Le famiglie tornano in piazza

Il coordinatore nazionale della Manif Pour Tous Italia, Jacopo Coghe, spiega gli obiettivi dell'iniziativa che farà tappa a Roma sabato prossimo

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 489 hits

Mancano due giorni alla nuova manifestazione di protesta contro il progetto di legge Scalfarotto contro l’omofobia che, basandosi sull’ideologia gender, rischia di stravolgere il concetto di famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, ma anche di mettere a tacere ogni forma di dissenso e di libertà di espressione su questi temi.

L’appuntamento con la Manif Pour Tous Italia (che riprende l’omonima iniziativa francese) è per sabato 11 gennaio, alle 15.30, in piazza Santi Apostoli, a Roma.

Per conoscere i dettagli dell’iniziativa e gli ultimi sviluppi, ZENIT ha intervistato Jacopo Coghe, 29 anni, sposato e padre di due bambini, presidente del Comitato della Manif Pour Tous Italia.

La vostra associazione è attiva dallo scorso luglio e ha già portato in piazza varie manifestazioni in numerose città d’Italia. Quali risultati avete ottenuto e quali sono i vostri obiettivi nell’immediato?

Jacopo Coghe: Sicuramente il primo obiettivo è aumentare il consenso e portare la luce dei riflettori sull’argomento. Quello che abbiamo ottenuto finora è un aumento di consenso e di visibilità, non tanto per l’associazione quanto sul tema: quello che ci sta a cuore è la famiglia. Abbiamo riscontrato una totale disinformazione sull’argomento, quindi l’obiettivo primario è informare e portare la gente a manifestare.

Abbiamo tenuto già parecchie manifestazioni, con una costante crescita quantitativa e qualitativa degli speaker e degli aderenti. In soli sei mesi abbiamo ottenuto ottimi risultati ma nulla a che vedere con quello a cui realmente puntiamo. La nostra idea è quella che, nel caso vada in porto la legge contro l’omofobia o se iniziasse in parlamento la discussione sulle unioni civili, si porti in piazza un nuovo Family Day, ovviamente allargato alla MPT, ovvero una manifestazione aperta a tutti.

In che modo la Manif Pour Tous sta sviluppando la sua azione e sta raccogliendo adesioni?

Jacopo Coghe: I primi sviluppi della nostra associazione, sono avvenuti prendendo spunto da quanto già avveniva in Francia. Molti nostri militanti già conoscevano il nome Manif Pour Tous ed erano informati sui fatti francesi. Qui in Italia, il consenso si sta determinando con molte adesioni spontanee attraverso il nostro sito internet e con la richiesta di aprire circoli in tutta Italia. Una volta aperto il circolo, la gente si attiva e si informa, c’è un passaparola ed una volontà molto spontanea di informare tra le persone. Sul territorio, una volta attivate queste cellule, cerchiamo di fare corsi di informazione. Di qui alla primavera terremo conferenze, incontri, in cui, in un’oretta, con il contributo di un giurista, di uno psicologo e di un rappresentate dell’associazione, si spiega in cosa consistono le leggi che vorrebbero far passare alla Camera e al Senato e cos’è l’ideologia gender che sta dietro queste leggi. Gli altri strumenti sono i social network, le manifestazioni e le adesioni spontanee.

Una peculiarità della Manif Pour Tous è quella di riuscire a mettere insieme giovani e meno giovani, così come la sua capacità di portare in piazza le famiglie, una categoria solitamente refrattaria alle manifestazioni di protesta. Come avete fatto a guadagnare un consenso così vasto?

Jacopo Coghe: La cosa che mi colpisce molto è che l’adesione è principalmente giovanile: l’età media dei partecipanti è intorno ai trent’anni. Tuttavia c’è un consenso trasversale sia a livello di età che di personalità, così come è nostro obiettivo. Stiamo cercando di creare un consenso trasversale tra cattolici, ebrei, musulmani, persone di destra o di sinistra, o anche omosessuali contrari a questo progetto di legge, come il portavoce francese di Homovox che interverrà sabato prossimo.

Non stiamo usando tecniche comunicative particolari: se si danno informazioni corrette su quello che sta succedendo, le famiglie si attivano da sole. Quello che c’è dietro l’omofobia è fondamentalmente l’ideologia gender, che parte dall’educazione nelle scuole e pretende di inculcare tale ideologia sin dall’asilo: si pensi al Rapporto Estrela o alle indicazioni dell’ex Ministro Fornero. Con tutti questi mezzi, di fatto viene tolta la potestà educativa ai genitori che, prima di tutto non sono messi a conoscenza e magari nemmeno condividono tali principi. Sentendosi attaccate sui figli e sulle persone indifese, le famiglie, a quel punto reagiscono, perché credono nel valore della famiglia a livello antropologico, al di là del credo politico.

Sui socialnetwork il tema dell’omofobia e del gender è molto dibattuto e i toni sono spesso fin troppo accesi. Cosa rispondete a chi vi accusa di essere omofobi, estremisti o antiquati?

Jacopo Coghe: Sono attacchi non fondati. Come più volte abbiamo affermato sul nostro sito e sui social network, uno dei nostri valori è il rispetto dell’alterità. Quindi, come esseri umani, dobbiamo essere rispettosi della persona più vicina e della persona che ha un diverso modo di pensare. In base al rispetto dobbiamo essere liberi di esprimere le nostre opinioni. Come dall’altra parte c’è questa libertà, da parte nostra ribadiamo il concetto che la famiglia è formata da un uomo, da una donna e da dei bambini. I bambini, poi, non sono un “diritto”, come si vuole far credere. Specie con questa legge si vuole impedire di manifestare il proprio dissenso nel momento in cui venisse presentata la legge sulle unioni omosessuali.

Eventuali emendamenti al progetto di legge Scalfarotto potrebbero salvaguardare la libertà di espressione o, comunque, limitare i danni?

Jacopo Coghe: Dobbiamo essere intellettualmente onesti: il nostro ‘no’ è un ‘no’ secco su tutta la linea. Lo stesso emendamento Gitti è un po’ una “zappa sui piedi” e la bozza di legge, così com’è oggi scontenta tutti, a partire dalle associazioni gay, che vedono questa legge depotenziata rispetto ai loro obiettivi. L’emendamento Gitti consentirebbe di pronunciare a messa il passo di San Paolo sull’omosessualità, tuttavia impedirebbe a un’associazione di fare educazione interna sullo stesso tema, di dire che l’omosessualità è immorale o che la famiglia è composta da un uomo o una donna e non da persone dello stesso sesso. È una contraddizione dire che è lecito farlo in privato ma non in pubblico…