Le migrazioni, segno della presenza di Dio nella storia

Il Cardinale Fumio Hamao e l’Arcivescovo Marchetto sul Messaggio per la Giornata del Migrante 2006

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 28 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Le migrazioni sono un segno della viva presenza di Dio nella storia e nella comunità degli uomini, hanno affermato il Cardinale Stephen Fumio Hamao e l’Arcivescovo Agostino Marchetto in occasione della conferenza stampa di presentazione del Messaggio papale per la 92ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.



La Giornata, che si celebrerà il 15 gennaio 2006, ha come tema “Migrazioni: segno dei tempi”.

Per il Cardinale Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, è “significativo” notare come “un fenomeno come le migrazioni, dai contorni tanto attuali e, per certi aspetti, anche drammatici, trovi riscontro nell’espressione ‘segno dei tempi’, che ispira nella Chiesa un sapiente discernimento di impulsi”.

“Il fenomeno migratorio è altresì elemento qualificante per presagire l’orientamento futuro dell’itinerario storico dell’intera umanità”, ha proseguito il porporato, sottolineando che “le migrazioni, comunque, vanno interpretate alla luce della Rivelazione, con la guida del Magistero della Chiesa, incentrata nel segno-sacramento che è Gesù Cristo”.

Le migrazioni, secondo il porporato, “possono inoltre essere considerate come segno della viva presenza di Dio nella storia e nella comunità degli uomini, poiché offrono un’opportunità provvidenziale per realizzare il piano di Dio di una comunione universale”.

Da parte sua, l’Arcivescovo Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio, ha sottolineato come nella sofferenza dei rifugiati e degli sfollati ci sia “una eco del lamento di Cristo sulla croce, che grida ancora, nel suo Corpo mistico: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’”.

“Quel grido è un appello alla liberazione dal profondo della sofferenza – ha spiegato –. È supplica permanente anche alla solidarietà fra gli uomini e ad un’efficace azione politica e civile che trasformi questa ‘valle di lacrime’ in nuova creazione, per nuova umanità”.

Il Messaggio di Benedetto XVI, ha sottolineato il Cardinale giapponese, “invita anzitutto, in chiave positiva, a leggere le migrazioni come un’opportunità, quasi una sfida”.

“Esse, infatti, ‘favoriscono la conoscenza reciproca e sono occasione di dialogo e comunione, se non di integrazione a vari livelli’” e “pongono ai cristiani nuovi impegni di evangelizzazione e di solidarietà, chiamandoli ad approfondire quei valori, pure condivisi da altri gruppi religiosi o laici, assolutamente indispensabili per assicurare una armonica convivenza” (Istruzione Erga migrantes caritas Christi, “La carità di Cristo verso i migranti”, n. 2-9).

“In questo modo – come risulta dal Messaggio Pontificio – la ‘spinta poderosa esercitata dalla globalizzazione’, pure in contesto migratorio, diventa occasione privilegiata soprattutto per rendere concreta la ‘globalizzazione della solidarietà’, tanto auspicata dal Servo di Dio Giovanni Paolo II”.

I migranti, inoltre, rappresentano “una preziosa risorsa per lo sviluppo dell’intera umanità, grazie alle potenzialità, umano-spirituali e culturali, di cui ciascuno è depositario, senza con questo misconoscere il costo umano dell’esperienza migratoria e le sue molteplici incidenze sociali, economiche e politiche”.

Il Messaggio papale, ha sottolineato, oltre ad esortare all’impegno “per una giustizia che si attui pure per i migranti”, invita alla carità, “che spinge a mantenere ed estendere una fitta rete di attività di autentica accoglienza e di genuina disponibilità operativa, per venire incontro (…) alle tante emergenze degli immigrati nell’impatto con la società di arrivo”.

Allo stesso modo, è auspicabile un “moltiplicarsi degli itinerari che promuovono l’integrazione, lo scambio interculturale, lo sviluppo di una mentalità aperta all’universale, non meno che il dialogo interreligioso, il quale nell’ora presente segna con forza la missione della Chiesa”.

Di fronte alle difficoltà e ai drammi che spesso accompagnano le migrazioni, l’Arcivescovo Marchetto si è interrogato su quale sia il modo più efficace per rispondere a questa “sfida dolorosissima”.

La risposta, come si legge nel Messaggio papale, è cristocentrica: “La Chiesa guarda a tutto questo mondo di sofferenza e di violenza con gli occhi di Gesù, che si commuoveva davanti allo spettacolo delle folle vaganti come pecore senza pastore”.

Di fronte a queste realtà, la Chiesa deve agire e agisce con decisione per soccorrere i fratelli bisognosi: “ci sono migliaia e migliaia di Organizzazioni ecclesiali, di Servizi che portano speranza e amore in situazioni, altrimenti disperate, in cui rifugiati e sfollati si trovano”, ha ricordato l’Arcivescovo.

Nonostante i “lodevoli sforzi”, tuttavia, secondo monsignor Marchetto “vanno continuamente ripresentandosi necessità gravissime e carenze ingiustificate”, come “il programma alimentare nei campi dei rifugiati, che è da lungo tempo drammaticamente sotto-finanziato”.

Quanto al traffico di esseri umani, menzionato dal Papa nel suo Messaggio, il Segretario del Pontificio Consiglio ricorda che, “poiché mancano ancora appropriati programmi di migrazione, coloro che fuggono la povertà o vogliono emigrare a tutti i costi ricorrono spesso a contrabbandieri e trafficanti per entrare in Paese straniero”.

“Le vittime di questa schiavitù moderna non sono libere di decidere, per esempio, quale lavoro fare e a quali condizioni, per cui il loro diventa un lavoro forzato, sotto la pressione di un debito insolubile contratto con i trafficanti”, ha spiegato.

La Chiesa, ha concluso, deve guardare a tutto ciò “con gli occhi di Gesù”, levando la sua voce “in soccorso di milioni di persone emarginate” e presentando le loro sofferenze e necessità, purtroppo “a molti ignote”.