Le figure dei nonni nella famiglia dei migranti

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CITTA' DEL VATICANO, sabato, 12 aprile 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto dall'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in occasione della XVIII Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia sul tema “I nonni: la loro testimonianza e presenza nella famiglia” (Roma, 3-5 aprile 2008).

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Mi è gradito rivolgere un caloroso saluto ai membri e consultori del Pontificio Consiglio per la Famiglia e a tutti voi partecipanti alla decima ottava sua Assemblea Plenaria. Con sentimenti di rispetto e affetto, rendo omaggio in particolare al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Dicastero, che dà spazio, invitandomi qui, alla dimensione migratoria anche in ambito familiare che è un fenomeno strutturale del mondo contemporaneo.

Una prima osservazione generale. Oggi il rapporto tra genitori e figli è grandemente influenzato dalle esigenze della vita lavorativa-professionale, e quindi il rapporto tra nonni e nipoti assume un’importanza particolare, che cresce quando si tratta di chi ha lasciato la terra natia. Al tempo stesso, purtroppo, fino ad ora, sono pochi gli studi che esaminano tale realtà, al punto che l’Università di Toronto e quella delle Açores hanno organizzato, per il prossimo maggio, un Congresso proprio sul tema “La voce dei nonni: migrazione e patrimonio culturale”.

Facciamo un passo indietro e costatiamo che nelle società così dette sviluppate, e non solo, regna una Weltanschauung non di rado distorta. Prevalgono infatti egoismo e desiderio di soddisfazione immediata dei bisogni materiali, dimenticandosi doveri di solidarietà e responsabilità.

Così anche la famiglia è intesa spesso come una convivenza “temporanea” che si può sciogliere, con conseguenti diverse forme di convivenza, e penso soprattutto alle famiglie “monogenitoriali” o “ricostruite”.

Quelle dei migranti sono immerse pure in queste realtà, non esenti da conflitti tra mariti e mogli, da separazioni e da divorzi, anzi, forse, ancor più immerse in essi. Anche tali tristi esperienze possono far assumere ai nonni una posizione straordinaria. Il loro matrimonio di lunga data – se così è – può diventare infatti fonte di stabilità, sicurezza ed equilibrio e un esempio positivo per i nipoti che vivono in famiglie problematiche o addirittura disgregate.i La presenza dei nonni è perciò benefica, sia affettivamente sia per l’aiuto finanziario che possono offrire in molti casi.ii

Ciononostante la figura del nonno, inserito nel fenomeno migratorio, è cosa ardua da delineare, perché varie sono le situazioni culturali, educative, tradizionali, e religiose, e vario è il livello economico di ciascuno. Bisogna aggiungere poi che nelle migrazioni non è facile poter avere con sé la propria famiglia “estesa”. In generale, comunque, si può affermare che i nonni immigrati sono persone disponibili a collaborare con i genitori per il bene dei nipoti, ad offrire consigli e sostegno nell’educazione, secondo la tradizione del Paese d’origine. In genere essi considerano un piacere, oltre che un dovere, dedicare tempo ai bambini dei loro figli, con i quali sanno rapportarsi con intraprendenza, dinamicità e dolcezza, trasmettendo il proprio vissuto. Dai nipoti essi si aspettano affetto, comprensione, e forse anche qualche semplice dono, secondo l’età.

Dicevamo d’inizio che la famiglia migrante ha pure vissuto i suoi cambiamenti. Un esempio? Un tempo i nonni erano pochi e i nipoti molti; oggi capita il contrario e non è rarissimo di trovare un solo nipote per quattro nonni. In passato il padre di famiglia emigrava ed era la donna ad occuparsi di tutto, a casa, con impegno altresì nell’educazione dei figli, mentre i vecchi nonni erano trattati con reverenza e non di rado vivevano assieme a figli e nipoti. Su questo punto, del grande rispetto che in passato si aveva per gli anziani, scrisse anche Giovanni Paolo II, nella sua Lettera del 1999 ad essi rivolta. Egli costatava “che presso alcuni popoli la vecchiaia è stimata e valorizzata; presso altri, invece, lo è molto meno a causa di una mentalità che pone al primo posto l'utilità immediata e la produttività dell'uomo. Per via di tale atteggiamento, la cosiddetta terza o quarta età è spesso deprezzata, e gli anziani stessi sono indotti a domandarsi se la loro esistenza sia ancora utile”.iii

Accennavamo alla donna nel fenomeno dell’emigrazione, ma dobbiamo ora aggiungere che oggi più di un tempo, anche le donne emigrano, in percentuale praticamente uguale ai maschiiv ed inoltre i nonni abitano per lo più da soli, indipendenti, legati certo alla famiglia dei figli, ma nello stesso tempo, fuori di casa, se non in qualche luogo di riposo. I contatti con i nipoti sono dunque meno frequenti.

