Le femministe riscoprono la maternità

Il ruolo senza tempo guadagna nuovi sostenitori

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LONDRA, sabato, 25 settembre 2004 (ZENIT.org).- Considerata a suo tempo come una opzione secondaria, la maternità sta ora gradualmente guadagnando consensi. Negli anni '60 e '70 le donne venivano invitate a disfarsi delle catene di un faticoso lavoro casalingo per cercare realizzazione nel lavoro. Ma mentre un numero crescente di donne convinte del loro ruolo lavorativo rimandavano o evitavano il momento di avere figli, molte si sono rese conto che il successo nel lavoro le dava solo una soddisfazione di breve termine.



L'autore inglese James Tooley, nel suo libro del 2002, “The Miseducation of Women”, descrive come un numero di femministe di prima generazione abbia cambiato opinione sulla maternità, negli anni successivi. Tooley, professore di politica dell'educazione presso l'Università di Newcastle in Inghilterra, cita una frase di Betty Friedan, la quale già in un libro del 1982 ammetteva che esiste un “profondo impulso umano ad avere figli”.

Tooley osserva inoltre che la scrittrice femminista di spicco, Germaine Greer, che nel suo libro del 1971 “The Female Eunuch” disprezzava la gravidanza e la maternità, più tardi ha confessato che “piange i suoi figli non nati”, e si pente di non averne avuti.

Tooley cita poi il libro del 1999 di Danielle Crittenden, “What Our Mothers Didn't Tell Us: How Happiness Eludes the Modern Women” [Ciò che le nostre madri non ci hanno detto: come la felicità elude il mondo moderno]. Crittenden, dopo l'esperienza della maternità, ha scritto della “sola decisione così profonda e trasformante” che arriva quando le donne decidono di avere un figlio.

Il desiderio di maternità

Riflessioni più recenti sulla maternità sono riportate in un libro pubblicato qualche mese fa, dal titolo “Maternal Desire: On Children, Love, and the Inner Life”. Scritto da Daphne De Marneffe, psicologa e madre di tre figli, il libro affronta la questione della maternità soprattutto dal punto di vista psicologico.

Nonostante la sua difesa dell'aborto come diritto di scelta della madre, De Marneffe cerca di elevare il concetto di maternità. Troppo spesso oggi, il mondo svaluta le donne che optano per la maternità con “un'insistenza intransigente sul fatto che manchi qualcosa nelle donne che spendono il loro tempo a fare la mamma”, osserva la prefazione.

Badare ai figli, ammette De Marneffe, implica sacrificio, e questo può essere un punto delicato per le donne. Tuttavia, mentre le donne compiono sacrifici economici per avere figli, esse ricevono anche ricompense in termini di emozioni, derivanti dal prendersene cura.

De Marneffe invita le donne a non limitare l'attenzione ai momenti di sacrificio, che possono implicare un rinvio dei programmi personali o una perdita del controllo sul proprio tempo. Piuttosto essa incoraggia le donne a vedere la maternità nell'ambito di “obiettivi più profondi” propri del ruolo genitoriale. “Questo processo può essere estremamente piacevole”, spiega De Marneffe. Dedicare il proprio tempo libero e anche qualche ora di sonno ai bambini, dedicare se stessi alla felicità dei bambini, porta a “enormi gratificazioni”.

Inoltre, la maternità non riguarda solo il piacere e il sentirsi bene, continua. “Essa si basa anche su un senso, una moralità e persino sull'estetica”. Una vita dedicata a crescere i figli non solo esprime gli ideali di una madre e gli obiettivi etici, ma anche, nonostante le fatiche quotidiane, implica “qualcosa di intrinsecamente significativo” sul superamento di questi problemi mentre ci si prende cura dei figli.

Femminismo e maternità

Molta attenzione viene data a come riconciliare il valore della maternità con il femminismo, osserva De Marneffe. Molte femministe hanno perseguito l'emancipazione della donna dall'ambiente domestico, per integrarla pienamente nel mondo del lavoro e della politica. Troppo spesso - prosegue - questi sforzi hanno “considerato in modo eccessivamente superficiale il desiderio della donna di diventare madre, etichettandolo come prodotto di una visione sentimentale e antiquata del ruolo della donna”.

