"Le giovani Chiese costituiscono un segno di speranza per il futuro della Chiesa universale"

Benedetto XVI riceve in Udienza i vescovi di recente nomina partecipanti al corso di formazione promosso dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli

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di Luca Marcolivio

CASTEL GANDOLFO, venerdì, 7 settembre 2012 (ZENIT.org) – In occasione del corso di formazione promosso dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, cui hanno partecipato i vescovi di recente nomina alla guida dei Territori di Missione, papa Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i presuli presso il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Dopo aver salutato monsignor Savio Hon Tai-Fai e monsignor Protase Rugambwa, rispettivamente Segretario e Segretario aggiunto della Congregazione, il Santo Padre ha ricordato l’imminenza dell’Anno della Fede, “dono prezioso del Signore alla sua Chiesa per aiutare i battezzati a prendere coscienza della propria fede e a comunicarla a quanti non ne hanno ancora sperimentato la bellezza”.

Le comunità in cui sono operativi i presuli ricevuti oggi in Udienza, “pur in situazioni differenti, sono tutte impegnate nella prima evangelizzazione e nell’opera di consolidamento della fede”, ha proseguito il Papa. Pur nelle sofferenze e nelle preoccupazioni che la vita missionaria comporta, va mantenuta “sempre salda la fiducia nel Signore”, ha aggiunto.

La comunità guidate dai pastori della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, sono “quasi tutte di recente fondazione, e presentano i pregi e le debolezze legati alla loro breve storia – ha detto il Papa -. Mostrano una fede partecipata e gioiosa, vivace e creativa, ma spesso non ancora radicata. In esse l’entusiasmo e lo zelo apostolico si alternano a momenti di instabilità e incoerenza. Emergono qua e là frizioni ed abbandoni”.

Sono comunque chiese che “vanno maturando grazie all’azione pastorale, ma anche al dono di quella communio sanctorum, che consente una vera e propria osmosi di grazia tra le Chiese di antica tradizione e quelle di recente costituzione, oltre che, prima ancora, tra la Chiesa celeste e quella pellegrinante”. Se da un lato in questi territori diminuiscono i missionari, il fenomeno è bilanciato dall’“aumento del clero diocesano e religioso”.

“Le giovani Chiese costituiscono, dunque, un segno di speranza per il futuro della Chiesa universale”, ha proseguito il Pontefice, esortando i vescovi presenti “a non risparmiare forza e coraggio per una solerte opera pastorale, memori del dono di grazia che è stato seminato in voi nell’ordinazione episcopale, e che si può riassumere nei tria munera di insegnare, santificare e governare”.

La sfida è quella di una “missio ad gentes” che richiede “l’inculturazione della fede, la formazione dei candidati al sacerdozio, la cura del clero diocesano, dei religiosi, delle religiose e dei laici”. Per riuscire in tale scopo i pastori – sulla scia di San Paolo che affermava: Caritas Christi urget nos – devono essere “configurati a Cristo per santità di vita, prudenti e lungimiranti, pronti a spendersi generosamente per il Vangelo e a portare nel cuore la sollecitudine per tutte le Chiese”.

Benedetto XVI ha inoltre esortato i vescovi missionari a prestare una “attenzione specifica per i sacerdoti”, guidandoli “con l’esempio”, vivendo “in  comunione con loro”, ascoltandoli ed accogliendoli “con paterna benevolenza”.

“Fate sì – ha proseguito - che l’Eucaristia sia sempre il cuore della loro esistenza e la ragion d’essere del loro ministero. Abbiate sul mondo di oggi uno sguardo di fede, per comprenderlo in profondità, ed un cuore generoso, pronto ad entrare in comunione con le donne e gli uomini del nostro tempo”.

Il Santo Padre ha poi menzionato le criticità che coinvolgono i territori guidati dai presuli oggi ricevuti: Le “emergenze alimentari, sanitarie ed educative”, le “discriminazioni culturali e religiose, intolleranze e faziosità, frutto di fondamentalismi che rivelano visioni antropologiche errate e che conducono a sottovalutare, se non a disconoscere, il diritto alla libertà religiosa, il rispetto dei più deboli, soprattutto dei bambini, delle donne e dei portatori di handicap”.

Le considerazioni conclusive sono state rivolte dal Pontefice all’importanza della condivisione della fede: essa è “il dono più importante che è stato fatto nella vita: non possiamo tenerlo solo per noi! Tutti hanno il diritto di conoscere il valore di tale dono ed accedervi”.