La realizzazione della “vocazione” dei nonni - diciamo così - nell’ambito della famiglia è quindi complessa e variabile. A volte, di fatto, essi assumono la tutela dei nipotiv, nel caso di assenza dei genitori, di divorzio, malattia, decesso di uno di essi, o per detenzione, con assistenza scolastica e ricreativa. I nonni poi, spesso, si sostituiscono ai genitori in quelle mansioni dove le istituzioni pubbliche non arrivano: accompagnano i bambini all’asilo nido, alla scuola, allo sport, a eventi culturali, favorendo così l’entrata delle “madri” nel mercato del lavoro. Non pochi sono anche i genitori emigrati che decidono, magari loro malgrado, di inviare i propri figli nel Paese d’origine sotto la tutela dei nonni.

Ma vi è anche il caso di nonni che si sentono “orfani” quando figli e nipoti emigrano. Perdono cioè la loro “ragione d’essere”. Uno dei modi per superare questa pena sarebbe seguire i figli all’estero, anche per prendersi cura dei nipoti, facilitando al tempo stesso l’attività economica dei figli e dei loro coniugi. Così essi si sentirebbero ancora utili.vi

Tutto ben considerato, esprimo dunque la convinzione che il contributo educativo dei nonnivii è di notevole importanza per lo sviluppo e l’arricchimento dei nipoti in fatto di valori. Essi “aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono custodi della memoria collettiva, e perciò interpreti privilegiati di quell'insieme di ideali e di valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale.… Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di proporre ai giovani consigli ed ammaestramenti preziosi”.viii

Nell’emigrazione i nonni, come persone che portano dunque i valori della terra nativa, li trasmettono ai nipoti quasi per osmosi, in dialogo che si rivela spesso fecondo, basato, come dev’essere, sul rispetto di tutti gli autentici altri valori, pur diversi dai propri.

Il successo educativo dei nonni è dovuto al fatto - credo - che si mettono più dei genitori in posizione di ascolto e di osservazione nei confronti dei nipoti, in un atteggiamento che magari non hanno potuto avere essi stessi con i propri figli. I nonni, rispetto ai genitori, in genere sono meno rigidi, più tolleranti, talora addirittura “complici” in senso giocoso. L’essere nonni si manifesta in un rapporto più libero, con meno responsabilità e privo perciò di quelle preoccupazioni educative strette che generalmente hanno i genitori.ix

Come si sa, la linguax rappresenta un fattore importante per i processi di integrazione e al tempo stesso di identità. Ognuna di esse è simile a una frontiera territoriale ed esclude chi non la parla. E’ capitato probabilmente a tutti noi di farne dolorosa esperienza. Ma ci sono anche nonni immigrati che non parlano l’idioma del luogo di accoglienza o lo parlano poco, per cui in casa con i propri figli e nipoti si esprimono in quella materna – ed è l’altro lato della medaglia –, con le affettività, il calore e le sfumature che le sono proprie. Grazie ai nonni, oltre che ai genitori, i nipoti dunque potrebbero automaticamente imparare un’altra lingua, ed è un vantaggio. Ognuna di esse è di fatto una ricchezza e non credo sia contro l’integrazione nel Paese d’accoglienza il fatto di coltivare la propria lingua d’origine.

Un altro aspetto importante da sottolineare è la partecipazione dei nonni e nipoti ad attività associative. Le associazioni dei migranti hanno lo scopo di unire le persone che condividono lo stesso contesto etnico-linguistico. Utili sono quelle di mutuo soccorso, che aiutano anche al disbrigo delle pratiche burocratiche e alla tutela dei diritti dei lavoratori o all’aiuto dei nuovi arrivati. Qui va detto che le associazioni religiose dei Paesi d’origine cattolici sono più numerose rispetto alle altre. Ne è scopo altresì la celebrazione della festa del Santo Patrono del luogo d’origine o di un titolo particolare della Madonna colà venerata. Dalle attività associative nasce pure l’aspetto ricreativo e conviviale con impegno per i piatti tipici della gastronomia dei luoghi d’origine, viaggi a Santuari o ritorno annuale alla propria prima patria. Si organizzano cori folcloristici, tornei di gioco, si tifa per determinate squadre sportive, si conservano contatti con la madrepatria. I nonni coinvolgono i loro nipoti nell’attività associative, e questi, a loro volta, ne assimilano il bagaglio culturale ed assumono la responsabilità di continuare le tradizioni, pur con la buona disposizione ad amare il Paese d’accoglienza, fino a difenderlo.xi