Questa tendenza ha contribuito ad una “generale svalutazione sociale del prendersi cura degli altri, una svalutazione con risvolti economici e psicologici”. De Marneffe sostiene che i libri di stampo femminista troppo spesso considerano il desiderio di prendersi cura dei figli “come un qualcosa di marginale e di correggibile”. A suo avviso, anche il desiderio di una madre di prendersi cura dei propri figli, e gli strumenti politici per renderlo possibile, dovrebbero rientrare nei programmi femministi.

Criticando questo aspetto del femminismo, De Marneffe si dissocia inoltre da ciò che definisce come “ideologia tradizionalista”. Piuttosto persegue un punto intermedio tra coloro che negano l'esigenza della madre di prendersi cura dei figli e coloro che escluderebbero le donne da ogni interesse al di fuori di quello per i figli.

Superando le difficoltà

De Marneffe è realistica quando si tratta di maternità. Le gioie provenienti dai figli possono facilmente evaporare nel mezzo dei problemi quotidiani: coercizione, povertà e problemi sentimentali possono portare a gravi conseguenze per la mamma. Inoltre, le mamme possono spesso trovarsi con desideri contrastanti, nel difficile tentativo di adattare gli obiettivi di lavoro e di carriera alle esigenze relative ai figli.

Una parte del libro scritto da De Marneffe è dedicato alle difficoltà della madre nel gestire le tensioni derivanti dallo stare a casa con i figli o dal dover uscire per lavoro con le conseguenti preoccupazioni relative ai figli. Troppo spesso - osserva - il lavoro lascia le donne con scarsa flessibilità in termini di riconciliazione tra maternità e carriera lavorativa.

Divise tra figli e lavoro, le madri sono da qualche anno anche oggetto di una continua pubblicazione di libri e di teorie sui possibili effetti derivanti dal lasciare i figli in mano ad altri. E generalmente più si avanza in carriera e meno possibilità si ha per trovare il tempo sufficiente per i figli.

“Sembra che non riusciamo a concepire l'interdipendenza tra il benessere della mamma e quello dei figli in un modo che sia rispettoso e preordinato al progresso della donna”, conclude De Marneffe.

Osserva inoltre che nel passato ha sostenuto le ragioni di entrambe le parti del dibattito sulla cura per i figli, ma ultimamente è più incline all'idea che dedicare più tempo ai propri figli sia importante. Cita a tale proposito la sua esperienza personale in cui, per far fronte ad un crescente numero di figli, ha iniziato a limitare gli impegni lavorativi per dedicare più tempo a fare la mamma, senza tuttavia eliminare del tutto l'attività professionale.

Lettera ai vescovi

La maternità è stato uno dei temi affrontati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella lettera ai vescovi pubblicata lo scorso 31 luglio. Nella “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo” si osserva che “Tra i valori fondamentali collegati alla vita concreta della donna, vi è ciò che è stato chiamato la sua «capacità dell'altro»” (N. 13).

Nonostante “un certo discorso femminista”, la donna “conserva l'intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell'altro, alla sua crescita, alla sua protezione”.

Questa capacità, continua la Lettera, “è una realtà che struttura la personalità femminile in profondità. Le consente di acquisire molto presto maturità, senso della gravità della vita e delle responsabilità che essa implica. Sviluppa in lei il senso ed il rispetto del concreto, che si oppone ad astrazioni spesso letali per l'esistenza degli individui e della società”.

La Lettera è attenta ad osservare che le donne non dovrebbero essere considerate “soltanto sotto il profilo della procreazione biologica”, anche se la maternità “è un elemento chiave dell'identità femminile”. Considerare le donne esclusivamente da un punto di vista della “fecondità biologica” si accompagna spesso ad un “pericoloso disprezzo della donna”.

Il documento vaticano difende inoltre le politiche che perseguono l'eliminazione delle discriminazioni sessuali nell'educazione, nel lavoro, nella famiglia e nella vita civile. Al contempo, “La difesa e la promozione dell'uguale dignità e dei comuni valori personali devono essere armonizzate con l'attento riconoscimento della differenza e della reciprocità laddove ciò è richiesto dalla realizzazione della propria umanità maschile o femminile”. La maternità e il femminismo potrebbero in realtà essere molto più affini di quanto molti possano pensare.