Le priorità del Guatemala secondo il Papa: lottare contro la corruzione e la povertà

Il Pontefice chiede di prendersi cura delle popolazioni indigene

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CASTEL GANDOLFO, giovedì, 2 settembre 2004 (ZENIT.org).- La lotta contro la corruzione e la povertà è la priorità che Giovanni Paolo II ha proposto questo giovedì al Governo del Guatemala ricevendo il suo nuovo ambasciatore presso la Santa Sede.



Nel suo discorso il Pontefice ha esortato l’Esecutivo, diretto dal Presidente Oscar Berger Perdomo, “a combattere la corruzione in tutte le sue forme” e “a ridurre le disuguaglianze tra chi ha tutto e chi manca del necessario”.

“La trasparenza e l’onestà nella gestione pubblica favoriscono un clima di credibilità e di fiducia da parte dei cittadini nelle loro autorità e pongono le basi per uno sviluppo giusto ed adeguato”, ha affermato rivolgendosi all’Ambasciatore Juan Gavarrete Soberón.

“In questo compito – ha proseguito il vescovo di Roma – i responsabili pubblici troveranno nella Chiesa, nella semplicità delle sue risorse ma con la forza delle sue ferme convinzioni la collaborazione adeguata per la ricerca delle soluzioni, riconoscendo gli sforzi per far crescere la coscienza e la responsabilità dei cittadini ed incoraggiando la partecipazione di tutti”.

L’ “altro problema” del Guatemala menzionato dal Papa nel corso dell’incontro, che ha avuto luogo nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, è “quello della povertà, che incide sulla vita di molti suoi connazionali”.

“Lo sforzo per far fronte ai bisogni dei più poveri deve essere considerato una priorità fondamentale”, ha proseguito.

“Sono lieto che il suo Governo lo consideri un suo obiettivo al quale dedicare sforzi e risorse”, ha aggiunto.

“Molti di coloro che soffrono questa piaga sociale appartengono alla popolazioni indigene – ha denunciato –. Anche se è vero che alcuni di loro sono riusciti ad arrivare ad avere una vita più degna, con maggiori opportunità educative e con una maggiore presenza nel panorama nazionale, altri affondano nella povertà e nell’emarginazione”.

“Le rapide trasformazioni dell’economia nazionale ed il calo dei prezzi dei prodotti agricoli hanno posto molti di loro in una situazione difficile”, ha spiegato.

“La Chiesa, madre e maestra fedele alla sua missione, accompagna da vicino tante famiglie contadine che oggi vivono le conseguenze di questa crisi”, ha ricordato il Pontefice.

“Questo è un altro campo in cui la collaborazione tra le varie istanze pubbliche e la comunità ecclesiale trova un terreno fertile per prendersi cura dei poveri”, ha concluso.