ammettere nulla di contrario nelle chiese e nella loro edificazione: «Per questo i vescovi, personalmente o per mezzo di delegati, devono prendersi cura di promuovere l'arte sacra, antica e moderna, in tutte le sue forme, e di tenere lontano con il medesimo zelo, dalla Liturgia e dagli edifici del culto, tutto ciò che non è conforme alla verità della fede e all'autentica bellezza dell'arte sacra [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 122-127].»

Quindi l’arte sacra non deve tanto piacere alla “élite intellettuale mondana”, non deve cercarne l’approvazione, perché allora essa perderebbe la sua capacità di elemento dirompente, di apertura attraverso la bellezza, alla verità per promuovere e mostrare il bene. L’arte sacra deve affermare la verità, perché l’artista in quanto “fedele” non può dire falsa testimonianza, ovvero non può mentire sull’esistenza della verità, non può mentire sull’esistenza del bene e non può mentire sull’esistenza  della bellezza, perché mentirebbe implicitamente sull’esistenza di Dio e sull’azione salvifica dell’Incarnazione, morte e Risurrezione di Cristo. Si mente  su tutto questo attraverso l’adesione a teorie estetiche, materialiste, idealiste, relativiste, nichiliste e decadenti o ancora peggio, come si sta insinuando negli ultimi tempi anche nel pensiero cattolico, decostruttiviste. La comunità ecclesiale invece di mutuare facili soluzioni dal “mondo” dovrebbe essa stessa elaborare, come afferma Papa Francesco, nuove forme, dando nuova carne alla nostra fede, mantenendo saldi i principi sempre validi del nostro “sistema d’arte” (quello cristiano [14]) e rigenerarlo in una forza propulsiva e dinamica capace di generare finalmente un nuovo “stile” adatto ai nostri tempi, e capace di riaccendere l’entusiasmo evangelizzatore di cui abbiamo bisogno. Tenendo sempre a mente che il nostro parlare deve essere come Cristo ci comanda: « Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. (Mt. 5, 37) 

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .

NOTE 

[1]  Cfr Propositio 20.

[2] La pittura misteriosamente è avversata non solo in ambienti artistici fuori dalla comunità cristiana, ma purtroppo inspiegabilmente anche all’interno di essa, soggiacendo a teorie estetiche ed artistiche non rispondenti ai requisiti necessari per essere coinvolte nella produzione di opere d’arte adeguate per l’evangelizzazione.

[3] Qui si fa riferimento a tutte le teorie dell’arte e alla filosofia dell’arte, che vedono nell’Era del Consumo, la nascita di una visione estetica approntata appunto al consumo come valore, dove l’oggetto ha solo il compito di essere consumato e gettato per consumarne un altro di nuovo. In questa prospettiva, le opere coincidono direttamente con gli oggetti di consumo e le architetture non devono durare che qualche decennio, poi dovranno essere abbattute per costruirne di nuove anch’esse consumabili. Ma la Dottrina Sociale della Chiesa ci insegna entro la dimensione economica (purtroppo manca una applicazione alla questione estetica, le arti, l’architettura e l’urbanistica), che non è possibile accogliere questa dimensione inumana del consumo, come modello economico.

[4] Cfr. Rodolfo Papa, Discorsi sull’arte sacra,Intr. Card. A. Cañizares Llovera, Cantagalli, Siena, 2012, pp. 131-150.

[5] Cfr, Rodolfo Papa, La “scienza della pittura” di Leonardo, Analisi del “Libro di pittura”, Intr. Carlo Pedretti, Medusa, Milano, 2005.

[6] L’iconografia è quell’insieme di segni e simboli che gli artisti hanno mutuato dai testi dei Padri della Chiesa e resi immagini significanti. Vedi per esempio Cfr. Mirella Levi D’Ancona, The Garden of the Renaissance. Botanicol Symbolism in Italian Painting, Leo S. Olschki Editore, Firenze 1977.

[7] Per comprendere la dimensione della disciplina storico-artistica dell’iconologia vedi Cfr. Claudia Cieri Via, Nei dettagli nascosto. Per una storia del pensiero iconologico, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994.

[8] Cfr. http://www.tempi.it/camille-paglia-intervista-esclusiva-la-religione-produce-molta-piu-cultura-degli-sciocchi-e-mortiferi-dogmi-liberal#.UwHYv2J5NqA

[9]  Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sui mezzi di comunicazione sociale Inter mirifica, 6: «La seconda questione riguarda le relazioni tra i diritti dell'arte - come si suol dire - e le norme della legge morale. Poiché il moltiplicarsi di controversie su questo argomento non di rado trae origine da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, il Concilio proclama che il primato dell'ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. Questo ordine è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte. Solo l'ordine morale, infatti, investe l'uomo nella totalità del suo essere creatura di Dio dotata di intelligenza e chiamata ad un fine soprannaturale; e lo stesso ordine morale, se integralmente e fedelmente osservato, porta l'uomo a raggiungere la perfezione e la pienezza della felicità.»

(Decreto sugli Strumenti di Comunicazione sociale Inter Mirifica, 4 dicembre 1963)

[10]Cfr De musica, VI, XIII, 38: PL 32, 1183-1184; Conf., IV, XIII, 20: PL 32, 701.

[11]Benedetto XVI, Discorso in occasione della proiezione del documentario “Arte e fede – via pulchritudinis” (25 ottobre 2012)L’Osservatore Romano (27 ottobre 2012), p. 7.

[12] Cfr. http://www.zenit.org/it/articles/la-evangelii-gaudium-n-167-e-l-arte-come-mezzo-di-evangelizzazione

http://www.zenit.org/it/articles/evangelii-gaudium-e-il-bene-il-vero-ed-il-bello

http://www.zenit.org/it/articles/riflettendo-ancora-sul-numero-167-della-evangelii-gaudium

http://www.zenit.org/it/articles/la-evangelii-gaudium-e-la-inter-mirifica

http://www.zenit.org/it/articles/la-bellezza-del-vangelo

[13]Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte III, Sezione II “I Dieci comandamenti”, Cap. II, Art. 8, L’ottavo mandamento.

[14] Cfr. Rodolfo Papa, Discorsi sull’arte sacra, pp. 69-118.