Le scuole cattoliche? Un grande risparmio per lo Stato

La Cei pubblica una nota dalla quale emerge l'importanza della scuola cattolica per le casse statali. Richiami anche alla libertà d'insegnamento e ai non adeguati finanziamenti

Roma, (Zenit.org) Redazione | 514 hits

La Conferenza episcopale italiana ha diffuso oggi una nota dalla quale emerge chiaramente un dato: le scuole cattoliche rappresentato “un significativo risparmio per l’amministrazione statale”. La nota della Cei sottolinea poi il “prezioso contributo di idee e di esperienze sul piano organizzativo, didattico e gestionale per tutto il sistema educativo nazionale” offerto dagli istituti scolastici cattolici.

In appendice al documento, sono riportati i dati relativi ai finanziamenti statali al sistema nazionale di istruzione, relativi alle previsioni di bilancio del giugno 2013. Si legge che il finanziamento totale alle scuole statali ammonta a 40.596.307.956 euro, con un costo per lo Stato in media per alunno di scuola statale di 5.246,60 euro. Per quanto riguarda la scuola paritaria, i dati del Ministero dell’Istruzione certificano che il finanziamento statale totale ammonta a 498.928.558 euro, con un costo per lo Stato in media per alunno di scuola paritaria pari a 481,40 euro. Tutto ciò, a fronte di una popolazione studentesca che nell’anno scolastico 2012-2013 contava 8.943.701 alunni (tra scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado), di cui 7.737.639 delle scuole statali (pari all’86,5% del totale), 1.036.403 delle scuole paritarie (11,6%) e 702.997 delle scuole cattoliche (67,8%).

La Cei si sofferma anche ad analizzare le modalità di finanziamento pubblico alle scuole non statali in Europa. Si fa presente che in Belgio gli stipendi di tutto il personale scolastico sono a carico dello Stato. In Francia si sta lavorando su un progetto che prevede che tutte le spese siano a carico dello Stato. Spese che nella confinante Germania sono già a carico dello Stato e delle Regioni per quanto riguarda stipendio dei docenti (85%), oneri previdenziali (90%), spese di funzionamento (10%) e manutenzione degli immobili (100%). Anche in Gran Bretagna lo stipendio dei docenti (ma al 100%) è a carico dello Stato. La Spagna e il Lussemburgo forniscono la copertura di tutte le spese, mentre l’Olanda ha a carico dello Stato tutte le spese per la scuola dell’obbligo e fornisce sussidi per la costruzione e il funzionamento delle scuole superiori. Differenza tra le due scuole (dell’obbligo e superiore) si rileva anche in Irlanda, che si occupa dei costi totali delle spese di costruzione per le scuole dell’obbligo e per l’88% nelle scuole superiori. Infine, in Portogallo è erogato dallo Stato l’equivalente del costo medio di un alunno di scuola statale.

Situazione diversa in Italia, dove il non adeguato finanziamento delle scuole paritarie, che ha portato alla chiusura di molte scuole cattoliche, soprattutto dell’infanzia - che da sole rappresentano quasi i tre quarti del totale - è considerato un ostacolo alla reale parità. “Fino a tanto che la legislazione italiana sulla parità non avrà ottenuto il suo completamento anche sul piano del suo finanziamento, a una parità nominale affermata non corrisponderà mai una parità nei fatti”, il grido d’allarme dei vescovi.

Un passaggio della nota è dedicato poi alla libertà educazione e di istruzione. “La parità scolastica è interesse e patrimonio di tutti i cittadini, perché il diritto a una educazione e a un’istruzione libere appartiene a ogni persona, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose o dai suoi orientamenti culturali”. Ne sono convinti i vescovi italiani, che nella Nota Cei sulla scuola, diffusa oggi, ricordano che “la libertà di educazione e di istruzione non è una prerogativa confessionale, ma una libertà fondamentale di tutti e di ciascuno” e che la “natura pubblica” del servizio svolto dalle scuole “non risiede nello stato giuridico dell’ente gestore, statale o non statale, ma nella loro funzione a vantaggio di tutta la collettività”.