"Le ferite nel cuore dei cristiani armeni sono le stesse del Corpo di Cristo"

Ricevendo in udienza Aram I, Catholicos di Cilicia, papa Francesco invoca l'unità tra le chiese d'Occidente e d'Oriente, in nome dello Spirito Santo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 371 hits

Un incontro che è un nuovo passo di avvicinamento tra le chiese d’Occidente e d’Oriente. A una decina di giorni dalla conclusione del suo pellegrinaggio in Terra Santa, papa Francesco ha ricevuto in udienza Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia.

A seguito del loro colloquio privato, il Vescovo di Roma e il suo ospite hanno pronunciato i loro discorsi, seguiti dallo scambio dei doni. La visita si è conclusa con un momento di preghiera comune nella Cappella Redemptoris Mater.

Rivolgendosi ad Aram I e ai membri del suo seguito, Francesco ha esteso il proprio saluto e il proprio pensiero “ai Vescovi, al clero e a tutti i fedeli del Catolicossato di Cilicia” e ha espresso parole di accoglienza: “Benvenuti alle soglie dei Santi Apostoli Pietro e Paolo!”.

L’udienza odierna, come ricordato dal Pontefice, è avvenuto a un mese di distanza dall’incontro avvenuto con Sua Santità il Catholicos Karekin II. “Ringrazio insieme con voi il Signore per le relazioni fraterne che ci uniscono, per il loro continuo progresso, e considero un autentico dono di Dio il poter condividere questo momento di incontro e di comune preghiera”, ha sottolineato il Papa.

Sottolineando l’impegno di Aram I “per la causa dell’unità tra i credenti in Cristo”, il Santo Padre ne ha ricordato i “ruoli di primo piano nel Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, che svolge un ruolo prezioso nell’appoggiare le comunità cristiane della regione, così provate da numerose difficoltà” e, in generale, il “qualificato contributo” offerto dal Catolicossato ai fini del dialogo tra le chiese cattolica ed ortodosse della regione.

“Mi sento di dire che, in questo cammino verso la piena comunione, condividiamo le stesse speranze e lo stesso impegno responsabile, consapevoli di camminare così nella volontà del Signore Gesù Cristo”, ha proseguito papa Francesco.

La storia della Chiesa Apostolica Armena è “profondamente segnata da una storia di prove e di sofferenze, accettate coraggiosamente per amore di Dio”, ha aggiunto. Questa comunità è diventata “un popolo pellegrino, sperimentando così in modo del tutto singolare il proprio essere in cammino verso il Regno di Dio”.

Non sono mancate fasi di “persecuzione e martirio”, che hanno lasciato “ferite profonde nei cuori di tutti gli Armeni” da venerare “come ferite nei cuori del corpo stesso di Cristo”. Per questo motivo, tali sofferenze “sono anche causa di incrollabile speranza e di fiducia nella misericordia provvidente del Padre”.

I “fratelli cristiani del Medio Oriente”, ha proseguito il Papa, hanno bisogno di “fiducia e speranza” come noi cristiani d’Occidente che, pur non essendo vittime del “conflitto” e della “violenza”, rischiano di perdersi “nei deserti dell’indifferenza e della dimenticanza di Dio”, o di soccombere nelle loro “battaglie interiori contro il peccato”.

I cristiani di ogni denominazione devono “imparare a portare con umiltà gli uni i pesi degli altri”, aiutandosi vicendevolmente a “essere più cristiani, più discepoli di Gesù”.

Francesco ha quindi esortato: “Camminiamo quindi insieme nella carità, come Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore (cfr Ef 5,1-2)”.

A conclusione dell’omelia, il Santo Padre ha ricordato l’imminenza della Pentecoste, invocando l’intercessione dello Spirito Santo, affinché possa “ispirare il nostro cammino verso l’unità” e “sia Lui ad insegnarci come alimentare i legami di fraternità che già ci uniscono nell’unico battesimo e nell’unica fede”.