"Le famiglie in giuria, una scelta vincente"

I registi Fernando Muraca e Stefano Alleva raccontano la loro esperienza al Fiuggi Family Festival

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di Luca Marcolivio

FIUGGI, domenica, 29 luglio 2012 (ZENIT.org) – La V edizione del Fiuggi Family Festival è stata una cartina di tornasole delle luci e ombre del cinema contemporaneo. Tra i punti di forza esso conserva l’altissimo e indistruttibile potenziale di strumento di comunicazione all’interno delle famiglie, il suo marcato risvolto pedagogico, complementare alle agenzie educative tradizionali, e mai in competizione con queste ultime.

Tra gli aspetti problematici si riscontra una certa “ritrosia” dell’establishment organizzativo rispetto a temi considerati, magari a livello inconsapevole, troppo “edificanti”, quasi come se il cinema per famiglie debba essere condannato a rimanere un genere “di nicchia”, confinato nelle sue “oasi protette”.

È quanto emerso durante la conversazione che Zenit ha intrattenuto con i registi Fernando Muraca e Stefano Alleva, rispettivamente presidente della giuria e giurato, durante l’edizione del Fiuggi Family Festival appena conclusa.

Secondo Muraca il livello di qualità delle pellicole proiettate durante la kermesse fiuggina è “molto vario” e si sono riscontrati “film cinematograficamente interessanti ed altri che hanno valori diversi, film riusciti ed altri meno riusciti. Molti dei film visti in questi giorni hanno saputo affrontare temi importanti, tenendo unita la macchina del cinema”.

Sul rapporto tra cinema e famiglia, Muraca ha posto in evidenza che le famiglie che questa settimana si sono recate a Fiuggi per trascorrere una vacanza e vedere dei buoni film, “cercano un’esperienza condivisa in rapporto alla cultura”.

L’esperienza del Fiuggi Family Festival ha quindi “un valore in sé di natura sociologica e culturale – ha aggiunto il regista -. È importante che ci sia un contesto in cui le famiglie possano riflettere su temi che le riguardano”.

Fermo restando che il binomio cinema-famiglia non deve cadere nella trappola di nuovi cliché, né prestarsi a ghettizzazioni e, in linea di massima, in famiglia è giusto condividere la visione di qualunque genere cinematografico.

“Un film, se è bello, lo è indipendentemente se sia ‘per famiglie’ o meno - ha commentato il presidente della giuria -. Le tematiche che i selezionatori hanno scelto riguardano senz’altro la famiglia ma interessano in modo specifico varie fasce d’età, giovani e meno giovani”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Alleva, secondo il quale il rischio di una “ghettizzazione” del cinema a misura di famiglia, è addebitabile esclusivamente agli addetti ai lavori, “nel senso in cui, tra chi analizza i progetti, c’è una strana ed immotivata ritrosia rispetto a qualunque tipo di progetto presentato come ‘per famiglie’”.

Tale tendenza è “piuttosto sconcertante”, ha commentato il regista, “anche perché il fatto che un film sia ‘per famiglie’ non significa affatto che non avrà un buon esito commerciale. Il cinema americano, al contrario, dimostra costantemente che si possono coniugare le due cose”.

La giuria del Fiuggi Family Festival si è caratterizzata per due peculiarità: 1) la compresenza di giurati provenienti dal mondo del cinema e di giurati operativi nel mondo dell’associazionismo familiare o del mondo del volontariato pro-life; 2) la presenza di coppie di coniugi tra i giurati: Stefano Alleva, ad esempio, è stato affiancato dalla moglie, l’attrice Ewa Spadlo.

“È stata una scelta vincente e stimolante – ha commentato a tal proposito Alleva -. Con mia moglie discuto spessissimo sui film che vediamo e condividere con lei un’esperienza in giuria mi è parso molto azzeccato e coerente con il tipo di impronta che ha questo festival”.

Una nota un po’ amara di questa edizione del Fiuggi Family Festival è stata l’assenza di film italiani. Una mancanza dovuta, secondo Fernando Muraca, alla compresenza di altre ottime pellicole in altre manifestazioni, mentre ulteriori film di buona qualità sono “attualmente ancora in lavorazione”. Più critico Alleva, secondo il quale, l’assenza di film italiani è “emblematica dello stato di salute del nostro cinema”.