Le scelte di don Bosco sono dettate dagli appelli di Dio

Messaggio del Rettor Maggiore dei Salesiani e aggiornate statistiche sulla Congregazione Salesiana

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 30 gennaio 2012 (ZENIT.org).- «Nel cuore dell’Antico Testamento c’è la chiamata di Dio a Mosè, il giorno del roveto ardente. Il Signore nel libro dell’Esodo (3, 7-8) disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e pronunciando gli quattro verbi: “Ho osservato…, ho udito…, conosco…, sono sceso per liberarlo”, manifestò in forma chiara e significativa la paternità perfetta, espressione di non abbandono dei suoi figli».

Partendo da tale riflessione don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, in un messaggio inviato a tutti i suoi confratelli e ai membri della Famiglia Salesiana (cooperatori, exallievi, volontari, congregazioni femminili fondate da salesiani in varie parti del mondo) mette bene in evidenza che Don Bosco è stato chiamato a incarnare la paternità di Dio nel nostro tempo, il che significa che «viveva e operava in un periodo di rapide trasformazioni epocali, soprattutto in ambito sociale ed ecclesiale. In particolare si accelerò il processo iniziato con i Lumi che mise fine alla societas cristiana, attraverso il trionfo delle ideologie agnostiche e anticristiane, la conclamata incompatibilità tra ragione-scienza e fede, la progressiva disaffezione dei ceti medi e popolari dalle istituzioni ecclesiali (più rapida in città, graduale nelle campagne). In Italia la questione romana aprì una grave lacerazione nell’animo dei credenti. Sotto la pressione dell’intellighenzia laica anticlericale e della borghesia imprenditoriale, che con l’arma dell’editoria orientava opinione pubblica e stili di vita, le nuove generazioni, formate in una scuola progressivamente agnostica, rimanevano disorientate, facile preda di idee e pratiche lontane dal costume cristiano. Nello stesso tempo si manifestavano povertà nuove, massicce migrazioni interne e esterne, sradicamenti culturali, sfruttamento lavorativo e abbrutimento morale dei ceti più poveri».

Consapevole che la missione affidatagli dal Signore era quella di salvare i giovani, Don Chávez ricorda che in un contesto storico caratterizzato da traumi e tensioni sociali Don Bosco si immerse «amorosamente e creativamente nel suo tempo, vivendone tutte le vicende con partecipazione spesso sofferta, convinto che la grazia di Dio è più forte di ogni umano ostacolo e sostiene efficacemente chi lavora per diffondere nei cuori il Regno di Cristo». Ecco perché la situazione dei giovani poveri che incontrò nella Torino degli anni ’40 e ’50 del diciannovesimo secolo stimolò e orientò operativamente la sua sensibilità educativa, il suo zelo pastorale e i suoi doni naturali che lo portarono a operare un discernimento in funzione proattiva e preventiva, dando vita non solo a iniziative al passo con le esigenze e i gusti dei tempi e dei giovani, ma elaborando «risposte tempestive e efficaci (perché lungimiranti e frutto di discernimento e di genuina carità) a nuovi problemi, nuove sfide, nuovi bisogni, nuovi attacchi “satanici”, a partire da una fede granitica, da una speranza incrollabile, da una donazione assoluta a Dio e ai fratelli, da una libertà interiore frutto di purificazione e distacco da sé».

Per collaborare alla sua lezione di speranza e di coraggio Don Bosco invitò alcuni dei ragazzi che frequentavano l’Oratorio di Valdocco a scegliere la vita sacerdotale e religiosa e diede così vita alla Congregazione Salesiana che si è lentamente e coraggiosamente diffusa in tutto il mondo, impegnandosi a realizzare iniziative educative particolarmente rilevanti con un chiaro taglio religioso.

Attualmente, e il Rettor Maggiore lo ha comunicato al termine dei lavori del Consiglio Generale svoltisi fino a qualche giorno fa, i Salesiani nel mondo sono complessivamente circa 16.000. Il numero totale è composto da 15439 professi (un anno fa erano 15162), a cui si aggiungono 414 novizi (l’anno scorso erano 481) e 121 vescovi; nel computo non è considerato don Daniel Sturla, nominato vescovo ausiliare di Montevideo il 10 dicembre, ma non ancora consacrato.

Sapendo che i Salesiani possono essere sacerdoti o laici (chiamati “coadiutori”), risulta che nell’ambito di chi ha già professato i voti perpetui i salesiani coadiutori sono 1609 (1664 l’anno scorso), mentre i salesiani sacerdoti sono 10433 (10503 un anno fa).

Pur se c’è una diminuzione nel numero dei confratelli va rilevato che complessivamente cresce il numero dei salesiani nelle Regioni Asia sud, Asia Est, Oceania e Africa-Madagascar. E per quanto riguarda i novizi le Ispettorie che ne contano il maggior numero sono quasi tutte asiatiche: l’India-Guwahati 24, l’Indonesia-Timor Est 21, il Vietnam 20, l’Africa Centrale 22.

Le opere salesiane erette canonicamente nel mondo sono 1823, mentre ci sono 142 presenze non ancora erette canonicamente. I paesi in cui operano i Figli di Don Bosco sono diventati 131 nel 2011, uno in più rispetto al 2010, dovuto alla separazione del Sudan in due paesi distinti, Nord e Sud Sudan, nei quali i Salesiani erano già presenti con delle opere.

Mentre nel 2011 il numero delle Ispettorie e delle Visitatorie è rimasto invariato (sono 89), nel corso della riunione del Consiglio Generale del gennaio 2012 è stata creata la nuova Ispettoria di India-Silchar e nei prossimi mesi si verificherà la riorganizzazione della Circoscrizione Speciale Europa dell’Est.

Interessante è anche sapere che l’Ispettoria con il maggior numero di salesiani – 520 tra professi e novizi – è quella originaria di Don Bosco, la Circoscrizione Speciale Piemonte-Valle d’Aosta, mentre l’Ispettoria dell’Ungheria ha solo 37 confratelli. Ed è anche significativo apprendere che il primato per la presenza di salesiani per singole nazioni spetta all’India con 2537 confratelli, mentre nella Namibia sono solo 2, dove essi sono presenti da appena 15 anni.