Mi piacerebbe ora, se ci resta tempo, contestualizzare la visione con qualche flash a livello continentale. Cominciando dalla mia Africa, dove ho passato 20 anni della mia vita sacerdotale. I nonni provenienti da alcune sue regioni sono visti ancora, dai nipoti, come “patriarchi” a cui va il rispetto e l’affetto con l’ispirazione per la crescita. Dai nonni imparano cosa vuol dire la vecchiaia, e come accettarla; inoltre essi rappresentano il legame coi defunti, col mistero della vita e della morte.

Potremmo fare anche una digressione cinese, guardando per un momento al grande continente asiatico di provenienza di quegli immigrati. Nella famiglia cinese, per esempio, i bambini sono considerati come le piccole ruote dentate di una macchina complessa; la famiglia rappresenta la più piccola unità sociale, è il nucleo di tutti i rapporti, offre sicurezza, protezione; l’amore dei nonni e quello dei genitori sono considerati le radici del sentimento d’umanità. Orbene è grandissimo il contributo sociale offerto dai nonni immigrati cinesi. Le loro famiglie si avvalgono del supporto dei membri più anziani per accudire i bambini, svolgere piccoli lavori, fare la spesa o sbrigare commissioni e presidiare l'abitazione. Oltre alla disponibilità personale, la generosità dei nonni investe anche la sfera economica: una buona parte della loro pensione è impiegata a favore delle giovani generazioni, anche con qualche sacrificio personale.

E guardiamo in un battibaleno l’America Latina, speranza della Chiesa. In essa è ritenuto sgradevole il fatto che un bambino capriccioso disobbedisca ai nonni o che risponda loro sgarbatamente e con maleducazione. Essi, per la famiglia latino-americana, in genere, sono un tesoro da cui trarre insegnamento per la vita e anche ricevere un po’ di denaro, se possibile.

Nella famiglia araba poi il bambino inizia ad osservare i precetti religiosi quando i genitori lo considerano maturo per farlo. Così i nonni immigrati, insieme ai genitori zelanti, incoraggiano il nipote di 6/7 anni a osservare per qualche ora il digiuno, per il ramadan, ed a conoscere l’insegnamento morale e rituale corrispondente. I nonni immigrati musulmani, inoltre, non accettano facilmente il matrimonio di un loro nipote con persona di altro Paese, di altra religione, di altra cultura. La storia odierna registra così reazioni negative non solo da parte dei nonni ma di intere famiglie, con conseguenze davvero penose, se non tragiche.

La casa dei nonni inoltre è spesso il luogo privilegiato per incontrare gli altri membri della famiglia, bisogna qui almeno dirlo, pur di sfuggita.

I nonni immigrati, infine, – ricordiamolo – molte volte sono partiti da terre lontane allo scopo di dare un avvenire migliore a figli e nipoti per cui, dopo anni di sacrifici, potrebbero ritornare al loro Paese d’origine a godersi la pensione, ma l’affetto per figli e nipoti li trattiene nel Paese che li ha ospitati, dando loro un futuro migliore.

E’ troppo ideale il mio quadro? Forse, ma molti potrebbero confermare dal vivo quanto ho detto.

Certo, la famiglia è la cellula originaria della società, è la comunità nella quale fin dall’ infanzia si può incominciare ad amare ed adorare Dio, apprendere i valori umani e morali e a far buon uso della libertà. Purtroppo ciò non è vero per molti. Ugualmente, noi cattolici, definiamo la famiglia una “Chiesa domesticaxii. Per i migranti, poi, già Pio XII scrisse nel 1952: “La Famiglia di Nazaret in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe emigrati in Egitto e ivi rifugiati per sottrarsi alle ire di un empio re, sono il modello, l’esempio e il sostegno di tutti gli emigrati”.xiii Papa Benedetto XVI, nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2007, riprese il concetto che la “Santa Famiglia di Nazaret [è] icona di tutte le famiglie…. Nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto, intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti”.xiv

Nelle loro famiglie i genitori sono certo i primi responsabili dell’educazione dei figli, ma accanto a loro ecco dunque i nonni. Se credenti, poi, essi sono di fondamentale importanza perché possono irradiare una fede viva e semplice.xv In questa linea, la catechesi impartita dai nonni, con l’esempio e la parola, arricchisce e concreta altre forme di insegnamento della fede. Molte volte i nonni accompagnano anche a Messa i nipotini.

