Le sfide dei Focolari nel dopo-Lubich

Presentato a Roma, il libro-intervista a Maria Voce

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1545 hits

A distanza di cinque anni dalla scomparsa di Chiara Lubich, la spiritualità e il carisma del Movimento dei Focolari sono più vivi che mai e si declinano in molte sfide delicate e, al tempo stesso, entusiasmanti.

È quanto emerge da La scommessa di Emmaus. Cosa fanno e cosa pensano i focolarini nel dopo Chiara Lubich (Città Nuova Editrice, 2012), il libro-intervista a Maria Voce, attuale presidente dei Focolari, realizzato da Michele Zanzucchi e Paolo Lòriga, rispettivamente direttore e caporedattore della rivista Città Nuova.

Il volume è stato presentato ieri sera a Roma, alla Terrazza di Civita, alla presenza dei due intervistatori e di altre personalità che hanno conosciuto da vicino la realtà dei Focolari.

La conferenza è stata moderata dal giornalista vaticanista Ignazio Ingrao, che ha definito il libro, per certi versi, “politicamente scorretto, come del resto non aveva paura di essere Chiara Lubich” e, al tempo stesso, guidato dalla “capacità all’ascolto che diventa non solo dimensione di vita ma anche ‘di governo’”.

Nel suo saluto iniziale Gianluigi De Palo, assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani del Comune di Roma, ha affermato di aver assorbito due principi particolari della spiritualità lubichiana: “l’attimo presente” e il “Gesù abbandonato sulla croce”.

L’assessore ha poi ricordato l’impegno del Comune di Roma a dedicare al più presto a Chiara Lubich, una via, una stazione ferroviaria o un’altra toponomastica.

Secondo la giornalista e conduttrice tv, Lorena Bianchetti, la figura di Chiara Lubich è “illuminante” per la comprensione dell’autentico ruolo della donna nella società e nella chiesa. Una donna che, “inevitabilmente, è anche mamma”, che “accoglie i suoi figli e al tempo stesso rispetta la loro libertà”.

La Lubich, ha aggiunto la Bianchetti, è stata anche una donna leader, ma la sua è una leadership ‘materna’, un ruolo di “guida” e di “accompagnamento”, lontanissimo da ogni velleità di “comando” o di “potere”. In ciò la sua esperienza può aiutare molto nell’armonizzazione dei ruoli maschili e femminili nella società d’oggi, in una dimensione genuinamente complementare e paritetica.

Paolo Lòriga, coautore del libro intervista a Maria Voce, ha premesso che la pubblicazione non è rivolta tanto a un pubblico focolarino, ma soprattutto a chi non conosce il movimento.

Sebbene la Lubich avesse sempre minimizzato sul proprio ruolo “influente” in ambito cattolico, lei stessa ha goduto di una stima straordinaria da parte degli ultimi due pontefici.

Al punto che, nel 2003, dopo l’ultimo Concistoro di Giovanni Paolo II, iniziò a girare la voce che uno dei cardinali in pectore fosse una donna, per l’appunto la fondatrice dei Focolari. “Quando chiesi al Papa se ciò era vero – ha ricordato Lòriga – lui non disse nulla: lo interpretai come un silenzio- assenso…”.

Lòriga ha poi ricordato la domanda posta dalla giornalista Franca Zambonini all’allora cardinale Ratzinger, se vi fossero donne degne della porpora. Nella sua risposta il futuro pontefice indicò Madre Teresa di Calcutta e Chiara Lubich.

La fondatrice dei Focolari, secondo il caporedattore di Città Nuova, è stata anche un emblema della “ecclesiologia del Concilio Vaticano II”, per il coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa.

Altro grande insegnamento trasmesso dalla Lubich è, secondo Lòriga, quello dell’impegno ad un cristianesimo coerente nella vita concreta di ogni giorno, in cui ognuno si assume una maggiore responsabilità nei confronti della società; una sorta di passaggio ideale “dall’io al noi”, che si individua in tre grandi filoni: l’economia, la politica e la comunicazione.

Secondo l’altro coautore del libro-intervista, Michele Zanzucchi, la continuità del carisma di Chiara Lubich e di Maria Voce, sta anche nella dimensione universale della spiritualità del movimento – assorbita, ad esempio, anche dai Maori neozelandesi – oltre che per il modo originale di concepire la leadership e l’autorità.

Il cammino del movimento dei Focolari si intreccia in modo provvidenziale con quello dell’Azione Cattolica. Come ha ricordato Benedetto Coccia, docente di storia contemporanea alla Libera Università San Pio V di Roma  e presidente dell’Azione Cattolica di Roma, fu durante un pellegrinaggio a Loreto dell’Azione Cattolica che Chiara Lubich ricevette la sua vocazione. Fu a Lourdes, invece, ma sempre durante un pellegrinaggio dell’Azione Cattolica, che ricevette la sua vocazione, Maria Voce.

I due movimenti, ha aggiunto il prof. Coccia, sono accomunati anche dalla “corresponsabilità dei laici” nella “testimonianza dell’amore di Dio”, che il Concilio Vaticano II manifesta in modo esplicito.

La vocazione interreligiosa dei Focolari è stata sottolineata in modo particolare dal teologo musulmano tunisino, Adnane Mokrani. Docente di Studi islamici presso la Pontificia Università Gregoriana e il PISAI, Mokrani ha raccontato il suo incontro con il carisma focolarino, cui aderiscono persone di tutte le religioni, senza rinnegare il proprio credo originario.

Il linguaggio espresso da Chiara Lubich e dal suo movimento, ha detto il prof. Mokrani, è “comprensibile per i musulmani” ed esprime principi condivisibili da tutte le religioni. Il teologo tunisino ha raccontato che la presenza focolarina in Algeria ha portato molta “speranza” in quel paese, poiché manifesta l’“amore disarmante” di Dio che “permette alle persone di esprimere tutto il proprio potenziale”, vincendo così le tentazioni di “supremazia”, “arroganza” o “potere” di una religione sull’altra.

“Il dialogo rende possibile l’impossibile”, ha sottolineato Mokrani, aggiungendo che “la fiducia libera”, mentre “la paura limita”.

Interpellato da Ignazio Ingrao sulle questioni della “cristianofobia” e della “islamofobia”, Mokrani ha risposto che alla base di ciò c’è principalmente l’ignoranza, e ha raccontato che, soprattutto in Nord Africa, molti musulmani hanno vinto il loro pregiudizio anticristiano, quando hanno scoperto il “cristiano reale”, colmo di carità, ben diverso dal “cristiano immaginario”, stereotipo generato soprattutto dai retaggi del passato coloniale.