Le ragioni che spiegano la rivitalizzazione del Personalismo

Parla il fondatore di un'associazione spagnola incentrata su questa corrente filosofica

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MADRID, domenica, 28 novembre 2004 (ZENIT.org).- La rivitalizzazione che sta vivendo oggi la filosofia personalista risponde al bisogno che di questa antropologia ha non solo una società multiculturale e frammentata, ma anche il Cristianesimo stesso per presentare il suo messaggio al mondo contemporaneo.



E’ questa l’inquietudine che ha dato origine all’Associazione Spagnola di Personalismo (AEP), la prima con queste caratteristiche in Spagna e in Europa, e alla celebrazione delle Prime Giornate da essa convocate – con una prospettiva multidisciplinare – su “Itinerari del Personalismo: bilancio e prospettive di una filosofia” presso l’Università Complutense di Madrid il 26 e il 27 novembre (cfr. www.personalismo.org).

Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II), la filosofa ebrea convertita al Cattolicesimo – e carmelitana scalza – Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) o il famoso psichiatra viennese Viktor Frankl figurano tra i rappresentanti del Personalismo, di cui parla in questa intervista concessa a ZENIT il fondatore e presidente dell’AEP, Juan Manuel Burgos

Laureato in Scienze Fisiche e in Filosofia, Juan Manuel Burgos ha insegnato in varie università di Roma e Madrid. E’ professore presso l’Istituto Giovanni Paolo II ed editore delle Ediciones Palabra. Antropologia, Personalismo e famiglia sono stati i temi principali dei suoi articoli e dei libri che ha pubblicato.

Cos’è il Personalismo?

Juan Manuel Burgos: Il Personalismo è una corrente filosofica moderna e realista la cui tesi centrale è che la nozione di persona è la categoria filosofica essenziale nell’elaborazione dell’antropologia.

Con ciò si intende che il Personalismo non solo parla della persona, caratteristica presente in altre filosofie, ma basa la sua architettura concettuale su questa nozione, così com’è stata elaborata nel XX secolo.

Il Personalismo, inoltre, attribuisce particolare rilievo all’affettività, ai rapporti interpersonali, alla corporalità, alla differenziazione della persona, all’interno di un’uguaglianza radicale, in uomo e donna, al carattere narrativo dell’esistenza umana, al carattere di donazione e di solidarietà della persona, alla sua apertura intrinseca alla trascendenza, ecc..

Come nasce il Personalismo? E’ vivo oggi?

Juan Manuel Burgos: Il Personalismo è nato nel dopoguerra ad opera del famoso filosofo francese Emmanuel Mounier, prematuramente scomparso nel 1950.

Successivamente si è arricchito e si è esteso ad altri Paesi: l’Italia, dove gode di buona salute (Buttiglione, ad esempio, è un filosofo personalista), la Polonia, dove il suo principale rappresentante è Giovanni Paolo II, che prima di essere eletto Papa ha svolto un’opera colossale come filosofo personalista, la Spagna, dove in questa corrente si possono comprendere autori noti come Julián Marías, Laín Hidalgo o Zubiri.

Il Personalismo ha sofferto una forte eclissi durante il convulso periodo degli anni ’70 e ’80 a causa dell’influenza negativa esercitata dagli epigoni incontrollati del post-concilio, del predominio culturale del marxismo, della rivoluzione sessuale e, in Spagna, del periodo di transizione. Oggi si sta rivitalizzando e sembra aver ricevuto un nuovo impulso.

E’ necessario ai nostri giorni un approccio personalista?

Juan Manuel Burgos: L’attuale rivitalizzazione del Personalismo si deve proprio al fatto che molte persone lo considerano una realtà necessaria e illuminante. Direi, fondamentalmente, per quattro motivi.

E’ una filosofia interessante e con molte potenzialità; è necessaria per parlare in modo approfondito della persona, un concetto socialmente assunto ma, a volte, solo in modo superficiale; nella nostra società multiculturale e frammentata si presenta come un’antropologia forte e integrale che offre una visione completa e trascendente della persona e, infine, credo che molti intuiscano che è l’antropologia di cui oggi il Cristianesimo ha bisogno per presentare il suo messaggio al mondo contemporaneo.

In questo senso, parlando di Personalismo, ho l’impressione che molti lo recepiscano con un certo sentimento di liberazione, perché si presenta come uno strumento coerente con la dottrina della Chiesa, ma allo stesso tempo moderno.

A quali ambiti o discipline può arrivare la filosofia personalista? E in che modo?

Juan Manuel Burgos: La filosofia personalista deve affondare innanzitutto le sue radici nel terreno puramente filosofico, perché non è ancora stata superata completamente l’eclissi degli anni ’70 e ’80. Deve, inoltre e soprattutto, sfruttare e trarre profitto dalla grande potenzialità di crescita che possiede in ambiti come la bioetica, la filosofia del diritto, l’economica, la filosofia dell’educazione, eccetera.

Per riuscirci serve molto lavoro intellettuale nel contesto di una comunità scientifica. Questo è giustamente uno degli obiettivi al quale ci proponiamo di contribuire con l’Associazione Spagnola di Personalismo, nata recentemente. Queste prime Giornate di riflessione scientifica ne sono un segno.

Cosa serve perché il Personalismo arrivi al grande pubblico?

Juan Manuel Burgos: Non penso che il Personalismo possa arrivare al grande pubblico in generale, perché si tratta di una filosofia. Un’altra cosa è che le sue idee si diffondano in modo capillare nella società. Senza dubbio, però, deve arrivare al grande pubblico degli intellettuali. Per riuscirci serve innanzitutto un’importante opera di diffusione: corsi, pubblicazioni, seminari, etc.

Questo lavoro si sta già svolgendo: in Spagna, ad esempio, negli ultimi anni sono stati pubblicati più di 100 libri su temi personalisti, ma serve molto di più. Bisogna lavorare almeno in due campi: formazione degli insegnanti, perché trasmettano il Personalismo agli alunni liceali ed universitari, e sviluppo di un’opera scientifica che gli dia sempre più peso e prestigio, facilitando in questo modo la sua diffusione.