A questo riguardo, nella mia diocesi d’origine, si è visto programmato un corso di catechesi per “nonne/i maestri di vitaxvi, inteso a renderli atti a trasmettere ai nipoti, appunto, fede e vita. Potrebbe essere una buona iniziativa cui ispirarsi altresì per i nonni migranti. Essi si scoprono catechisti!

Permettetemi di concludere ricordando ancora la Lettera agli anziani di Giovanni Paolo II dove si menziona il quarto comandamento: “Onora il padre e la madre”. E’ “un dovere universalmente riconosciuto” – il Papa vi affermò. “Dalla sua piena e coerente applicazione non è scaturito soltanto l'amore per i genitori da parte dei figli, ma è stato anche evidenziato il forte legame che esiste fra le generazioni. Dove il precetto viene accolto e fedelmente osservato, gli anziani sanno di non correre il pericolo di essere considerati un peso inutile ed ingombrante”.xvii

I nonni, dunque, pur spesso con la loro fragile umanità, diventano “un richiamo all'interdipendenza ed alla necessaria solidarietà che legano tra loro le generazioni, perché ogni persona è bisognosa dell'altra e si arricchisce dei doni e dei carismi di tutti”xviii, specialmente nelle situazioni difficili che in genere sono caratteristiche dell’emigrazione.

Grazie!

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NOTE

i Anne Milan e Brian Hamm, Across the generations: Grandparents and grandchildren: Canadian Social Trends (Winter 2003), p. 4, preso 11 marzo 2008 da http://dsp-psd.pwgsc.gc.ca/ Collection-R/Statcan/ 11-008-XIE/0030311-008-XIE.pdf.

ii Cfr. Pier Giorgio Liverani, “La scuola dei nonni”, Ed. Ave, Roma 2001.

iii Giovanni Paolo II, Lettera agli anziani, Città del Vaticano, 1 ottobre 1999, n. 9, preso 11 marzo 2008 da http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/documents/ hf_jpii_let_01101999_elderly_it. html.

iv Cf. Stime delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Internationale del Lavoro citate in Agostino Marchetto, La donna Migrante: People on the Move, n. 101 (Agosto 2006), pp. 130-132.

v Cf. Anne Milan e Brian Hamm, op. cit., p. 6.

vi Cf. Russell King e Julie Vullnetari, Orphan pensioners and migrating grandparents: the impact of mass migration on older people in rural Albania: Cambridge Journals, Vol. 26, N. 5 (Settembre 2006), p. 1.

vii Cf. Mario Gecchelle e Giovanni Danza, Nonni e Nipoti: Un Rapporto Educativo, ed. Rezzara, Vicenza 1993.

viii Giovanni Paolo II, op. cit., n. 10.

ix Cf. Anne Milan e Brian Hamm, op. cit., p. 2.

x Cf. Marta Castiglioni, La mediazione linguistico culturale: principi, strategie, espe-rienze, ed. Franco Angeli, Milano 1997.

xi Cf. Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi: AAS XCVI, N. 35 (2004), p. 780; Cf. anche Agostino Marchetto, Chiesa conciliare e pastorale di accoglienza, Quaderni Universitari, Nuova serie, Libreria Editrice Vaticana, 2006, p. 11.

xii Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Lumen Gentium, n. 11; v. anche Enrique Colon, Chiesa domestica e Teologia, III Simposio Internazionale della Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo della Santa Croce, Roma 12-14 Marzo 1997: H. Fittle (cur.), Fermenti nella teologia alle soglie del terzo millennio, Lib. Ed. Vaticana, Vaticano 1998, pp. 254-265.

xiii Cf. Pio XII, Costituzione Apostolica Exsul familia: AAS N. 44 (1952), p. 649.

xiv Cf. People on the Move, N. 102 (Dicembre 2006), p. 41.

xv Cf. Pino Scambini, Gli Anziani, risorsa da esplorare: Orientamenti Pastorali, N. 11 (1993), pp.___

xvi Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2223.

xvii Giovanni Paolo II, op. cit., n. 11.

xviii ibid., n. 10.