Le verità su Pio XII rivelate da una fiction

La produzione ripercorre la vita di Pascalina Lehnert, stretta collaboratrice di Eugenio Pacelli

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di Giovanni Preziosi

ROMA, domenica, 15 aprile 2012 (ZENIT.org). - “Suor Pascalina. Nel cuore della fede”, così s’intitola la fiction prodotta per la televisione pubblica tedesca ARD, in collaborazione con Betafilm e RAI, trasmessa in prima serata la domenica di Pasqua da Rai 1, che ha fatto registrare un buon gradimento del pubblico raggiungendo un lusinghiero 18.94% di share con 4.423.000 telespettatori, tanto da aggiudicarsi di gran lunga la prime time.

Il film movie, diretto da Marcus O. Rosenmüller ispirato alla biografia scritta da Martha Schad “La signora del sacro palazzo”, ripercorre la vita della suora di origini bavaresi Pascalina Lehnert, al secolo Josefine che, per oltre 40 anni, fu la stretta e fedele collaboratrice del nunzio apostolico Eugenio Pacelli prima e, successivamente, di Papa Pio XII. A dare il volto a Suor Pascalina è la stessa attrice tedesca Christine Neubauer che già nella miniserie "Sotto il cielo di Roma", interpretò questo ruolo.

Suor Pascalina nacque il 25 agosto 1894 a Ebersberg, un comune del Canton Svitto nella Baviera asburgica da Georg, un ufficiale postale di fede evangelica e da Maria Dierl cattolica di buona famiglia. Fin da ragazza Fìnele, come era graziosamente chiamata dai suoi genitori, desiderava ardentemente studiare per diventare suora ma incontrò la forte opposizione di suo padre che cercò di ostacolarla in ogni modo ricorrendo perfino a metodi piuttosto bruschi per costringerla ad abbandonare la vocazione. Tuttavia, la pervicacia della giovane Josefine – che, come evidenziato nel film, sarà una costante del suo forte temperamento – le permise, appena si diplomò, a soli 19 anni di entrare nell’Ordine delle Suore Maestre della Santa Croce di Menzingen ad Altötting, trascorrendo molti anni nell’abbazia di Einsledeln, fra le montagne svizzere.

Proprio in questo luogo ameno l’allora mons. Pacelli (interpretato da un eccellente Remo Girone che, tuttavia, ci è parso non aver trasmesso quell’immagine austera e ieratica del personaggio in questione) la conobbe per la prima volta, nel lontano 1912. Questo particolare, tuttavia, non emerge nella fiction trasmessa da Rai 1 che, del resto, è stata tagliata di circa due ore rispetto alla versione originale tedesca. Il futuro pontefice era appena miracolosamente scampato ad un incidente automobilistico. Difatti sul viale che da piazzale Flaminio conduceva al giardino del Lago, l’automobile di Eugenio Pacelli, in seguito ad un improvvisò sbandamento, si schiantò bruscamente contro un albero che costeggiava la strada. Il prelato e il conducente della vettura, ad ogni modo, se la cavarono con qualche piccolo graffio, riportando soltanto un lieve shock. Lo stato di salute del giovane diplomatico della Santa Sede, che già allora era alquanto cagionevole, ne risentì talmente che i medici gli consigliarono qualche mese di riposo. Si recò in Svizzera e fu ospite dell'abbazia di Einsledeln, dove ebbe l’occasione di conoscere per l’appunto suor Pascalina che, da quel momento in poi si prese amorevolmente cura di lui seguendolo nei suoi incarichi diplomatici a Berlino, Monaco e perfino in Vaticano.

Difatti, il 21 aprile 1917, appena fu nominato da Benedetto XV Nunzio Apostolico ed inviato a Monaco dalla Santa Sede, dopo l’improvvisa scomparsa di mons. Giuseppe Aversa, per concludere il Concordato con la Baviera, la Madre Superiora Tharsilla Tanner le affidò l’incarico di governante presso la casa del nunzio. La sua devozione ad Eugenio Pacelli – come del resto emerge anche dalla magistrale interpretazione della brava attrice tedesca Christine Neubauer – era assoluta e incondizionata, venendo puntualmente ricambiata da Pio XII che riponeva in lei una fiducia illimitata.

Basta soltanto qualche aneddoto per farsi un’idea di questo legame spirituale e affettivo molto profondo che si era instaurato tra i due fin dal primo momento quasi a simboleggiare una sorta di affinità elettiva. Il 19 aprile del 1919, nel bel mezzo della rivolta spartachista, mons. Pacelli subì l’aggressione di alcuni facinorosi rivoluzionari russi, capeggiati da un tale Fritz Siedl che, armi in pugno, fecero irruzione nella nunziatura di Monaco di Baviera minacciandolo con una pistola puntata alla tempia. A quel punto, considerato il precipitare degli eventi, coraggiosamente suor Pascalina, senza pensarci su due volte, si frappose tra i due a difesa del prelato, inducendo a più miti consigli Siedl che non se la sentì di premere il grilletto e ordinò la ritirata ai propri sodali.

