"Le nostre debolezze personali non dovrebbero scoraggiarci"

Omelia di mons. Javier Echevarría, Prelato dell'Opus Dei, nel XVIII anniversario della morte di mons. Del Portillo

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ROMA, venerdì, 23 marzo 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo dell'omelia tenuta oggi da mons. Javier Echevarría, Prelato dell'Opus Dei, nella basilica romana di Sant'Eugenio, in occasione del 18º anniversario del transito di mons. Álvaro del Portillo.

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Cari fratelli e sorelle!

1. Si compie oggi il diciottesimo anniversario del transito al cielo del carissimo Mons. Álvaro del Portillo, vescovo, Prelato dell'Opus Dei, e siamo qui riuniti, in questa Santa Messa, per chiedere alla Santissima Trinità che gli dia il premio, tanto da lui desiderato, di contemplare per sempre Dio, faccia a faccia.

Ci stiamo preparando alla celebrazione della Pasqua, la festa più importante dell'anno liturgico. Vicini ormai al traguardo, la liturgia ci invita a chiedere: Padre santo, che nei tuoi sacramenti hai posto il rimedio della nostra debolezza, fa' che accogliamo con gioia i frutti della redenzione e li manifestiamo nel rinnovamento della vita1.

Ognuno di noi sperimenta sovente la propria debolezza. A volte sarà la mancanza di salute, le contrarietà della giornata, le difficoltà inattese sul lavoro o in famiglia, i progetti che non si realizzano secondo le nostre aspettative. In altre occasioni, sono gli insuccessi nella vita spirituale, perché nonostante i nostri desideri di bene scopriamo che abbiamo tante imperfezioni, che arriviamo perfino a offendere Dio con i nostri peccati, le nostre omissioni, la nostra tiepidezza...

Come scrisse san Josemaría, «di continuo sperimentiamo la nostra personale inefficacia. Ma a volte sembra che tutte queste cose si sommino insieme e si manifestino con maggiore evidenza; allora ci rendiamo conto più che mai di essere ben poca cosa. Che fare? Expecta Dominum (Sal 26, 14), spera nel Signore; vivi di speranza, ci suggerisce la Chiesa, con amore e con fede (...). Che cosa importa essere creature di fango, se la nostra speranza è riposta in Dio? Se in qualche momento un'anima sperimenta la caduta, o fa un passo falso — non è necessario che succeda —, gli si dà il rimedio opportuno, come si fa abitualmente quando è in pericolo la salute fisica; poi, di nuovo in marcia!»2.

Le nostre debolezze personali non dovrebbero scoraggiarci. Gesù ha approntato i rimedi opportuni: i sacramenti, come ci rammenta la colletta della Messa odierna. A questo proposito, è bene ricordare uno dei comandamenti della Chiesa: la confessione e la comunione che ogni cattolico è tenuto a fare nel tempo pasquale. Cerchiamo di prepararci bene personalmente e aiutiamo anche altre persone che magari si accostano raramente alle fonti della vita soprannaturale.

Mons. Álvaro del Portillo ci spronò molte volte a fare apostolato della Confessione. Conosceva bene l'importanza del sacramento della misericordia divina, sorgente inesauribile della grazia e condizione assolutamente imprescindibile per conservare la vita cristiana e mantenerne il vigore. Aveva appreso da san Josemaría questo convincimento e a sua volta lo ha trasmesso ai fedeli dell'Opus Dei e a tanti amici e cooperatori della Prelatura. Mi sembra molto opportuno chiedere oggi la grazia di suscitare, in chi ne ha bisogno, il desiderio di fare una buona confessione.

2. La vicinanza a Dio porta con sé l'allegria e la pace; per questo, la Chiesa, ci esorta ad accogliere con gioia i frutti della redenzione3.

La vita di don Álvaro è stata caratterizzata dalla pace e dalla gioia che seminava in torno a sé. Tutti coloro che lo hanno avvicinato sono concordi nel testimoniare che dopo un incontro con lui, anche se di breve durata, si tornava più sereni al proprio lavoro, alla propria famiglia, perché don Álvaro riusciva a communicare alle anime la pace che aveva nel suo cuore. Quella pace era frutto della grazia, ma allo stesso tempo della lotta nella sua vita spirituale, per cercare di superare il male con l'abbondanza di bene, come aveva imparato dal Fondatore dell'Opus Dei.

