Le ragioni del “no” alle adozioni per coppie omosessuali e i diritti dei bambini

“Voglio una mamma ed un papà”, scritto da Giovanna Lobbia e Lisa Trasforini

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ROMA, martedì, 19 dicembre 2006 (ZENIT.org).- La psicologa Giovanna Lobbia e la psicologa e psicoterapeuta Lisa Trasforini, autrici del libro “Voglio una mamma ed un papà. Coppie omosessuali, famiglie atipiche e adozione” (Ancora, 136 pagine, 11 euro), spiegano perché non è giusto né augurabile che i bambini vengano privati di una “famiglia normale”.



Le due psicologhe, che da almeno due decenni lavorano nel campo dell’adozione internazionale e della formazione di famiglie adottive e affidatarie, fanno notare che le coppie omosessuali chiedono il diritto all’adozione dei bambini, ma che ai bambini non viene mai chiesto a loro volta se vogliono vivere con genitori omosessuali o in famiglie atipiche.

Il libro “Voglio una mamma ed un papà” nasce dalla collaborazione tra l’editrice “Ancora” e l’associazione “Amici dei Bambini” (www.aibi.it) che da anni opera nel mondo degli affidi internazionali e del sostegno a distanza.

In seguito all’apertura in Spagna all’adozione dei bambini per le coppie gay, Giovanna Lobbia ha detto a ZENIT che bisogna “riportare l’attenzione costante del lettore sulla centralità del bambino: noi partiamo dal presupposto che il minore abbandonato è un individuo che non ha possibilità alcuna di scelta – non ha scelto di nascere né ha scelto di essere abbandonato, ad esempio – ma che ha un diritto imprescindibile: quello di essere educato in una famiglia composta ‘naturalmente’ – vale a dire, per natura – da un padre e da una madre”.

Secondo la psicologa esperta in interventi relazionali in contesti di emergenza “la riflessione del filosofo e teologo francese Xavier Lacroix aiuta a definire il significato del termine ‘naturalmente’: egli afferma che soprattutto esiste la diversità ed è la diversità dell’uomo e della donna a creare la naturalità della coppia”.

Ed “è in qualche modo il bambino stesso a chiedere una soluzione ‘naturale’, che mira a ricostituire la triade originaria (madre-padre-figlio)”, ha osservato Giovanna Lobbia.

“Ecco che il titolo del nostro libro ‘Voglio una mamma e un papà’ riporta proprio il grido dei bambini che hanno vissuto l’abbandono: per quanto traumatizzati essi dimostrano sempre grandi risorse e la voglia di amare ed essere riamati da una coppia di genitori”, ha aggiunto.

La Lobbia ha quindi precisato che “proprio partendo dalla centralità del bambino la nostra posizione non può essere favorevole ad altre forme di genitorialità adottiva diverse da quella in cui un uomo e una donna che formano un nucleo familiare il cui legame è sancito dalla legge, accolgono uno o più minori in difficoltà, predisponendosi, attraverso opportuni momenti di preparazione e verifica, a crescerli come figli”.

Riferendosi in maniera specifica all’adozione, la psicologa ha voluto sottolineare che “il compito dei genitori adottivi è quello di contribuire alla riparazione del trauma dell’abbandono, al superamento della vita in istituto, al recupero delle carenze affettive e sensoriali subite. Questa funzione riparatrice è così lunga e complessa che necessita di punti saldi da cui non è possibile prescindere”.

In merito ai diritti dei bambini di cui si parla nel libro, Lisa Trasforini ha spiegato a ZENIT che “se volessimo parlare ampiamente dei diritti dei bambini non avremmo bisogno d’altro se non di rifarci alla Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo”.

“Ci sembra però importante sottolineare che la nostra riflessione è partita dall’esperienza dell’associazione ‘Amici dei Bambini’, che accompagna ormai da oltre vent’anni le coppie adottive e i bambini che trovano una famiglia dopo aver lasciato l’istituto”, ha aggiunto.

“Proprio questa esperienza di accompagnamento – ha continuato la Trasforini – ci permette di affermare con sicurezza che il diritto alla genitorialità non è in ambito di adozione un diritto primario. Lo è, semmai, il diritto ad essere figlio, per quei milioni di bambini già nati, con alle spalle un vissuto doloroso fatto di abbandoni, violenze e tradimenti”.

“Per questi bambini la crescita e la formazione di una personalità adulta potrebbero divenire irrimediabilmente compromesse in mancanza di due figure fondamentali di riferimento: la madre e il padre”, ha sottolineato.

La Traforini ha quindi parlato delle attività dell’associazione “Amici dei Bambini”, che da sempre “lotta per accogliere bambini abbandonati in Italia e nel mondo con l’adozione internazionale, l’affido e il sostegno a distanza”.

E a questo proposito, ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta, l’associazione ha anche “cercato una casa editrice che potesse accompagnarla per la pubblicazione di volumi che affrontassero e approfondissero temi delicati ma al tempo stesso ancora poco conosciuti in profondità. Riteniamo infatti che, anche su questi temi, ci sia bisogno di un forte cambio di rotta culturale, che vada al di là di stereotipi o luoghi comuni”.

Secondo la Traforini “adozione, affido e sostegno a distanza fino ad oggi erano sempre stati trattati sotto forma di saggio, in modo astratto o semplicemente giuridico, ma forse mancava qualcosa: lo slancio delle emozioni, delle esperienze concrete di bambini e famiglie. Così abbiamo incontrato ‘Ancora’, una casa editrice che si è subito rivelata partner ideale per questo cammino, anche per il suo Dna, legato ai Padri Pavoniani”.

“E siamo stati ancor più lusingati – ha concluso la Trasforini – nel vedere che per la collana è stato scelto proprio il nostro nome, per indicare che ogni anno usciranno libri che, prima di tutto e in linea con la nostra missione, sono a fianco dei bambini”.

“L’ultimo, uscito a novembre, è un libro illustrato per bambini e famiglie: ‘L’orsacchiotto non più solo – L’adozione raccontata ai bambini’”, ha quindi rivelato.