Le violenze sessuali avvenute a Lanciano, “segno di un disagio più diffuso”

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CHIETI, martedì, 13 dicembre 2005 (ZENIT.org).- I recenti episodi di violenza sessuale compiuti da studenti ai danni di loro colleghe a Lanciano sono il “segno di un disagio più diffuso”.



Così affermano in un comunicato del 12 dicembre monsignor Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, e monsignor Carlo Ghidelli, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, nell\'esprimere “come Pastori” il loro desiderio di “far giungere a tutti una nostra parola”.

Il comunicato fa riferimento a due casi di violenza sessuale verificatisi negli ultimi tempi in questa città dell’Abruzzo: la prima violenza, risalente al 22 ottobre, vede coinvolta una quattordicenne, abusata sessualmente da quattro minorenni suoi compagni di scuola all’interno dell\'ippodromo comunale.

Mentre la seconda, avvenuta la notte tra il 30 novembre ed il 1° dicembre, riguarda una quindicenne, caduta in una trappola escogitata dal ragazzo maggiorenne che l’aveva convinta a seguirlo fuori dalla discoteca “Cocoon”, dove si stava svolgendo una festa scolastica.

I due fatti ricondurrebbero ad un medesima banda, composta da circa 15 ragazzi – alcuni di Lanciano, altri di famiglie rom – che in pochi anni, è passata da piccoli atti vandalici, a vere e proprie violenze criminali.

I due ragazzi di 16 e 19 anni arrestati in seguito allo stupro avvenuto all’uscita della discoteca di Lanciano, erano già stati denunciati nel 2003, perché responsabili di gravi atti di vandalismo, dopo aver incendiato auto e distrutto cassonetti dell\'immondizia.

“Giudicare i giovani responsabili bollandoli come colpevoli di atti esecrabili è troppo facile –spiegano i due Arcivescovi –: mentre va tutta la nostra solidarietà e comprensione alle vittime, nelle quali ha probabilmente giocato una certa dose di ingenuità”.

“Desideriamo – aggiungono – che i colpevoli sentano la vicinanza di noi Pastori e della comunità cristiana, che invitiamo ad essere pronta ad aiutarli in un cammino necessario di comprensione di ciò che nella vita è vero e giusto e di ciò che non lo è”.

“Di fronte a simili eventi nessuno può chiamarsi fuori e dire ‘non c’entro’ – sottolineato poi –. È tutta la società ad essere in qualche modo coinvolta, perché tali episodi sono anche il frutto del continuo bombardamento di messaggi inquinati che colpiscono specialmente i giovani”.

“Far credere che il piacere vada cercato e ottenuto ad ogni costo, far passare come modelli i prepotenti, creare l’illusione che ciò che conta nella vita sia l’apparenza o il denaro o il potere fine a se stesso, vuol dire non solo offendere la verità e calpestare il disegno di Dio sull’uomo, ma anche tradire le coscienze, soprattutto quelle dei giovani che più di tutti hanno bisogno di ragioni di vita e di speranza per fare le scelte su cui costruire il loro domani”, sostengono i due Arcivescovi.

“Ai genitori dei ragazzi coinvolti – gli uni e gli altri, colpevoli e vittime – la nostra vicinanza nella preghiera, la nostra comprensione per il difficile momento che attraversano, con l’invito a non scoraggiarsi, a rilanciare anzi con decisione il loro impegno educativo, che spesso consiste nel saper dire dei ‘no’ (‘se mi ami, dimmi di no’, si intitolava un importante saggio di pedagogia giovanile di alcuni anni fa!)”.

“Ai ragazzi stessi tutto il nostro amore, nutrito dell’incessante invocazione al Signore, e la disponibilità piena nostra e delle nostre comunità a camminare insieme con loro, per scoprire il senso vero della vita, che non può che essere nell’amore che viene da Dio e raggiunge gli altri, nel rispetto di ciascuno, soprattutto dei più deboli”, si legge nel comunicato.

Mentre “a quanti hanno responsabilità educative nella scuola, nella società e nella comunità ecclesiale”, monsignor Bruno Forte e monsignor Carlo Ghidelli rivolgono l’invito “a raccogliere le energie in un comune, rinnovato impegno al servizio dei nostri ragazzi”.

Questo affinché “a nessuno sia negata la possibilità di scoprire i valori che rendono la vita bella e degna di essere vissuta, a cominciare dalla dimensione spirituale e religiosa così necessaria per tenere alta la tensione e la dedizione al bene”.

“Restiamo inoltre pronti a condividere qualunque tavolo di riflessione comune che possa giovare ad offrire una rinnovata proposta d’amore, di speranza e di fede specialmente ai nostri giovani, mentre benediciamo tutti nel nome del Signore, sorgente di ogni bene”, concludono poi.