Quando poi il 12 marzo 1939 Eugenio Pacelli, dopo la morte improvvisa di Papa Ratti, ascese al soglio pontificio col nome di Pio XII, l’energica suora bavarese assunse un ruolo molto influente all’interno dei “Sacri Palazzi” al punto che era temuta da tutti proprio per il suo carattere di rigorosa custodia della privacy del Pontefice. Difatti, a distanza di pochi mesi, in seguito all’incalzare della guerra sferrata da Hitler sul continente europeo, che faceva registrare le prime efferate persecuzioni ai danni degli ebrei, il papa affidò a suor Pascalina il delicato compito di adoperarsi per comunicare ai vari conventi della capitale – compresi quelli di clausura – il desiderio del pontefice di spalancare le porte di ogni struttura ecclesiastica per offrire assistenza e ospitalità a quanti erano in serio pericolo di vita allo scopo di sottrarli alla deportazione nei campi di sterminio, soprattutto dopo il tremendo rastrellamento del ghetto ebraico ad opera dei nazisti compiuto a Roma, come si ricorderà, il 16 ottobre del 1943. Sebbene in alcuni passaggi, sono stati inseriti dei particolari fittizi, nel complesso la narrazione di questi eventi appare piuttosto verosimile soprattutto laddove sottolinea il significato autentico di quel “silenzio operoso” di Pio XII, interpretato surrettiziamente da alcuni storici come una forma di passività o indifferenza di fronte al genocidio perpetrato dai nazisti proprio sotto i suoi occhi, per tenersi al di sopra della mischia, preoccupato soltanto di preservare cinicamente gli interessi cattolici per calcoli di interesse e preoccupazioni diplomatiche.

Al contrario, come emerge anche nel film, secondo la testimonianza fornita da suor Pascalina, durante gli anni roventi della seconda guerra mondiale e della ignominiosa persecuzione nazista degli ebrei, appena il pontefice apprese dai giornali del mattino i particolari della veemente reazione da parte di Hitler riguardo la decisa presa di posizione dell’episcopato olandese espressa nella celebre lettera pastorale di aspra condanna per «lo spietato e ingiusto trattamento riservato agli ebrei» che, su suggerimento dell’arcivescovo di Utrecht mons. Johannes de Jong, fu letta in tutte le chiese il 26 luglio 1942, «divenne pallido come un morto». Quindi, tornato dall’udienza, si recò nella sala da pranzo e provvide a dare alle fiamme due grandi fogli scritti molto fitti, esclamando: «Voglio bruciare questi fogli. È la mia protesta contro la spaventosa persecuzione antiebraica. Stasera sarebbe dovuto comparire sull’Osservatore Romano. Ma se la lettera dei Vescovi olandesi è costata l’uccisione di quarantamila vite umane, la mia protesta ne costerebbe forse duecentomila. Perciò è meglio non parlare in forma ufficiale e fare in silenzio, come ho fatto finora, tutto ciò che è umanamente possibile per questa gente» (Pascalina Lehnert, Pio XII: il privilegio di servirlo, Milano 1984, pp. 148-149).

Appare, tuttavia, inverosimile – come narrato nella fiction – che il pontefice abbia consegnato ad una suora la lettera di dimissioni che aveva preparato nel caso in cui fosse finito nelle mani di Hitler. Anche il racconto degli ultimi istanti di vita di Eugenio Pacelli ha fatto registrare qualche incongruenza rispetto a ciò che è realmente accaduto, trasformando – in alcuni passaggi – la storia in romanzo, soprattutto laddove si presenta un inverosimile dialogo sul letto di morte tra la suora bavarese e Pio XII che si interroga se il significato dei suoi “silenzi” saranno compresi in futuro cosa che, in realtà, il papa confidò nell’ottobre del 1941 all’allora nunzio apostolico a Istanbul, Angelo Roncalli, al quale chiese angosciato «se il suo silenzio circa il contegno del nazismo non [sarebbe stato] giudicato male». Tutto sommato ci sembra di poter concludere che, nonostante qualche piccolo lapsus, tuttavia questa fiction ha avuto il merito almeno di aver riproposto all’attenzione del grande pubblico una vicenda storica che in passato si è contraddistinta, talvolta, piuttosto come strumento di aspre invettive politico-ideologiche, di incensamenti di maniera e di esaltazioni non sempre motivate, anziché privilegiare una ricostruzione più disincantata e scevra da qualsiasi pregiudizio.