"Le discordie tra cristiani sono un grande ostacolo all'evangelizzazione"

Ricevendo in visita "ad limina" i vescovi della Guinea, papa Francesco ricorda che il sacerdozio non è un mezzo di "ascesa sociale"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 381 hits

Pietro e Paolo rimangono ancora oggi “i modelli per tutti i pastori ai quali il Signore affida il suo popolo” e su questi due santi un vescovo si può appoggiare perché lo illuminino e lo sostengano nello svolgimento dell’incarico ricevuto. Lo ha detto stamattina papa Francesco, ricevendo i vescovi della Guinea Conakry, giunti in visita ad Limina Apostolorum in Vaticano.

Ringraziando ognuno dei presuli africani presenti, il Santo Padre ha riservato una menzione speciale per il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, anch’egli guineano, salutato come “uno dei miei più apprezzati collaboratori”. Ha poi espresso la propria “riconoscenza per il bel lavoro d’evangelizzazione che si sta compiendo in Guinea”.

“I discepoli di Cristo formano un corpo vivo, che manifesta la gioia del Vangelo con l'entusiasmo della propria fede, laddove le condizioni in cui viene annunciata la Buona Novella sono spesso difficili”, ha detto il Papa.

Lungi dallo scoraggiarsi, i pastori della Chiesa guineana dovranno sempre ricordarsi che l’opera di Gesù Cristo va molto “al di là di quello che possiamo scoprire o comprendere”. Il Pontefice li ha quindi rassicurati: “Non siete soli dal momento in cui tutto il popolo che è con voi, è missionario”.

È solo stando “uniti nell’amore” che possiamo “rendere testimonianza della verità del Vangelo”. La Chiesa ha infatti bisogno della “comunione tra di voi e con il successore di Pietro”, ha proseguito il Santo Padre rivolto ai vescovi guineani.

“Le discordie tra cristiani – ha aggiunto – sono un grande ostacolo all’evangelizzazione” e “favoriscono lo sviluppo di gruppi che sfruttano la povertà e la credulità della gente per proporre soluzioni facili ma illusorie ai loro problemi”.

In un mondo segnato da “conflitti etnici, politici e religiosi”, le comunità devono essere “autenticamente fraterne e riconciliate, questa è sempre una luce che attrae”, ha detto il Papa citando la sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n° 100).

Perché l’annuncio del Vangelo “porti frutto”, è necessario che la nostra esistenza sia “coerente” con il Vangelo stesso che annunciamo. In tal senso, Francesco si è detto lieto dell’impegno delle diocesi guineane, citando in modo particolare i “fedeli laici impegnati nella pastorale” e i “catechisti” con il loro “insostituibile lavoro di evangelizzazione e di animazione delle comunità cristiane”.

Il Santo Padre ha quindi esortato a “perseverare” negli sforzi per assicurare la qualità della formazione cristiana e a sostenere il “modello cristiano” di famiglia, che in Guinea è spesso minacciato dalla “ambiguità” della “poligamia” e dei matrimoni tra persone di fedi diverse.

Ai più giovani, il Pontefice ha chiesto di “testimoniare la propria fede impegnandosi nella società, mostrando così l'amore per il proprio Paese” e dimostrandosi sempre “artefici di pace e di riconciliazione per lottare contro la miseria estrema” che affligge il paese africano.

Un incoraggiamento è stato rivolto ai fini di un approfondimento dei rapporti con i “vostri compatrioti musulmani” e per la reciproca accettazione dei “diversi modi di essere, di pensare e di esprimersi”.

Ai religiosi e alle religiose, nella diversità dei rispettivi carismi, il Papa ha assicurato il proprio sostegno e la propria preghiera, in particolare a quanti sono impegnati in “opere di assistenza alla popolazione, sia sul piano sanitario che dell’educazione e dell’istruzione”.

Il Santo Padre ha espresso sostegno anche all’“apostolato dei sacerdoti”, spesso “reso difficile, in particolare a causa del loro scarso numero”. I preti, ha sottolineato, “devono vivere coerentemente con quello che predicano”, perché “è la credibilità stessa della Chiesa che è in gioco”. È anche necessario, ha aggiunto il Papa, “fare di tutto per suscitare abbondanti e solide vocazioni sacerdotali”.

Un’ultima riflessione ha riguardato la formazione dei seminaristi, da compiersi come un “cammino serio di crescita intellettuale e spirituale”, affinché la “santità sacerdotale” sia proposta “in maniera autentica, a partire dall’esempio dei sacerdoti che vivono la loro vocazione nella gioia”, con particolare enfasi sulle “esigenze del celibato ecclesiale”, sul “giusto rapporto con i beni materiali”, sul “rifiuto della mondanità e del carrierismo”, poiché il sacerdozio non è un mezzo di “ascesa sociale” e sull’“impegno reale al fianco dei più poveri”.