"Le diocesi aiutino le famiglie cristiane della Terra Santa ad ottenere una casa"

L'invito ad un gesto concreto del patriarca di Gerusalemme alla Radio Vaticana

| 835 hits

HAIFA, martedì 10 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Si sono incontrati oggi ad Haifa, in Israele, i vescovi europei e americani dell’Incontro di Coordinamento della Terra Santa per un appuntamento con la comunità cattolica locale, in particolare con i sacerdoti di tradizione latina, melkita e maronita.

Notevole eco ha suscitato l’incontro avuto ieri della delegazione dei presuli con le autorità israeliane, che ha permesso di affrontare alcune delle questioni riguardanti la presenza della Chiesa nei luoghi santi.

Il patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, intervistato dalla Radio Vaticana, ha dichiarato in proposito: “Siamo felici di avere la visita di questo Coordinamento, come ogni anno. E’ un segno di comunione con la Chiesa internazionale, è un segno di solidarietà”. Questa è la comunione che anche il Sinodo ha tanto predicato, la comunione tra tutte le Chiese del mondo di cui spesso parla il Santo Padre”.

Parlando, poi, dei progetti delle case e delle abitazioni per le famiglie come dei bisongi più urgenti e costosi che la comunità cristiana in Terra Santa deve affrontare, il patriarca ha aggiunto: “Una famiglia, da sola, non avrà mai la possibilità di avere una casa e faccio di nuovo un appello a quelli che possono dare un aiuto. Non possiamo mettere tutto il progetto a carico di una persona, di una chiesa, di una diocesi”.

“Se ogni diocesi si prendesse l'impegno di dotare di un appartamento una famiglia cristiana, daremo la possibilità a tante giovani famiglie cristiane di rimanere ed evitare la tentazione di emigrare” ha proseguito mons. Fouad Twal, invitando ad assumere un “senso di responsabilità, una sensibilità chiara e un senso di comunione tra noi e voi”.

Di fronte alla richiesta di un suo pensiero circa la critica di molti che la creazione di palazzi abitati solo da cristiani equivalga alla creazione di una sorta di ghetto, il prelato ha risposto: “Il fatto che ci siano case per i cristiani non rappresenta un ghetto, perché anche gli altri ricevono tanti aiuti dall’Arabia Saudita, dai loro rispettivi governi. Aiutiamo i cristiani perché ne hanno bisogno”.

“Del resto, la Chiesa cattolica gestisce 14 ospedali nel Patriarcato e noi cattolici siamo il 2-3% – ha precisato - non credo quindi che tutti gli ospedali lavorino con i cristiani, la maggioranza sono gli altri e noi siamo felici di dare il nostro servizio, la nostra carità e testimonianza agli altri”.

L’augurio, infine, di distruggere, in Terra Santa, “i muri visibili: i muri nei cuori degli uomini, come la paura, l’odio e l’ignoranza” al fine di arrivare un giorno ad una vera e propria integrazione tra le diverse religioni, nel segno del rispetto.

(Fonte: Radio Vaticana)