Le indicazioni del Papa "agli educatori"

Dal nuovo libro della Lev emerge l'attenzione che Francesco rivolge al tema dell'educazione dei giovani, ai quali vanno posti "dei limiti" ma senza "camicia di forza"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 371 hits

“Mi piace molto l’espressione di un autore americano: dice che Dio ci diede due occhi, uno di carne e uno di vetro; con quello di carne vediamo ciò che guardiamo, con quello di vetro ciò che sogniamo. Insegniamo ai nostri ragazzi a vedere la vita con questi due occhi?”. È una delle numerose domande sull’urgenza dell’educazione contenute nel volume Agli educatori, uscito oggi per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, che raccoglie una serie di omelie, di lettere pastorali e di interventi pronunciati dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, tra il 2008 e il 2012.

Il volume è strutturato in due parti: la prima, “Il pane della speranza”, riunisce 13 interventi, tra i quali alcune omelie in occasione della veglia pasquale e della solennità del Corpus Domini; la seconda, “Non stancarti di seminare”, ne raccoglie 9, tra cui alcune lettere indirizzate ai catechisti dell’arcidiocesi. Proprio a loro il cardinale domanda: “Stiamo educando alla speranza?”. È questo un mandato che implica tre elementi: “memoria del patrimonio ricevuto e fatto proprio; lavoro di quel patrimonio affinché non sia un talento sotterrato; proiezione, tramite le utopie e i sogni, verso il futuro”. Una grande responsabilità per gli educatori, dai quali dipende il domani dei ragazzi: “Li prepariamo per i grandi orizzonti – domanda il cardinale Bergoglio – o per l’orizzonte dell’angolo in cui per quattro soldi possono comprarsi il crack o qualcosa del genere?”.

Più volte, nel volume, ritorna il tema della droga, che è definita una “proposta tenebrosa”, una “corruzione che arriva persino a essere distribuita agli angoli delle scuole”. “Dobbiamo difendere ‘il cucciolo’ ” insiste Bergoglio, perché “non si mercanteggia la luce con un piccolo lampione qualunque che lascia intorno degli spazi di buio”. Ma le “tenebre” sono tante: “le tenebre della mezza verità, la tenebra gnostica della sperimentazione con i ragazzi… (…) La tenebra dell’abbandono: quanti ragazzi e ragazze abbandonati riceviamo nelle nostre aule! Mancanti di affetti, di dialogo, di allegria, che non sanno cosa significhi giocare con papà e mamma. La proposta della scorciatoia facile, della soddisfazione a portata di mano; la proposta dell’alcool, la proposta della droga…”.

Ai giovani il cardinale dice: “Camminate nella luce, non lasciatevi sedurre dai mercanti delle tenebre”. Ed esorta i dirigenti e coloro che hanno responsabilità a non servirsi del proprio status “come piedistallo delle nostre ambizioni personali, per il nostro arrampicarci quotidiano, per i nostri meschini interessi, per ingrossare la cassa o per promuovere gli amici che ci sostengono”.

Un altro tema proposto alla riflessione è “come fare perché la disciplina sia limite costruttivo del cammino che deve intraprendere un ragazzo e non un muro che lo annulli o una dimensione dell’educazione che lo castri”. Vogliamo dei ragazzi “tranquilli”, o “inquieti”? – domanda il cardinale. “I ragazzi ‘fanno casino’ e allora pensiamo a misure che mettano la camicia di forza alla spontaneità vitale degli studenti”. “Bisogna porre dei limiti – riflette Bergoglio –, tutti siamo d’accordo, ma che non siano un impedimento allo sviluppo di quell’altra inquietudine che mette in marcia, soffocando la speranza”.

Educare è infatti “una delle arti più appassionanti dell’esistenza e richiede permanentemente di allargare gli orizzonti, di ricominciare e mettersi in cammino in maniera rinnovata” spiega il cardinale Bergoglio, che mette in guardia contro l’assuefazione, che “ci anestetizza il cuore; non c’è capacità di quello stupore che ci rinnova nella speranza; non c’è spazio per l’identificazione del male e per lottare contro di esso”. E chiede al Signore di aiutare gli educatori a sconfiggere le “meschine paure interiori” che li possono attanagliare e che “ci schiaffeggi con la luce della sua grandezza”.