Mi ricordo che in questa basilica di Sant'Eugenio, nell'omelia della Giornata Mondiale della Gioventù dell'anno 1985, invitava i giovani presenti a ribellarsi contro quelli che cercano di inculcare in loro una visione materialista della vita. Le sue parole sono di grande attualità; anche noi possiamo trarne profitto. Si esprimeva così:

«Che cosa significa questa ribellione alla quale vi invito? Significa negare obbedienza alla semina di mali e di ingiustizie. Significa assumere atteggiamenti chiari, non rimanere ancorato all'ambigua neutralità di chi non si decide a reagire di fronte alle imposizioni che mortificano la dignità umana. Significa, e questa è vera ribellione di figli di Dio, non aver paura di rendere testimonianza alla Croce di Cristo in un mondo radicato nell'egoismo. Ribellatevi — aggiungeva — ai falsi profeti della pace che gridano contro la guerra e allo stesso tempo finanziano la strage degli innocenti ancora non nati. Amate, amate Dio e gli uomini: amore è il nome nuovo della ribellione contro il male»4.

Nel prossimo mese di ottobre, in concomitanza con il cinquantesimo anniversario dell'inizio del Concilio Vaticano II, comincerà l'Anno della fede indetto da Benedetto XVI. L'auspicio del Papa è che «che questo Anno susciti in ogni credente l'aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un'occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell'Eucaristia (...). Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno»5.

3. San Giovanni racconta che, in un'occasione, alcuni parenti di Gesù, che non credevano in Lui, lo incitavano a cercare la propria gloria. Parti di qui — dicevano— e va' nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifestati al mondo!6. Ma Gesù non volle ascoltarli; non cercava infatti, la propria gloria, ma quella di suo Padre. Poi — è questo il brano che abbiamo ascoltato nel Vangelo —, quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche Lui: non apertamente, ma quasi di nascosto7.

Questo passo evangelico restò fortemente impresso nell'animo di san Josemaría, che lo meditò e lo predicò spesso. Capì la lezione del Maestro e, applicandola alla vita di tutti i cristiani, ci invitava a vivere sempre l'umiltà. Non dobbiamo mai cercare la nostra gloria, ma quella di Dio: Deo omnis gloria!; e ci spingeva a vivere la discrezione come ci insegna Gesù in questo passo del Vangelo; discrezione che non è segretezza, quanto piuttosto un agire senza attirare l'attenzione con squilli di tromba; ma con la naturalezza di chi cerca di servire il Signore come Lui vuole essere servito.

Così visse sempre don Álvaro del Portillo. Nonostante fosse dotato di tante virtù e doni, sia nel campo naturale che soprannaturale, fece proprio il lemma del nostro Fondatore: nascondersi e scomparire, affinché solo brilli il Signore8. Anche in questo potremmo cercare di imitarlo.

Non vorrei terminare senza ricordare che oggi il Papa intraprende un viaggio pastorale che lo porterà in Messico e a Cuba. A tutti è chiara l'importanza di questa visita a quelle popolazioni che vedranno e ascolteranno il Santo Padre, forse per la prima volta. Molte porte — nei cuori e nella società — possono aprirsi alla Parola di Dio, attraverso la parola e l'amore del Vicario di Cristo.

Preghiamo dunque in questa settimana per i frutti spirituali del viaggio del Papa. Molti di noi ricordano le prime parole del suo predecessore, il beato Giovanni Paolo II, quando, nell'ormai lontano 1978, invitava i governanti delle nazioni e tutti gli uomini e donne di buona volontà a spalancare le porte a Cristo. La stessa cosa chiediamo oggi noi nell'offrire il Santo Sacrificio della Messa.

Lo facciamo ricorrendo all'intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa e dell'intera umanità, di san Josemaría, di tutti i santi. Che il Signore, multiplicatis intercessoribus, grazie all'aiuto di tanti intercessori, esaudisca le nostre suppliche. Così sia.

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1 Venerdì della IV settimana di Quaresima, Colletta.

2 San Josemaría, Amici di Dio, n. 94.

3 Venerdì della IV settimana di Quaresima, Colletta.

4 Don Álvaro del Portillo, Omelia, 30-III-1985.

5 Benedetto XVI, Lettera apost. Porta Fidei, 11-X-2011, n. 9.

6 Gv 7, 3-4.

7 Venerdì della IV settimana di Quaresima, Vangelo (Gv 7, 10).

8 Cfr. San Josemaría, Forgia, nn. 592 e 624.