Le difficili prove non fermano la creatività del popolo libanese

Si è tenuto a Roma il “Concerto della Speranza” per il Libano

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di Tony Assaf

ROMA, lunedì, 11 febbraio 2008 (ZENIT.org).- “Normalmente usiamo la voce per parlare, per discutere, per gridare e per litigare... ma stasera ascolteremo l’espressione sublime della voce umana che fa elevare il cuore verso i sentimenti più nobili e in modo particolare verso Dio”.

Lo ha affermato padre Daoud Reaidy, Superiore della Comunità Antoniana a Roma e Procuratore Generale dell’Ordine Antoniano Maronita presso la Santa Sede, inaugurando nella sera di venerdì 8 febbraio, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, il “Concerto della Speranza” per il Libano, patrocinato dall’Ambasciata Libanese presso la Santa Sede e promosso dalla procura del Patriarcato Maronita e dall’Ordine Antoniano Maronita a Roma.

Nel suo discorso, padre Reaidy ha affermato che nonostante la “situazione problematica del Libano”, che ha impedito a molti di “festeggiare questa ricorrenza a causa della sede presidenziale vacante”, i maroniti guardano al futuro con la “speranza evangelica, seguendo le orme del santo Marone”, patrono della loro Chiesa.

“La difficile situazione politica del nostro Paese nel corso della storia e le difficili prove che abbiamo affrontato non hanno mai fermato la creatività del nostro popolo”, ha ricordato.

Una delle tante espressioni di volontà di riscatto e di sviluppo del popolo libanese, rileva, è il coro dell’Università Antoniana diretto da padre Toufic Maatouk – dell’Ordine Antoniano Maronita –, che nel corso della serata ha presentato canti della tradizione orientale maronita, “che si è tramandata oralmente lungo i secoli, ma ha le sue radici nella chiesa siriaca”.

La facoltà dell’Università Antoniana già dagli anni Ottanta, da quando era ancora istituto, lavora per il rinnovamento del canto liturgico antico conservando la sua modalità siriaca, esprimendolo in forme liturgiche adatte al linguaggio musicale.

Sabato sera, nel corso della Messa per la celebrazione della festa di San Marone, è stata data lettura di un messaggio del Cardinale Nasrallah Boutros Sfeir, Patriarca d’Antiochia e di tutto l’Oriente.

Nel testo, datato 30 gennaio, il Patriarca chiede preghiere “affinché il Signore ci dia per l’intercessione della Vergine e San Marone i giorni migliori di questi perturbati che viviamo e che vivete anche voi con i Libanesi in un ambiente ansioso”.

“Il Signore, che ha salvato la nostra Chiesa nel corso della sua lunga storia da tante crisi e tanti guai, l’aiuterà a superare questo periodo difficile che sta attraversando”, conclude il messaggio letto durante la celebrazione, svoltasi nella Chiesa del patrono dei maroniti, nel Collegio Maronita di Roma.

San Marone visse tra il IV e il V secolo come eremita in Siria, guadagnandosi la fama di taumaturgo e godendo di una grande reputazione come direttore spirituale.

La Chiesa maronita è unita a Roma anche se mantiene una liturgia e un calendario propri.