Le poesie profetiche del giovane polacco che è divenuto Papa

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 14 settembre 2004 (ZENIT.org).- E’ uscito il 14 settembre in libreria il volume dal titolo “Le poesie giovanili di Karol Wojtyla”, che raccoglie nella traduzione italiana i componimenti poetici del giovane di Wadowice stilati negli anni precedenti al sacerdozio.



Il libro che è già un best seller in Polonia è un’antologia pubblicata dalla Edizioni Studium in collaborazione con la Libera Università Maria SS. Assunta di Roma (LUMSA) e comprende oltre alle poesie, pubblicate con l’originale a fronte, l’epistolario del futuro Pontefice relativo agli anni 1939/40.

In unA intervista trasmessa da “Radio Vaticana” il professor Paolo Martino, docente di Glottologia e Linguistica alla LUMSA ha spiegato che questi versi rimasti nascosti per 50 anni, ritenuti in un primo tempo dallo stesso autore “artisticamente immaturi” “si inseriscono nel clima letterario dell’epoca”.

“C’è una forma di simbolismo ed ermetismo e proprio per questo sono di difficile lettura – ha affermato il professor Martino –. Sono dei versi densi, nei quali si mescola una ispirazione cristiana con uno spirito slavo”.

“E’ la ‘slavia’ con tutta la sua tradizione culturale che viene rivissuta alla luce di questa prospettiva cristiana. In più si aggiunge come tematica di fondo la classicità, la classicità greco-latina. Lo splendore del mondo classico rivive, trasformato, in queste poesie”, ha così aggiunto alla stessa emittente radiofonica.

Secondo il docente della LUMSA pur essendo di difficile lettura i versi del giovane Karol Wojtyla esprimono “un limpido senso di premonizione”.

“Il giovane operaio e studente, in modo imponderabile, presagisce qualcosa del futuro che l’attende. O meglio, i presentimenti contenuti nei suoi versi - come si legge nell’antologia - si realizzano pienamente nella persona che li ha scritti”.

A prova della sua interpretazione Martino cita un passaggio tratto dal “Convivio”, quando il poeta dialoga con l’Onnipotente:

Vorrei attraverso maggesi portare la Tua eredità paterna, che questa voce sia accolta dappertutto fra le genti!

O, in modo ancor più netto, nell’incipit del Sonetto 14.mo, quando l’autore contempla il volo libero di un pellicano:

[…]Occorre un’anima così, che getti ai piedi sofferenti che prenda il calice [del Vino e vada a dissetare coloro che anelano al Pane e al Sangue del Signore. Occorre un’anima così, che getti ai piedi sofferenti dei neri crocifissi dei [martiri il bocciolo della fiaccola, che confessi il dolore del mondo, districhi il peso della disgrazia e allunghi la mano verso l’Amore dalle mani crocifisse […]

Secondo il docente della LUMSA “quell’anima si forgia già da quelle metriche e si prepara al destino straordinario che ancora non conosce. Lo fa mai con pessimismo, ma con la fiducia riposta in alto, che le permette di ‘vedere’, oltre l’orizzonte scuro del suo tempo, una strada di pace”.

E’ scritto nel Convivio, vv. 101-104: “So che il secolo richiede spirito di contraddizione e volontà, per poter fiorire nell’arbusto, nell’Amore e nella Libertà, so che richiede dei canti che calmino il dolore, e intreccino una ghirlanda di fiordaliso - melodia mite”.

Tra le poesie contenute nel volume anche quella che il giovane Karol Wojtyla scrive in memoria della mamma morta quando lui aveva solo 12 anni:

Sulla tua tomba bianca sbocciano i fiori bianchi della vita -- o, quanti anni sono già passati senza di te - spirito alato -.

Sulla tua tomba bianca ormai chiusa da tanti anni, la pace volteggia con forza insolita, forza, come la morte - ineffabile.

Sulla tua tomba bianca risplende luminosa quiete, come se qualcosa ci sollevasse in alto, come se confortasse la speranza.

Sulla tua tomba bianca inginocchiato con la mia tristezza - o, quanto tempo è passato - eppure oggi mi pare poco.

Sulla tua tomba bianca o Madre - amore spento - la mia bocca sussurrava esausta: - Dona eterno riposo -
".