"Le mamme abbiano il coraggio di aiutarsi a vicenda"

Secondo la presidente del Progetto Famiglia Vita, Anna Spinelli, le famiglie devono fare rete e riscoprire la solidarietà reciproca

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di Luca Marcolivio

ROMA, mercoledì, 9 maggio 2012 (ZENIT.org) – Si apre domani la II Settimana della Famiglia, evento promosso da vari enti ed associazioni. Tra queste ultime figura Progetto Famiglia Vita, la cui presidente Anna Spinelli, si è intrattenuta a parlare con Zenit dell’evento, in prossimità di un giorno speciale per le famiglie di tutto il mondo: la Festa della Mamma.

Che contributo intende portare la sua associazione in merito al ruolo delle madri nella società italiana?

Anna Spinelli: Il ruolo della donna e soprattutto della madre è strategico, anche per la difesa della vita. La donna sa coniugare in modo assai forte il pubblico e il privato, difficilmente dimentica di essere madre e moglie. Si può essere donna realizzata, si può essere donna che accoglie la vita, si può essere sposa, se siamo in grado non tanto di tenere i piedi per terra ma di alzare lo sguardo in alto. Dobbiamo avere il coraggio di apprezzare quello che la vita ci dona ogni giorno, con gioia, con il sorriso e con serenità. Poi è necessario il coraggio di saper chiedere: molto spesso noi donne abbiamo la presunzione di poter fare tutto da sole, di poter essere delle madri perfette, senza chiedere aiuto. Al contrario dobbiamo riscoprire le relazioni con gli altri, l’energia che può derivare nel mettere in comune quelli che sono i nostri bisogni ma anche le nostre risorse. Il vescovo di Nocera Inferiore, la nostra diocesi, monsignor Giuseppe Giudice, ha recentemente posto una questione fondamentale per le famiglie ma anche per noi donne: ridiamo il cuore ai cortili. I cortili sono fatti di volti, di storie, di persone. Ritroviamo il coraggio di tessere di nuovo delle relazioni con il vicinato: possono essere di supporto alle madri.

Oggi sono più discriminate le donne o le madri?

Anna Spinelli: Io penso che le madri oggi, più che discriminate, siano in difficoltà. Tendono a vivere la loro maternità all’interno delle mura domestiche, mentre essa è un fatto sociale, che deve entrare con forza nella società. Se riusciamo a riscoprire la forza che ci viene dalla maternità, come benessere per l’intera società, queste difficoltà potrebbero essere superate.

Quali strumenti concreti proporrete durante la Settimana per la Famiglia?

Anna Spinelli: Un punto fondamentale sarà la riforma dei consultori che devono riappropriarsi del loro ruolo sociale, non  limitandosi ad essere un luogo di assistenza sanitaria. In modo particolare spingeremo perché la legge sui consultori, possa applicare maggiormente l’aspetto preventivo dell’aborto. Posso dire, per esperienza personale, che non è vero che se una donna ha deciso di abortire, non ci sono più possibilità di convincerla ad accogliere la vita. La stessa donna, se aiutata, sostenuta e, soprattutto, accompagnata, riesce ad accogliere con gioia anche una maternità inattesa. I consultori devono applicare in modo puntuale la prevenzione, intesa come accompagnamento della donna laddove ci sia una gravidanza in atto, probabilmente non desiderata o arrivata in un momento di difficoltà. Le famiglie devono trovare la forza in se stesse: esse non sono solo destinatarie di interventi, la famiglia è una risorsa e se riesce a tessere una rete di solidarietà, può diventare promotrice di buone prassi, facendosi compagna di altre famiglie. Noi famiglie abbiamo una risorsa in più: possiamo rigenerare il tessuto sociale. Laddove c’è sterilità, una famiglia è capace di far rinascere, l’amore, l’unione e la solidarietà tra le famiglie.

Nella sua vita personale come è riuscita a conciliare famiglia e lavoro?

Anna Spinelli: Innanzitutto ho potuto contare sulla piena collaborazione di mio marito, che condivide con me tutto quello che faccio. È importante parlare sempre al plurale, quindi non tanto di donna, quanto di coppia. Siamo testimoni per i nostri figli del fatto che, se vogliamo una cosa, si può farla. Non sempre questa testimonianza è semplice: i nostri figli si “scontrano” con la società e con altri sistemi valoriali. Diventa quindi difficile determinare il giusto equilibrio tra l’interno e l’esterno della casa. Qualche anno fa, ad esempio, quando mia figlia più grande andava all’asilo, invitammo a casa alcuni suoi amichetti, i quali, vedendoci fare il segno della croce a tavola, si stupirono e dissero: ma anche i grandi possono pregare? Soprattutto nell’età adolescenziale, le parole possono sfuggire, creare ostilità, essere pesanti per loro, quindi è importante non tanto dire, quanto testimoniare con la nostra vita quello che il Signore ha messo nei nostri cuori: questa dovrebbe essere la forza di noi, famiglie cristiane.

Come vive il suo ruolo professionale?

Anna Spinelli: Ho avuto un privilegio che, a mio avviso, è di pochi: quello di riuscire a mettere la mia formazione e la mia capacità a servizio degli altri. Ho scelto quindi una formazione professionale e sono riuscita a mettere a servizio degli altri quelle che erano le mie capacità, iniziando prima come volontaria, fino a diventare poi presidente del Progetto Famiglia Vita. È brutto parlare di “lavoro”, anche perché non lo è: la nostra è soprattutto una vocazione, è la risposta ad una chiamata che riceviamo. È lavoro, in quanto ci mettiamo lo stesso impegno, lo stesso sacrificio e la stessa dedizione. Sento una responsabilità precisa verso tutti quei bambini che accogliamo. Alla fine di ogni anno, facciamo il resoconto di tutti i bambini che abbiamo accolto e abbiamo aiutato a nascere. Ai nostri volontari, però, diciamo sempre: “pensate che anche questi bambini vi contano e contano su di voi, sul nostro esserci e sul nostro dire: sì, ora e in questo momento!”.